A. 379

L'Imperator Graziano erasi molto avanzato nella sua marcia verso le pianure d'Adrianopoli, quando fu informato, a principio dalla voce confusa della fama, ed in seguito dai più esatti ragguagli di Vittore e di Ricomero, che l'impaziente collega di lui era stato ucciso in battaglia, e che la spada dei vittoriosi Goti aveva esterminato due terzi dell'armata Romana. Per quanto sdegno meritasse la temeraria e gelosa vanità dello zio, l'ira di un animo generoso è facilmente vinta dai più dolci moti di dolore e di compassione; ed anche i sentimenti di pietà presto andarono a perdersi nella seria e formidabile considerazione dello stato attuale della Repubblica. Graziano non era più in tempo d'assistere, ed era troppo debole per vendicare il suo disgraziato Collega, ed il valoroso e modesto giovane sentì se stesso incapace a sostenere un Mondo cadente. Una formidabil tempesta di Barbari della Germania sembrava pronta ad invader le Province della Gallia; e lo spirito di Graziano era oppresso e distratto dall'amministrazione dell'Impero Occidentale. In quest'importante crisi, il Governo dell'Oriente, e la condotta della guerra Gotica esigevano tutta intera l'attenzione d'un Eroe e d'un politico. Un suddito, investito di sì ampio comando, non avrebbe lungamente conservato la sua fedeltà ad un distante benefattore; ed il consiglio Imperiale abbracciò la savia e virile risoluzione di acquistarsi una riconoscenza, piuttosto che cedere ad un insulto. Graziano desiderava di donare la porpora come un premio della virtù: ma non è facile per un Principe, educato nel supremo posto, di conoscere alla età di diciannove anni i veri caratteri dei propri Generali e ministri. Procurò di pesare con imparziale bilancia i diversi loro meriti e difetti; e mentre frenava il temerario ardire dell'ambizione, diffidava di quella cauta saviezza, che induce a disperare della Repubblica. Siccome ogni momento di dilazione faceva perdere qualche parte del potere e de' ripieghi del futuro Sovrano d'Oriente, la situazione delle circostanze non permetteva un tedioso dibattimento. Graziano tosto dichiarò la sua scelta in favore d'un esule, il padre del quale, non più che tre anni avanti, aveva sofferto, esercitando esso l'autorità sovrana, un'ingiusta ed ignominiosa morte. Il Gran Teodosio, nome celebre nell'Istoria e caro alla Chiesa Cattolica[408], fu chiamato alla Corte Imperiale, che appoco appoco erasi ritirata dai confini della Tracia al più sicuro quartiere di Sirmio. Cinque mesi dopo la morte di Valente, l'Imperator Graziano produsse in presenza alle truppe adunate il suo Collega e loro Signore, che dopo una modesta e forse sincera resistenza, fu costretto ad accettare, in mezzo alle generali acclamazioni, il diadema, la porpora e l'ugual titolo d'Augusto[409]. Destinate furono al governo del nuovo Imperatore le Province della Tracia, dell'Asia e dell'Egitto, sopra le quali avea regnato Valente; ma siccome ad esso era specialmente affidata la condotta della guerra Gotica, fu smembrata la Prefettura dell'Illirico; e furono aggiunte agli stati dell'Impero d'Oriente le due gran diocesi della Dacia e della Macedonia[410].

