[340.] Giuliano (ad S. P. Q. Athen. p. 286) positivamente asserisce, che aveva intercettate le lettere di Costanzo a' Barbari; e Libanio afferma con ugual sicurezza che nella sua marcia le lesse alle truppe ed alle città. Contuttocciò Ammiano XXI. 4 s'esprime con una fredda ed ingenua dubbiezza: Si famae solius admittenda est fides. Specifica però una lettera intercetta e scritta da Vadomair a Costanzo, che suppone un'intima corrispondenza fra loro; Caesar tuus disciplinam non habet.
[341.] Zosimo rammenta le lettere di Giuliano agli Ateniesi, a' Corintj, ed a' Lacedemoni. La sostanza era probabilmente l'istessa, quantunque ne fosse variata la direzione. L'epistola agli Ateniesi tuttavia sussiste p. 268-287, ed ha somministrato notizie assai valutabili. Essa merita le lodi dell'Abbate della Bleterie (Pref. a l'Hist. de Jovien. p. 24, 25) ed è uno de' migliori manifesti, che si possano trovare in qualsivoglia linguaggio.
[342.] Auctori tuo reverentiam rogamus. Ammiano XXI 10. È molto piacevole l'osservare i segreti contrasti del Senato fra l'adulazione ed il timore. Vedi Tacito Hist. I. 85.
[343.] Tamquam venaticam praedam caperet; hoc enim ad leniendum suorum metum subinde praedicabat. Ammiano XXI. 7.
[344.] Vedi il discorso ed i preparativi in Ammiano XXI 13. Il vil Teodoto implorò in seguito ed ottenne il perdono dal pietoso conquistatore, che indicò il desiderio che aveva di scemare il numero de' nemici e di accrescere quello degli amici (XXII 14).
[345.] Ammiano XXI. 7. 11. 12. Par ch'ei descriva con fatica superflua le operazioni dell'assedio d'Aquileia, che in quest'occasione mantenne la sua fama d'insuperabile. Gregorio Nazianzeno (Orat. III. p.68.) attribuisce quest'accidentale rivolta all'abilità di Costanzo, di cui annunzia la sicura vittoria con qualche apparenza di verità. Constantio quem credebat procul dubio fore victorem: nemo enim omnium tunc ab hac constanti sententia discrepebat. Ammiano XXI. 7.
[346.] Ammiano rappresenta fedelmente la morte ed il carattere d'esso (XXI. 14. 156.) ed abbiam motivo di non ammettere, e di detestar la stolta calunnia di Gregorio (Orat. III. p. 68.) che accusa Giuliano d'aver macchinata la morte del suo benefattore. Il privato pentimento dell'Imperatore d'aver risparmiato, e promosso Giuliano (p. 69. ed Orat. XXI. p. 389.) in se stesso non è improbabile, nè incompatibile col pubblico suo verbal Testamento, che potè negli ultimi momenti della sua vita esser dettato da considerazioni prudenziali.
[347.] Nel descrivere il trionfo di Giuliano, Ammiano (XXI, 1, 2.) assume il sublime accento di oratore, o di poeta; mentre Libanio (Orat. parent. c. 56. p. 281) cade nella grave semplicità d'un Istorico.
[348.] I funerali di Costanzo vengon descritti da Ammiano (XXI 16), da Gregorio Nazianzeno (Or. VI. p. 119), da Mammertino (in Paneg. vet. XI. 27), da Libanio (Orat. parent. c. 56. p. 283), ed a Filostorgio (l. VI. c. 6. con le dissertaz. del Gottofredo p. 265). Questi Scrittori, e quelli, che gli han seguitati, secondo la propria professione di Pagani, di Cattolici, e di Arriani, osservano l'Imperatore sì vivo che morto con occhi assai differenti.
[349.] Non sono ben determinati l'anno ed il giorno della nascita di Giuliano. Il giorno è probabilmente il sei di Novembre, e l'anno dev'essere il 331, o il 332. Tillemont. Hist. des Emper. T. IV. p. 693. Ducange Fam. Byzant. p. 50. Io ho preferito la data più antica.