Mentre gli Alemanni sembravano umiliati dalle recenti loro calamità, restò mortificato l'orgoglio di Valentiniano dall'inaspettata sorpresa di Mogunziaco o Magonza, città principale dell'alta Germania. Nel tempo meno sospetto d'una solennità Cristiana, Rando ardito ed abile Capitano, che aveva lungamente premeditato l'attacco, passò improvvisamente il Reno; entrò nella non difesa città, e ritirossi con una gran quantità di schiavi d'ambedue i sessi. Valentiniano risolvè di prendere una severa vendetta sopra tutto il corpo della nazione. Fu ordinato al Conte Sebastiano d'invadere il loro paese con le truppe dell'Italia e dell'Illirico probabilmente dalla parte della Rezia. L'Imperatore in persona, accompagnato da Graziano suo figlio, passò il Reno alla testa d'un formidabile esercito, che era sostenuto d'ambe le parti da Gioviano e da Severo, Generali della cavalleria e dell'infanteria dell'Occidente. Gli Alemanni, essendo incapaci di impedire la devastazione dei loro villaggi, piantarono il campo sopra un'alta e quasi inaccessibil montagna nel moderno ducato di Virtemberga, e con fermezza aspettarono l'avvicinarsi dei Romani. Valentiniano espose la propria vita ad un imminente pericolo per l'intrepida curiosità, con cui volle persistere ad esplorare un passo segreto e non guardato. Una truppa di Barbari uscì ad un tratto da un'imboscata; e l'Imperatore, che spronò fortemente il cavallo verso una ripida e sdrucciolevole scesa, dovè lasciarsi dietro il proprio scudiere, e l'elmetto magnificamente ornato d'oro e di pietre preziose. Al segno di un assalto generale, le truppe Romane circondarono e salirono da tre diverse parti la montagna di Solicinio. Ogni passo che facevano, accresceva loro l'ardore, ed abbatteva la resistenza del nemico; e poscia che le riunite lor forze ebbero occupata la sommità del monte, impetuosamente spinsero i Barbari verso il declive settentrionale, dove era situato il Conte Sebastiano per impedir loro la ritirata. Dopo tal segnalata vittoria Valentiniano tornò ai suoi quartieri d'inverno a Treveri; dove promosse la pubblica gioia colla rappresentazione di trionfali e splendidi giuochi[93]. Ma il saggio Monarca, invece d'aspirare alla conquista della Germania, limitò la sua attenzione all'importante e laboriosa difesa della frontiera Gallica contro un nemico, la forza di cui era rinnovata da uno sciame di coraggiosi volontari, che di continuo venivano dalle più lontane tribù del Settentrione[94]. Sulle rive del Reno, dalla sua sorgente fino allo stretto dell'Oceano, s'eressero frequenti e considerabili fortezze ed opportune torri; l'ingegno d'un Principe, abile nelle arti meccaniche, inventò nuove operazioni e novelle armi; e le sue numerose reclute di gioventù, sì Romana che Barbara, venivano esercitate rigorosamente in tutti gli esercizi di guerra. Il progresso dell'opera, alla quale si opposero ora le modeste rappresentanze, ed ora gli attacchi dei nemici, assicurò la tranquillità della Gallia pei nove seguenti anni dell'amministrazione di Valentiniano[95].