L'istessa Provincia, e forse anche l'istessa città[411], che aveva dato al trono le virtù di Trajano ed i talenti d'Adriano, fu la sede originale d'un'altra famiglia di Spagnuoli, che in un secolo meno felice tenne per quasi ottant'anni il decadente Impero di Roma[412]. Questa uscì dall'oscurità degli onori municipali mediante l'attivo spirito del vecchio Teodosio, Generale le cui imprese nella Britannia e nell'Affrica formarono una delle più splendide parti degli annali di Valentiniano. Il figlio di quel Generale, che aveva parimente il nome di Teodosio, fu educato da abili professori negli studi liberali della gioventù; ma nell'arte della guerra fu istruito dalla tenera cura e dalla severa disciplina del proprio padre[413]. Sotto lo stendardo di tal condottiere, il giovane Teodosio andò in cerca di gloria e di cognizioni nei più lontani teatri dell'azione militare; assuefece il suo corpo alla diversità delle stagioni e dei climi; distinse il suo valore per mare e per terra; ed osservò la differente maniera di guerreggiare degli Scoti, dei Sassoni e dei Mori. Il proprio merito e la raccomandazione del conquistatore dell'Affrica l'elevarono in breve ad un comando separato; e fatto Duce della Mesia, vinse una armata di Sarmati, salvò la Provincia, meritò l'amor dei soldati, e provocò l'invidia della Corte[414]. La sua nascente fortuna ben presto decadde per la disgrazia e l'esecuzione dell'illustre suo padre; e Teodosio ricevè come un favore la permissione di ritirarsi a fare una vita privata nella nativa sua Provincia di Spagna. Ei dimostrò un fermo e moderato carattere nella calma, con cui s'adattò a questa nuova situazione. Il suo tempo era quasi ugualmente diviso fra la città e la campagna; lo spirito, che aveva animato la sua condotta pubblica, si fece conoscere anche nell'attivo e premuroso adempimento di ogni dover sociale; e con vantaggio applicossi la diligenza del soldato a migliorare il vasto suo patrimonio[415], che era fra Vagliadolid e Segovia in mezzo ad un fertile territorio, tuttavia famoso per la più squisita razza di pecore[416]. Dagl'innocenti ma utili lavori delle sue possessioni, Teodosio in meno di quattro mesi fu trasferito al trono dell'Impero Orientale; e tutta la serie dell'istoria degli uomini non potrà forse somministrare un esempio simile d'innalzamento nell'istesso tempo sì puro e sì onorevole. I Principi, che ereditano pacificamente lo scettro dei loro padri, pretendono e godono un diritto legittimo, tanto più sicuro, quanto è assolutamente distinto dai meriti del lor carattere personale. I sudditi, che in una Monarchia o in uno stato popolare acquistano la suprema potestà, possono elevarsi colla superiorità del genio o della virtù sopra i loro simili; ma rare volte la loro virtù è libera dall'ambizione, e frequentemente la causa del candidato, che ottiene il suo intento, è macchiata dalla colpa della cospirazione o della guerra civile. Eziandio in que' Governi, che permettono al Monarca regnante di nominare un collega o successore, la parziale sua scelta, nella quale possono influire le più cieche passioni, è spesso diretta ad un indegno soggetto. Ma la più sospettosa malignità non potè attribuire a Teodosio nell'oscura sua solitudine di Cauca, gli artifizi, i desiderj, e neppure le speranze d'un ambizioso politico, ed il nome stesso dell'esule da gran tempo sarebbe andato in dimenticanza, se le vere e distinte virtù di lui non avesser lasciato una profonda impressione nella Corte Imperiale. Il sublime suo merito, nel tempo della prosperità, non si era curato; ma nelle pubbliche angustie fu generalmente riconosciuto o sentito. Qual fiducia mai non doveva esser posta nella sua integrità, mentre Graziano potè fidarsi, che un pietoso figlio per amore della Repubblica perdonato avrebbe l'uccisione del padre! Qual espettazione dovevasi avere della sua abilità per sostener la speranza, che un solo uomo potesse salvare e restaurar l'Impero dell'Oriente! Teodosio fu decorato della porpora nell'anno trentesimoterzo della sua età. Il volgo guardava con ammirazione la virile bellezza del sembiante e la graziosa maestà della persona di lui, che si compiaceva di paragonare con le pitture e medaglie dell'Imperator Trajano; mentre gl'intelligenti osservatori scuoprivano nelle sue qualità del cuore e dello spirito una ben più importante rassomiglianza all'ottimo ed al più grande fra i Principi Romani.

