[412.] Il destro maneggio di questi Sofisti, che facevan passare il loro credulo allievo dalle mani dell'uno a quelle dell'altro, è chiaramente riportato da Eunapio (p. 69. 76.) con non sospetta semplicità. L'Ab. della Bleterie ha intesa ed elegantemente descritta tutta questa commedia Vie de Julien, p. 61-67.
[413.] Quando Giuliano, in un momentaneo timor panico che lo sorprese, si fece il segno della croce, i demonj subito sparirono (Greg. Naz. Orat. III. p. 71). Gregorio suppone, che si fossero spaventati, ma i Sacerdoti dichiararono che si erano sdegnati. Il lettore potrà, secondo il grado della sua fede, decidere questa profonda questione.
[414.] Danno un'oscura e lontana idea de' terrori e de' piaceri dell'iniziazione Dion Grisostomo, Temistio, Proclo, e Stobeo. Il dotto autore della Divina Legazione ha riferito le loro parole (Vol. I. p. 239. 247. 248. 280. ed. 1765.) che esso destramente o forzatamente applica alla sua ipotesi.
[415.] La modestia di Giuliano limitossi ad oscuri ed accidentali cenni; ma Libanio distendesi con piacere ne' digiuni e nelle visioni del religioso eroe. Legat. ad Julian. p. 157 e Orat. parent. c. 85. p. 309, 310.
[416.] Libanio Orat. parent. c. 10. p. 233, 234. Gallo aveva qualche motivo di sospettare dell'apostasia segreta di suo fratello, ed in una lettera, che può ammettersi per genuina, esorta Giuliano ad aderire alla religione de' loro Maggiori. Questo era un argomento, che, per quanto sembra, non calzava ancora perfettamente. Vedi Giuliano Op. p. 454 ed Hist. ae Jovien. Tom, II. p. 141.
[417.] Gregorio (III. p. 50) con zelo inumano censura Costanzo per aver risparmiato l'apostata fanciullo κακως σωθεντα malamente salvato. Il suo traduttore Francese (p. 265) cautamente osserva, che tali espressioni non debbon prendersi alla lettera.
[418.] Libanio Orat. parent. c. IX. p. 233.
[419.] Fabricio (Bibl. Graec. l. V. c. VIII. p. 88, 90) e Lardner (Testim. Pagan. Vol. IV. p. 44-47) hanno esattamente raccolto tutto ciò che ora può trovarsi delle opere di Giuliano contro i Cristiani.
[420.] Circa settant'anni dopo la morte di Giuliano egli eseguì un'impresa, che s'era debolmente tentata da Filippo di Sidone, prolisso e disprezzabile autore; ma neppur l'opera di Cirillo ha interamente soddisfatto i giudici più favorevoli; e l'Ab. della Bleterie (Pref. a l'Hist. de Jovien. pag. 30-32) desidera, che qualche Teologo filosofo (strano centauro) intraprenda la confutazione di Giuliano.
[421.] Libanio (Orat. parent. c. 87 p. 313) contro di cui vi è stato il sospetto, che aiutasse il suo amico, preferisce la divina sua apologia (Orat. IX in necem Julian. p. 255 Ed. Morel.) agli scritti di Porfirio. Si può attaccare il giudizio di Libanio (Socrat. l. III c. 23) ma non accusar lui d'adulazione verso un Principe defunto.