A. D. 371

Questo prudente Imperatore, che diligentemente praticava le savie massime di Diocleziano, procurava di fomentare e d'eccitar le interne divisioni delle tribù della Germania. Verso la metà del quarto secolo il paese (probabilmente della Lusazia e della Turingia) da ambe le parti dell'Elba era occupato dall'incostante dominio dei Borgognoni, guerriero e numeroso popolo della razza dei Vandali[96], l'oscuro nome del quale appoco appoco s'estese ad un potente regno, e finalmente è restato ad una florida Provincia. Sembra, che la circostanza più considerabile negli antichi costumi dei Borgognoni fosse la diversità della civile ed ecclesiastica loro costituzione. Si dava il nome di Hendino al Re o Generale, e quello di Sinisto al sommo Sacerdote della nazione. La persona di quest'ultimo era sacra, e perpetua la sua dignità; ma il governo temporale tenevasi con un titolo molto precario. Se i successi della guerra intaccavano il coraggio o la condotta del Re, egli veniva immediatamente deposto; e l'ingiustizia dei propri sudditi lo faceva responsabile della fertilità della terra e della regolarità delle stagioni, che pareva dovere più propriamente spettare al dipartimento Sacerdotale[97]. Il dibattuto possesso di alcune saline[98] impegnava gli Alemanni ed i Borgognoni a frequenti contese; questi secondi facilmente furon tentati dalle sollecitazioni segrete e dalle generose offerte dell'Imperatore; e con vicendevol credulità s'ammise la favolosa lor discendenza dai soldati Romani, che erano stati anticamente lasciati di guarnigione nelle fortezze di Druso, come quella ch'era coerente al mutuo loro interesse[99]. Tosto comparve un'armata di ottantamila Borgognoni sulle rive del Reno; e con impazienza chiedevan l'aiuto ed i sussidi che Valentiniano avea loro promesso; ma lusingati furono a forza di scuse o dilazioni, finchè dopo avere inutilmente aspettato, furon costretti al fine di ritirarsi. Le armi e le fortificazioni della frontiera Gallica frenarono il furore del lor giusto sdegno; e la strage, che fecero dei prigionieri, servì ad inasprire l'odio ereditario dei Borgognoni e degli Alemanni. Si può spiegar forse l'incostanza del savio Principe, per qualche alterazione delle circostanze; e può anche darsi che il primo disegno di Valentiniano fosse quello di spaventare piuttosto che di distruggere; giacchè si sarebbe tolto ugualmente l'equilibrio del potere coll'estirpazione sì dell'una che dell'altra nazione Germanica. Fra i Principi Alemanni, Macriano, che col nome Romano apprese avea le arti di soldato e di politico, meritò l'odio e la stima di Valentiniano. L'Imperatore s'indusse a passare in persona con una leggiera e spedita truppa il Reno, si avanzò per cinquanta miglia nell'interno del paese, ed avrebbe infallibilmente ottenuto l'oggetto delle sue ricerche, se le giudiziose misure di lui non si fossero sconcertate dall'impazienza delle sue truppe. Macriano in seguito fu ammesso all'onore di una personale conferenza coll'Imperatore: ed i favori che ne ricevè, lo assodarono fino alla morte nella sincera e costante amicizia della Repubblica[100].

Era il paese coperto dalle fortificazioni di Valentiniano; ma le coste marittime della Gallia e della Britannia rimanevano esposte alle depredazioni dei Sassoni. Questo celebre nome, pel quale noi abbiamo un dolce e domestico interesse, sfuggì di vista a Tacito; e nelle carte di Tolomeo appena s'indica l'angusto collo della penisola Cimbrica, e le tre piccole isole verso la bocca dell'Elba[101]. Questo piccolo territorio, corrispondente al moderno Ducato di Slevvig o forse d'Holstein, non era capace di produrre quegli immensi sciami di Sassoni, che dominarono sull'Oceano, che empirono le isole Britanniche del proprio linguaggio, delle loro leggi e colonie, e che per tanto tempo difesero la libertà del Settentrione dalle armi di Carlo Magno[102]. Facilmente trarremo la soluzione di questa difficoltà dalla somiglianza dei costumi e dalla libera costituzione delle tribù della Germania, che si univano l'una coll'altra nelle più minute occorrenze di amicizia o di guerra. La situazione dei primitivi Sassoni li disponeva ad abbracciar le pericolose professioni di soldati o di pirati; ed il buon successo delle loro avventure doveva eccitare naturalmente la emulazione dei loro più bravi paesani, che erano disgustati della trista solitudine delle loro boscaglie e montagne. In ogni stagione scorrevano giù per l'Elba intere flotte di barche, piene di valorose ed intrepide