A. 379-382

Non senza il più sincero dispiacere debbo adesso prender licenza da un'esatta e fedel guida, che ha composto l'istoria de' suoi tempi senza secondare i pregiudizi e le passioni che ordinariamente influiscono sulla mente di uno scrittore contemporaneo. Ammiano Marcellino, che termina l'utile sua opera con la disfatta e con la morte di Valente, raccomanda il soggetto più glorioso del seguente regno al fresco vigore ed all'eloquenza della nuova generazione[417]. Ma questa non fu disposta ad accettarne il consiglio o ad imitarne l'esempio[418], e nello studio del regno di Teodosio noi siamo ridotti ad illustrare la parzial narrazione di Zosimo con oscuri barlumi di frammenti e di croniche, col figurato stile della poesia o del panegirico, e col precario aiuto degli Ecclesiastici, che nel calore della fazion religiosa son portati a disprezzare le virtù profane della sincerità e della moderazione. Consapevole di tali svantaggi, che continueranno ad involgere una parte considerabile dell'istoria della decadenza e rovina del Romano Impero, io camminerò con dubbiosi e timidi passi. Può affermarsi però arditamente, che non fu mai vendicata la battaglia d'Adrianopoli da veruna segnalata o decisiva vittoria di Teodosio contro i Barbari: e l'espressivo silenzio dei venali oratori di lui si può confermare dall'osservazione dello stato e delle circostanze dei tempi. La fabbrica d'un potente Impero, che era sorto coll'opera di più secoli, non poteva rovesciarsi dalla disgrazia di una sola giornata, se la forza fatale dell'immaginazione non avesse esagerato la vera misura della calamità. La perdita di quarantamila Romani, che perirono nelle pianure d'Adrianopoli, poteva presto ripararsi nelle popolate Province dell'Oriente, che contenevano tanti milioni di abitatori. Il coraggio di un soldato è la qualità più a buon mercato e più comune della natura umana; ed una sufficiente perizia per affrontare un nemico indisciplinato, poteva in breve acquistarsi mediante la cura dei Centurioni, che in vita eran rimasti. Se i Barbari s'erano impossessati dei cavalli e delle armi dei vinti loro nemici, le copiose razze della Cappadocia e della Spagna somministrar potevano nuovi squadroni di cavalleria; i trentotto arsenali dell'Impero erano abbondantemente forniti di magazzini di armi offensive e difensive; e la ricchezza dell'Asia potea sempre concedere un ampio fondo per le spese della guerra. Ma gli effetti, che produsse la battaglia d'Adrianopoli negli animi dei Barbari o de' Romani estesero la vittoria de' primi, e la disfatta de' secondi molto al di là dei limiti d'una sola giornata. Si udì un Capitano Gotico protestare con insolente moderazione, che quanto a sè era stanco della strage; ma si maravigliava come un popolo, che fuggiva d'avanti a lui come un branco di pecore, ardisse ancora di disputargli il possesso dei propri beni e delle Province[419]. Gli stessi terrori, che aveva sparso fra le tribù Gotiche il nome degli Unni, s'erano inspirati dal formidabil nome dei Goti fra' sudditi ed i soldati dell'Impero Romano[420]. Se Teodosio avesse precipitosamente raccolto le sparse sue truppe, e le avesse condotte in campo a fronte d'un vittorioso nemico, il suo esercito sarebbe restato vinto dai propri timori, nè l'incerta sorte del successo avrebbe scusato l'imprudenza del Capitano. Ma il Gran Teodosio, titolo che onorevolmente si meritò in questa importante occasione, si condusse da costante e fedel custode della Repubblica. Piantò i suoi principali quartieri a Tessalonica, capitale della Diocesi di Macedonia[421], d'onde poteva osservare gli irregolari movimenti dei Barbari, e diriger le operazioni dei suoi Luogotenenti, dalle porte di Costantinopoli fino ai lidi