[114.] La giurisprudenza penitenziale veniva continuamente accresciuta da' Canoni de' Concilj. Ma poichè molti casi eran sempre lasciati alla discrezione de' Vescovi, essi pubblicavano secondo le occorrenze, ad esempio del Pretore Romano, le regole di disciplina, che si proponevano d'osservare. Le più famose, fra l'Epistole canoniche del quarto secolo, son quelle di Basilio Magno. Sono esse inserite nelle pandette di Beveregio (T. II. p. 47-151) e sono state tradotte da Chardon (Hist. des Sacrem. Tom. IV. p. 219-277).
[115.] Basilio (Epist. 47) presso Baronio (Annal. Eccles. an. 370 n. 91) il quale dichiara, che a bella posta ei riferisce tal fatto per convincere i Governatori, ch'essi non erano esenti da una sentenza di scomunica. Secondo la sua opinione neppure un Sovrano è salvo da' fulmini del Vaticano; ed il Cardinale si dimostra molto più coerente a se stesso che i Giureconsulti e i Teologi della Chiesa Gallicana.
[116.] Era notata ne' pubblici registri di Cirene, Colonia Spartana, la lunga serie de' suoi maggiori fino ad Euristene primo Re Dorico di Sparta, ed il quinto nella linea discendente di Ercole (Sinesio Epist. 57, p. 197. Edit. Patav.). Una genealogia così pura ed illustre di diciassette secoli, senz'aggiungervi i reali Antenati d'Ercole, non può averne un'eguale nell'istoria dell'uman genere.
[117.] Sinesio (de Regno pag. 2) pateticamente deplora lo stato decadente e rovinoso di Cirene con queste espressioni, Città Greca di antico e venerando nome, in cui trovavansi una volta migliaia di sapienti; adesso povera, e mesta, ed un gran mucchio di rovine.
Tolemaide, nuova città, 82 miglia all'Occidente di Cirene, assunse gli onori di Metropoli della Pentapoli o della Libia superiore, che furon poi trasferiti a Sozusa. Vedi Wesseling (Itiner. p. 67-68. 732.) Cellario (Geogr. T. II. part. II. p. 72, 74.) Carlo da S. Paolo (Geogr. Sacr. p. 273.) D'Anville (Geogr. Anc. T. III. p. 43, 44. Mem. de l'Acad. des Inscript. Tom. XXXVII. p. 363-391).
[118.] Sinesio avea precedentemente rappresentato le qualità, per le quali si credeva incapace di tal posto (Epist. c. 5. p. 246-250). Egli amava gli studi e i divertimenti profani; era incapace di sostenere la vita celibe; non credeva la risurrezione; e ricusava di predicare favole al popolo, a meno che non gli fosse permesso di filosofare in casa propria. Teofilo, Primate dell'Egitto, che conosceva il suo merito, accettò queste straordinarie proteste. Vedi la vita di Sinesio in Tillemont (Memoir. Eccles. Tom. XII. p. 499-554).
[119.] Vedi l'invettiva di Sinesio (Epist. LVII. p. 191-201). La promozione d'Andronico non era legittima, essendo egli nativo di Berenice ch'era nell'istessa Provincia. Gl'istrumenti delle torture sono curiosamente specificati, cioè δακτυληφρα o strettoio, ποδοσραβη, ριονλαβιϛ, ωταγρα, χειλοσροφιον che in varie guise comprimevano o distendevano le dita, i piedi, il naso, le orecchie e le labbra delle vittime.
[120.] La sentenza di scomunica è concepita in uno stile oratorio (Sinesio Epist. 58. p. 201-203). Il metodo di comprendervi le intere famiglie, sebbene alquanto ingiusto, fu esteso anche di più negl'interdetti nazionali.
[121.] Vedi Sinesio Epist. 47. p. 186, 187. Epist. 72. p. 218, 219. Epist. 89. p. 230-231.
[122.] Vedi il Tomassino (Discipl. Eccles. Tom. II. lib. III. c. 83. p. 1761-1770) e il Bingamo (Antiq. Vol. I, l. XIV. c. 4. p. 688-717). Si risguardava la predicazione come l'uffizio più importante del Vescovo; ma qualche volta s'affidava questa funzione ad alcuni Preti, quali erano Crisostomo ed Agostino.