compagnie, che aspiravano a vedere l'immenso aspetto dell'Oceano, ed a gustare la ricchezza ed il lusso di incogniti Mondi. Sembrerebbe però verosimile, che i più copiosi ausiliari dei Sassoni fossero somministrati dalle nazioni, che abitavan lungo i lidi del Baltico. Avevano esse armi e navi, l'arte della navigazione e l'abitudine della guerra marittima; ma la difficoltà di passar le colonne d'Ercole settentrionali[103], le quali per più mesi dell'anno eran chiuse dal ghiaccio, limitava la loro perizia e il loro coraggio dentro i confini d'uno spazioso lago. La fama dei fortunati successi di quelli, che navigavano dalla bocca dell'Elba, dovea ben presto incitarli ad attraversare lo stretto istmo di Slesvvig, ed a lanciare le loro navi nell'ampio mare. Le varie truppe di pirati e di avventurieri che combattevano sotto l'istesso stendardo, appoco appoco s'unirono in una società permanente, di ruberie a principio, e di governo in appresso. D'una confederazion militare a grado a grado formossi un corpo di nazione, mediante le dolci operazioni del matrimonio e della consanguineità; e le circonvicine tribù, che ne sollecitavano l'alleanza, presero il nome e le leggi dei Sassoni. Se il fatto non fosse renduto certo dalle più indubitabili prove, parrebbe che noi ci abusassimo della credulità dei nostri lettori, descrivendo i vascelli, nei quali i Sassoni pirati arrischiaronsi a scherzare coi flutti dell'Oceano Germanico, del canale Britannico, e della baia di Biscaglia. La chiglia delle lor larghe e piatte barche era formata di leggiero legname; ma i lati e le opere morte non eran che di vimini con una coperta di forti pelli[104]. Nel corso delle tarde loro e distanti navigazioni dovettero sempre trovarsi esposti a' pericoli, e molto spesso alla disgrazia del naufragio, e gli annali marittimi dei Sassoni furon senza dubbio ripieni di ragguagli delle perdite che essi fecero sulle coste della Britannia e della Gallia. Ma l'audace spirito dei pirati affrontò i pericoli tanto del mare che del lido; la lor perizia fu confermata dall'abitudine delle imprese; l'infimo dei loro marinari era ugualmente capace di maneggiare un remo e d'alzare una vela, che di regolare un vascello; ed i Sassoni si rallegravano all'aspetto d'una tempesta, che occultava i loro disegni, e dispergeva le flotte nemiche[105]. Dopo d'aver acquistato un'esatta cognizione delle Province marittime d'Occidente, estesero più oltre le loro depredazioni, ed i luoghi più remoti avean ragion di temere per la lor sicurezza. I navigli Sassoni pescavan sì poco, che potevan facilmente rimontar quaranta o cento miglia su pei gran fiumi; tanto piccolo era il loro peso, che trasportavansi sopra dei carri da un fiume all'altro; ed i pirati, che erano entrati nell'imboccatura della Senna o del Reno, potevan discendere pel rapido corso del Rodano giù nel Mediterraneo. Le Province marittime della Gallia furon molestate dai Sassoni sotto il regno di Valentiniano; fu posto un Conte militare a difesa della costa o del confine Armorico; e quest'uffiziale che non trovò la sua forza o abilità sufficiente all'impresa, implorò l'aiuto di Severo, Generale dell'infanteria. I Sassoni, circondati ed oppressi dal numero, furon costretti ad abbandonare le loro spoglie, ed a cedere una scelta truppa dell'alta loro e robusta gioventù per militare negli eserciti Imperiali. Essi non stipularono che una sicura ed onorevole ritirata; e facilmente accordossi tal condizione dal Generale Romano, che meditava un atto di perfidia[106] non meno inumano che imprudente, finchè restava in vita ed in armi un solo Sassone, che vendicar potesse la sorte dei suoi nazionali. Il prematuro ardore de' fanti, che erano stati posti segretamente in una profonda valle, manifestò l'imboscata: e sarebbero forse restati vittime del lor tradimento, se un grosso corpo di corazze, eccitato dallo strepito della pugna, non si fosse velocemente avanzato a trar d'angustia i compagni, e ad opprimere l'indomito valore dei Sassoni. Si salvarono alcuni prigionieri dal furor della spada per spargere il sangue nell'anfiteatro; e l'oratore Simmaco si duole, che ventinove di quei disperati selvaggi, strangolandosi con le proprie mani, avessero impedito il divertimento del Pubblico. Ciò nondimeno i filosofi ed i culti cittadini di Roma concepirono un profondo orrore, quando furono informati che i Sassoni consacravano agli Dei la decima delle loro prede umane, e che determinavano a sorte gli oggetti del barbaro sacrifizio[107].