dell'Adriatico. Si rinforzarono le guarnigioni e fortificazioni delle città; e le truppe, nelle quali fu ravvivato un sentimento d'ordine e di disciplina, ripresero insensibilmente coraggio per la confidenza della propria salvezza. Da questi sicuri posti arrischiaronsi a fare delle frequenti sortite su' Barbari, che infestavano l'addiacente campagna; e siccome rare volte permettevasi loro l'attacco senza qualche decisivo vantaggio o nel terreno o nel numero, le loro imprese furono per lo più fortunate, e presto restarono persuasi per la propria esperienza della possibilità di vincere gl'invincibili loro nemici. Appoco appoco riunironsi in piccole armate i distaccamenti di quelle divise guarnigioni; si proseguirono i medesimi cauti passi a forma d'un esteso e ben concertato piano di operazioni; i quotidiani successi accrescevan forza e coraggio alle armi Romane, e l'artificiosa diligenza dell'Imperatore, che facea circolare i più favorevoli ragguagli degli avvenimenti della guerra, contribuì a domar l'orgoglio dei Barbari, e ad animar le speranze e l'ardire dei proprj sudditi. Se in luogo di questi deboli ed imperfetti delineamenti, si potessero con esattezza rappresentare i consigli e le azioni di Teodosio in quattro successive campagne, vi è ragione di credere, che la consumata perizia di lui meriterebbe l'applauso d'ogni militare lettore. Le dilazioni di Fabio avevano anticamente salvato la Repubblica; e mentre gli splendidi trofei di Scipione nella campagna di Zama tirano a sè gli occhi della posterità, gli accampamenti e le marce del Dittatore fra i colli della Campania hanno un ben giusto diritto a quell'indipendente e solida fama, che il Generale non è costretto a dividere nè con la fortuna nè con le truppe. Di tal sorta fu il merito ancor di Teodosio; e la debolezza del suo corpo, che fu molto inopportunamente attaccato da una lunga e pericolosa malattia, non potè opprimere il vigore della sua mente, o deviarne l'attenzione dal pubblico servigio[422].

A. 379-382

La liberazione e la pace delle Province Romane[423] fu opera più della prudenza che del valore; la prudenza di Teodosio fu secondata dalla fortuna; e l'Imperatore non mancò mai di trar profitto e vantaggio da ogni favorevole circostanza. Finattantochè il superior genio di Fritigerno conservò l'unione, e diresse i movimenti dei Barbari, la loro forza fu capace della conquista d'un grande Impero. La morte di quell'Eroe, predecessore e maestro del famoso Alarico, liberò un'impaziente moltitudine dall'intollerabile giogo della disciplina e della discrezione. I Barbari, ch'erano stati tenuti in freno dalla sua autorità, s'abbandonarono ai dettami delle loro passioni; e queste di rado erano coerenti o uniformi. Un'armata di conquistatori si divise in molte disordinate bande di selvaggi ladroni; e la cieca ed irregolare lor furia non fu meno dannosa a loro medesimi che ai nemici. Si vedeva la cattiva loro disposizione nel distrugger che essi facevano qualunque oggetto, che non avevan forza di trasportare, o buon gusto da godere; e spesso consumarono con improvvida rabbia le raccolte o i granai, che poco dopo divennero necessari alla lor sussistenza. Eccitossi uno spirito di discordia fra quelle indipendenti nazioni e tribù, che non s'erano unite che per mezzo dei vincoli d'una libera e volontaria alleanza. Le truppe degli Unni e degli Alani dovevan naturalmente rinfacciare a' Goti la fuga; e questi non eran disposti ad usar con moderazione i vantaggi della fortuna: non potea più lungamente restar sospesa l'antica gelosia fra gli Ostrogoti ed i Visigoti; ed i superbi Capitani tuttora si rammentavan gl'insulti e le ingiurie che si eran fatte reciprocamente, allorchè la nazione trovavasi al di là del