[422.] Libanio (Orat. parent. c. 58. p. 283, 284) ha eloquentemente spiegato i principj tolleranti e la condotta dell'Imperiale suo amico, e Giuliano stesso in una molto notabile epistola al popolo di Bostra (Epist. 52) protesta la sua moderazione, e tradisce il suo zelo, ch'è riconosciuto da Ammiano, ed esposto da Gregorio (Orat. III p. 72).
[423.] In Grecia s'aprirono per espresso comando di lui i tempj di Minerva, prima della morte di Costanzo (Liban. Orat. parent. c. 55 p. 280), e Giuliano stesso si dichiarò Pagano nel pubblico suo manifesto agli Ateniesi. Questa indubitabile prova può correggere l'inconsiderata asserzione di Ammiano, il quale suppone che Costantinopoli fosse il luogo, dove egli scuoprì il suo attaccamento agli Dei.
[424.] Ammiano XXII. 5. Sozomeno l. V. c. 5. Bestia moritur, tranquillitas redit... omnes Episcopi, qui de propriis sedibus fuerant exterminati, per indulgentiam novi Principis ad Ecclesias redeunt. Girol. adv. Lucifer. Tom. II p. 143. Ottato rimprovera a' Donatisti d'esser debitori della loro salvezza ad un apostata (l. II. c. 16 p. 36, 37, Edit. Dupin).
[425.] La restaurazione del Culto Pagano è descritta da Giuliano (Misopogon p. 346), da Libanio (Orat. parent. c. 60. p. 286. 287. e Orat. Consul. ad Julian. p. 245. 246. edit. Morel.) da Ammiano (XXII. 12.), e da Gregorio Nazianzeno (Orat. IV. p. 121). Questi Scrittori convengono nella sostanza ed anche ne' fatti minuti; ma i differenti aspetti, ne' quali vedevano l'estrema divozione di Giuliano, esprimono diversi gradi d'amor proprio, d'appassionata ammirazione, di dolce disapprovazione e di parzial invettiva.
[426.] Vedi Giuliano (Epist. 49. 62. 63) ed un lungo e curioso frammento senza principio nè fine (p. 288. 305). Il pontefice Massimo deride la storia Mosaica e la disciplina Cristiana, preferisce i Poeti Greci a' Profeti Ebrei, e dissimula coll'arte d'un Gesuita, il culto relativo delle immagini.
[427.] L'esultazione di Giuliano (p. 301) perchè s'estinguessero quest'empie Sette ed anche i loro scritti, può essere assai coerente al carattere Sacerdotale; ma è indegno d'un Filosofo il desiderare, che si celasse agli occhi del genere umano alcuna opinione o argomento anche il più ripugnante al proprio sentire.
[428.] Insinua però che i Cristiani, sotto pretesto di carità, involavano i fanciulli alla lor religione ed a' loro genitori, li trasportavano sopra navi, e condannavano queste vittime ad una vita di povertà o di servitù in un remoto paese (p. 305). Se l'accusa fosse stata provata, il suo dovere non era di dolersi, ma di punire.
[429.] Gregorio Nazianzeno è faceto, ingegnoso ed arguto (Orat. III. p. 101, 102. ec.) Egli pone in ridicolo la follia di tal vana imitazione, e si diverte ad investigare quali morali o teologiche lezioni potrebbero trarsi dalle favole Greche.
[430.] Egli accusa uno de' suoi Pontefici d'una segreta lega co' Vescovi e Preti Cristiani. Epist. 69. Ορων ουν πολλην μεν ολιγωριαν ουσων ημιν προς τους θεους, vedendo pertanto che in noi si trova molta negligenza verso gli Dei; e di nuovo ημας δε ουτω ραθυμως; che noi così languidamente ec. Ep. 63.
[431.] Ei loda la fedeltà di Callissene, Sacerdotessa di Cerere, ch'era stata due volte costante come Penelope, e la rimunera col Sacerdozio della Dea Frigia a Pessino (Giuliano Epist. 21). Applaude alla fermezza di Sopatro di Jerapoli, che più volte da Costanzo e da Gallo era stato stimolato ad apostatare (Epist. 27. p. 401).