II. Le favolose colonie degli Egizj e dei Troiani, degli Scandinavi e degli Spagnuoli, che lusingavano l'ambizione, e divertivano la credulità dei nostri rozzi antenati, sono insensibilmente svanite alla luce della scienza e della filosofia[108]. Il presente secolo è persuaso della semplice e ragionevole opinione, che le isole della Gran Brettagna e dell'Irlanda fossero appoco appoco popolate dal vicino continente della Gallia. Si è conservata la distinta memoria d'un'origine Celtica dalla costa di Kent fino all'estremità di Catness e d'Ulster nella costante somiglianza della lingua, della religione e dei costumi; ed i caratteri particolari delle tribù Britanniche possono attribuirsi naturalmente all'influenza di circostanze accidentali e locali[109]. La provincia Romana era ridotta allo stato di civile e pacifica servitù; i diritti della selvaggia libertà s'eran ristretti agli angusti confini della Caledonia. Gli abitanti di quella Settentrionale regione fino dal regno di Costantino eran divisi nelle due grandi tribù degli Scoti e dei Pitti[110], che dopo hanno avuto una sorte molto diversa. È restata estinta la potenza e quasi anche la memoria dei Pitti dai fortunati loro rivali; e gli Scoti, dopo d'aver conservato per più secoli la dignità d'un regno indipendente, hanno, mercè di un'uguale e volontaria unione, accresciuto l'onore del nome Inglese. La mano della natura aveva contribuito a fissare l'antica distinzione degli Scoti e dei Pitti. I primi abitavan nei monti, ed i secondi nel piano. La costa orientale della Caledonia può risguardarsi come un uguale e fertile paese, che anche in un rozzo stato d'agricoltura poteva produrre una quantità considerabile di grano; e l'epiteto di cruitnich, o mangiatori di frumento, esprimeva il disprezzo o l'invidia dei carnivori montanini. Può la cultura della terra introdurre una separazione più esatta di beni, e l'abitudine di una vita sedentaria; ma la passion dominante dei Pitti era sempre l'amore delle armi e della rapina; ed i loro guerrieri, che nel tempo della battaglia solevan nudarsi, eran distinti agli occhi dei Romani per uno strano costume che avevano, di colorire i lor corpi con vivi colori e con capricciose figure. La parte occidentale della Caledonia s'innalza irregolarmente in selvagge e nude montagne, che scarsamente compensano il travaglio dell'agricoltore, e sono con maggiore vantaggio impiegate nella pastura dei greggi. I montanari si diedero dunque alle occupazioni di pastori e di cacciatori; e siccome rade volte si fissavano in alcuna stabile abitazione, acquistarono l'espressivo nome di Scoti, che nella lingua Celtica dicesi equivalere a quello di ambulatori vagabondi. Gli abitanti di uno steril terreno furon costretti a cercare un altro sussidio di cibo nell'acqua. I profondi laghi, e le baie, che intersecano il loro paese, sono abbondantemente provvedute di pesce; ed appoco appoco s'arrischiarono a gettar le reti nell'Oceano. La vicinanza dell'Ebridi, sparse in tanta copia lungo la costa occidentale della Scozia, tentò la curiosità e migliorò la perizia loro; ed a grado a grado appresero l'arte o piuttosto l'abitudine di maneggiare le loro barche in un mar tempestoso, e di regolare il notturno loro corso col lume delle stelle ben note. I due acuti promontori della Caledonia quasi toccano i lidi di una spaziosa isola, a cui per la sua lussureggiante vegetazione fu dato il nome di verde, ed ha conservato con una piccola differenza lo denominazione d'Erin o Jerne, o Irlanda. Egli è probabile, che in qualche distante periodo d'antichità le fertili pianure d'Ulster ricevessero una colonia di affamati Scoti, e che gli stranieri del Norte, che avevano ardito d'affrontare le armi delle legioni, dilatassero le loro conquiste sopra i selvaggi e non guerrieri abitanti d'un'isola solitaria. Egli è certo, che nella decadenza del Romano Impero, la Caledonia, l'Irlanda e l'isola di Man erano abitate dagli Scoti, e che quelle congiunte Tribù, spesso associate fra loro nelle imprese militari, erano altamente impegnate nei vari accidenti della respettiva loro fortuna. Essi tennero lungamente cara la viva tradizione del comune lor nome ed origine; ed i Missionari dell'isola de' Santi, che sparser la luce del Cristianesimo nella Britannia Settentrionale, stabilirono la vana opinione, che gli Irlandesi lor nazionali fossero i padri naturali non meno che spirituali della stirpe Scozzese. Ci è stata conservata questa incerta ed oscura tradizione dal venerabile Beda, che sparse qualche raggio di luce fra le tenebre dell'ottavo secolo. Su questo debole fondamento a grado a grado s'eresse una grossa fabbrica di favole dai Bardi e dai Monaci; due specie di persone, che ugualmente abusarono del privilegio di fingere. La nazione Scozzese, con orgoglio male inteso, adottò la sua Irlandese genealogia; e si sono adornati gli annali di una lunga serie di Re immaginari dalla fantasia di Boezio, e dalla classica eleganza di Bucanano[111].