Danubio. Il progresso delle particolari fazioni abbatteva il più general sentimento dell'animosità nazionale; e gli uffiziali di Teodosio avevan ordine di comprare con liberali doni e promesse la ritirata o i servigi del malcontento partito. L'acquisto di Modar, principe del sangue reale degli Amali, diede un ardito e fedel campione alla parte Romana. L'illustre disertore ottenne subito il posto di Generale con un importante comando; sorprese un'armata di suoi nazionali, che erano immersi nel sonno e nel vino; e dopo una crudele strage degli attoniti Goti tornò con un'immensa preda di quattromila carri al campo Imperiale[424]. Nelle mani d'un avveduto politico i mezzi più differenti si possono utilmente dirigere ai medesimi fini; e la pace dell'Impero, cominciata dalla divisione, fu compiuta dalla riunione dei Goti. Atanarico il quale era stato paziente spettatore di quegli straordinari avvenimenti, alla fine dell'evento delle armi fu tratto fuor dagli oscuri nascondigli dei boschi di Caucaland. Egli non esitò più a passare il Danubio, ed una parte molto considerabile dei sudditi di Fritigerno, che aveva già provato gli incomodi dell'anarchia, facilmente s'indusse a riconoscer per Re un Giudice Gotico, del quale rispettava la nascita, e spesso aveva sperimentato l'abilità. Ma l'età avea raffreddato l'ardente spirito d'Atanarico; ed invece di condurre il suo popolo al campo della battaglia e della vittoria, diede orecchio prudentemente all'opportuna proposizione d'un onorevole e vantaggioso trattato. Teodosio, che conosceva il merito ed il potere del suo nuovo alleato, condiscese ad incontrarlo alla distanza di più miglia da Costantinopoli; e lo trattò nella città Imperiale con la confidenza d'un amico o colla magnificenza d'un Monarca. «Il Barbaro Principe con curiosa attenzione osservò la varietà degli oggetti, che a sè traevano i suoi occhi, e finalmente proruppe in questa sincera e patetica esclamazione di meraviglia: Adesso io miro, ciò che non avrei mai creduto, le glorie di questa Capitale stupenda! E girando attorno gli occhi vide ed ammirò la dominante situazione della città, la forza e bellezza delle mura e dei pubblici edifizi, il capace porto, coronato d'innumerabili navi, il continuo commercio di remote nazioni, e le armi e la disciplina delle truppe. In verità, proseguì Atanarico, l'Imperator dei Romani è un Dio sopra la terra; e l'uomo presontuoso, che ardisce d'alzar la mano contro di lui, è reo del proprio sangue[425].» Il Gotico Re non potè goder lungamente di quell'onorevol e splendido trattamento, e poichè la temperanza non era la virtù della sua nazione, giustamente si può sospettare che la mortale malattia di lui derivasse da' piaceri degl'Imperiali banchetti. Ma la politica di Teodosio trasse un più solido vantaggio dalla morte di lui che non avrebbe potuto aspettare dai più fedeli servigi del suo alleato. Con solenni ceremonie si fece il funerale d'Atanarico, nella capitale dell'Oriente; fu eretto un magnifico monumento alla sua memoria; e tutta l'armata di esso, vinta dalla liberal cortesia e dal decente lutto di Teodosio, s'arrolò sotto gli stendardi dell'Imperio Romano[426]. La sommissione d'un corpo di Visigoti sì grande produsse le più salutevoli conseguenze; e l'influsso della forza, della ragione e della corruzione, unite insieme, divenne sempre più potente ed esteso. Ogni Capitano indipendente affrettossi a fare un trattato a parte, pel timore che un ostinato indugio non l'esponesse solo e senza difesa alla vendetta o alla giustizia del vincitore. Si può fissare la data della generale o piuttosto finale capitolazione dei Goti a quattro anni, un mese e venticinque giorni dopo la disfatta e la morte dell'Imperator Valente[427].

A. 386

Le Province del Danubio erano già sollevate dall'opprimente peso dei Grutungi od Ostrogoti mediante la volontaria ritirata d'Alateo e di Safrace, lo spirito inquieto dei quali avevagli mossi a cercare nuove scene di rapina e di gloria. Il distruttivo loro corso era diretto verso l'Occidente; ma noi dobbiamo contentarci d'un'oscura ed imperfetta cognizione delle varie loro avventure. Gli Ostrogoti spinsero varie tribù Germaniche nelle Province della Gallia; conclusero e tosto violarono un trattato coll'Imperator Graziano; avanzaronsi nelle incognite regioni del Norte; e dopo uno spazio di quattro anni tornarono con maggiori forze alle rive del basso Danubio. Avevano reclutato i più feroci guerrieri della Germania e della Scizia; ed i soldati o almeno gli Istorici dell'Impero non conoscevan più il nome e gli aspetti dei primi loro nemici[428]. Il Generale, che comandava le forze terrestri e marittime della frontiera della Tracia, tosto s'accorse che la propria superiorità sarebbe svantaggiosa pel pubblico servigio; e che i Barbari, spaventati dalla presenza delle sue flotte e legioni, avrebbero probabilmente differito il passaggio del fiume fino al prossimo inverno. La destrezza delle spie, che esso mandò nel campo dei Goti, attirò i Barbari in una rete fatale. Si lasciarono persuadere, che mediante un ardito tentativo avrebber potuto sorprendere nel silenzio e nell'oscurità della notte l'addormentato esercito dei Romani; e fu precipitosamente imbarcata tutta la moltitudine in una flotta di tremila canoe[429]. I più prodi fra gli Ostrogoti conducevano la vanguardia: il corpo di mezzo era composto del rimanente dei loro sudditi e soldati; e le femmine ed i fanciulli seguivano con sicurezza nella retroguardia. Era stata scelta una notte senza luna per eseguire il disegno; ed erano quasi giunti alla sponda meridionale del Danubio con la ferma fiducia di trovare un facile sbarco ed un campo non guardato. Ma s'arrestò ad un tratto il progresso dei Barbari da un ostacolo inaspettato, vale a dire da una triplice fila di navi fortemente connesse l'una coll'altra, che formavano un'impenetrabil catena di due miglia e mezzo lungo il fiume. Mentre tentavano essi di aprirsi per forza la strada in un disuguale combattimento, fu oppresso il lor destro fianco dall'irresistibile attacco di una flotta di galere, che erano spinte giù pel fiume dalla forza insieme dei remi e della corrente. Il peso e la velocità di quelle navi da guerra ruppe, gettò a fondo, e disperse le rozze e deboli canoe dei Barbari: inefficace tornò ad essi il loro valore; ed Alateo, Re o Generale degli Ostrogoti, perì con le brave sue truppe, o sotto la spada dei Romani, o nelle acque del Danubio. L'ultima divisione di quell'infelice flotta poteva riguadagnare l'opposto lido; ma l'angustia ed il disordine della moltitudine la rendè incapace di azione e di consiglio; e tosto implorarono la clemenza dei vittoriosi nemici. In questa occasione, ugualmente che in molte altre, è difficile di conciliar le passioni ed i pregiudizi degli scrittori del secolo di Teodosio. Il parziale e maligno Istorico, che altera qualunque azione del suo regno, asserisce, che l'Imperatore non comparve nel campo di battaglia, finattantochè i Barbari non furon vinti dal valore e dalla condotta di Promoto, suo luogotenente[430]. L'adulante Poeta, che celebrò nella Corte d'Onorio le glorie del padre e del figlio, attribuisce la vittoria al personale valore di Teodosio; e quasi vuole insinuare che il Re degli Ostrogoti fosse ucciso per mano dell'Imperatore[431]. Si potrebbe forse trovare la verità dell'istoria in un giusto mezzo fra queste estreme e contradditorie asserzioni.

A. 383-395