A. D. 343-366

Sei anni dopo la morte di Costantino, le rovinose irruzioni degli Scoti e dei Pitti richiesero la presenza del suo figlio minore, che regnava nell'Impero occidentale. Costante visitò i suoi stati Britannici; ma possiam formare qualche giudizio dell'importanza delle sue operazioni dal linguaggio del panegirico, che celebra soltanto il suo trionfo sugli elementi, o in altri termini la buona fortuna d'un salvo e felice passaggio dal porto di Bologna a quello di Sandwich[112]. Le calamità, che i miseri Provinciali continuavano a soffrire per la guerra di fuori, e per la domestica tirannia, furono aggravate dalla debole e corrotta amministrazione degli eunuchi di Costanzo; ed il passeggiero sollievo, che aver poterono dalle virtù di Giuliano, tosto svanì per l'assenza e la morte del loro benefattore. Le somme d'argento e d'oro, che erano state a gran fatica raccolte o generosamente trasmesse pel pagamento delle truppe, furono intercettate dall'avarizia de' Comandanti; pubblicamente vendevansi le dimissioni, o almen l'esenzioni dal servizio militare; la miseria dei soldati, che erano ingiustamente spogliati della legittima e scarsa lor sussistenza, gl'induceva a spesse diserzioni; erano rilassati i nervi della disciplina; e le pubbliche strade infestate dai ladroni[113]. L'oppressione dei buoni e l'impunità dei malvagi contribuivano ugualmente a sparger nell'isola uno spirito di malcontentezza e di ribellione; ed ogni suddito ambizioso, ogni esule disperato poteva concepire una ragionevole speranza di sovvertire il debole e distratto governo della Britannia. Le nemiche tribù Settentrionali, che destavan l'orgoglio e il potere del Re del Mondo, sospesero i domestici loro odj; ed i Barbari della terra e del mare, gli Scoti cioè i Pitti ed i Sassoni, si diffuser con rapido ed irresistibil furore dalla muraglia d'Antonino fino ai lidi di Kent. Nella ricca e fertil provincia della Britannia erasi accumulata ogni produzione della natura e dell'arte, ogni oggetto di comodità o di lusso, che quelli erano incapaci di formar col lavoro, o di procurarsi per via del commercio[114]. Un filosofo può deplorare in vero l'eterna discordia del genere umano; ma dovrà confessare, che la brama della preda è un eccitamento più ragionevole che la vanità della conquista. Dal tempo di Costantino fino a quello dei Plantageneti, questo rapace spirito continuò a dominare i poveri e robusti Caledoni; ma quell'istesso popolo, la generosa umanità del quale pare che inspirasse i canti d'Ossian, fu disonorato da una selvaggia ignoranza delle virtù della pace e delle leggi della guerra. I loro meridionali vicini han provato e forse esagerato le crudeli depredazioni degli Scoti e de' Pitti[115]; e gli Attacotti[116], valorosa tribù della Caledonia, prima nemici e poi soldati di Valentiniano, da un testimone di veduta sono accusati di essersi deliziati nel gustare la carne umana. Si dice, che quando andavano a caccia nei boschi, attaccavano più i pastori che il bestiame, e che avidamente sceglievano le più delicate e carnose parti, sì degli uomini che delle donne, cui essi preparavano per gli orridi loro conviti[117]. Se realmente si è trovata nelle vicinanze della commerciante e letterata città di Glascovia una razza di cannibali, si possono ravvisare nel corso dell'istoria Scozzese gli opposti estremi d'una vita selvaggia ed incivilita. Queste riflessioni tendono ad ampliare il giro delle nostre idee, ed a secondare la piacevole speranza, che la nuova Zelanda in qualche secolo futuro possa produrre l'Hume dell'emisfero Meridionale.

Ogni messaggio, che attraversar poteva il canale Britannico, portava alle orecchie di Valentiniano le più triste e terribili nuove; e l'Imperatore fu tosto informato, che i due militari Comandanti della Provincia erano stati sorpresi e tagliati a pezzi dai Barbari. Fu spedito in fretta Severo, Conte dei domestici, e con ugual celerità richiamato, dalla Corte di Treveri. Le rappresentanze di Giovino non servirono che ad indicar la grandezza del male; e dopo una lunga e seria deliberazione, fu affidata la difesa o piuttosto la ricuperazione della Britannia all'abilità del valoroso Teodosio. Le imprese di tal Generale, che fu padre d'una serie d'Imperatori, si son celebrate con particolar compiacenza dagli scrittori di quel tempo: era però degno del loro applauso il reale suo merito; e fu ricevuta dall'esercito e dalla provincia la scelta di lui, come un sicuro presagio di vicina vittoria. Ei prese il momento favorevole alla navigazione; e pose in terra sicure le numerose e veterane truppe degli Eruli e dei Batavi, de' Gioviani e dei Vittori. Nella sua marcia da Sandwich a Londra, Teodosio disfece vari corpi di Barbari, liberò una moltitudine di schiavi, e dopo aver distribuito ai soldati una piccola parte della preda, acquistossi la fama d'una disinteressata giustizia con restituire il rimanente ai legittimi proprietari. I cittadini di Londra, che avevan quasi disperato della loro salute, spalancaron le porte; ed appena Teodosio ebbe ottenuto dalla Corte di Treveri l'importante aiuto di un Luogotenente militare, e d'un Governatore civile, eseguì con saviezza e vigore il laborioso disegno di liberare la Britannia. Si richiamarono ai loro stendardi i soldati vaganti; un editto di general perdono dissipò i pubblici timori; ed il gradito suo esempio alleggerì il rigore della marzial disciplina. Il variabile metodo di guerreggiare dei Barbari, che divisi in più corpi infestavan la terra ed il mare, lo privò della gloria d'una segnalata vittoria; ma si conobbe il prudente spirito e la consumata perizia d'un Generale Romano nelle operazioni di due campagne, che liberarono l'una dopo l'altra ogni parte della provincia dalle mani d'un crudele e rapace nemico. Fu diligentemente restituito lo splendore alle città e la sicurezza alle fortificazioni dalla paterna cura di Teodosio, il quale con la forte sua destra confinò i Caledoni tremanti nell'angolo settentrionale dell'isola, e perpetuò col nome e con lo stabilimento della nuova provincia di Valenza le glorie del regno di Valentiniano[118]. La voce della poesia e del panegirico può aggiungere forse con qualche grado di verità, che le incognite regioni di Tule imbrattate furon dal sangue dei Pitti; che i remi di Teodosio percossero i flutti dell'Oceano iperboreo; e che le remote Orcadi furon la scena della sua vittoria navale sopra i pirati Sassoni[119]. Ei lasciò la provincia con una buona e splendida reputazione, e fu immediatamente promosso al posto di Generale della cavalleria da un Principe, che applaudir poteva senza invidia al merito dei propri sudditi. Nell'importante posto dell'alto Danubio il conquistatore della Britannia represse e disfece le armate degli Alemanni, avanti d'esser destinato a sopprimere la ribellione dell'Affrica.

A. 366

III. Il Principe, che ricusa d'esser il giudice, insegna al popolo di risguardarlo come il complice dei suoi ministri. Si era per lungo tempo esercitato il comando militare dell'Affrica dal Conte Romano, ed a quel posto non era inferiore la sua abilità; ma siccome il sordido interesse era l'unico motivo di sua condotta, egli diportavasi in molte occasioni come se fosse stato nemico della provincia, ed amico dei Barbari del deserto. Le tre floride città di Oea, di Leptis, e di Sabrata, che sotto il nome di Tripoli avevano già da gran tempo stabilita una unione federativa[120], furon costrette per la prima volta a chiudere le porte contro un'ostile invasione; molti dei loro più onorevoli cittadini furon sorpresi e trucidati, saccheggiati i villaggi ed anche i sobborghi; ed estirpate le viti e gli alberi fruttiferi di quel ricco territorio dai maliziosi selvaggi della Getulia. I miseri Provinciali implorarono la protezione di Romano; ma presto si accorsero che il loro Governatore militare non era meno crudele e rapace dei Barbari. Poichè non erano essi capaci di somministrare i quattromila cammelli, e l'esorbitante donativo, che egli esigeva prima di marciare in soccorso di Tripoli, la sua domanda equivaleva a un rifiuto, e poteva esser giustamente accusato come l'autore della pubblica calamità. Nella annuale assemblea delle tre città, furono eletti due Deputati per portare a' piedi di Valentiniano la solita offerta di una vittoria d'oro, ed accompagnar questo tributo di dovere, piuttosto che di gratitudine, coll'umile loro querela di essere rovinati dal nemico e traditi dal loro Governatore. Se la severità di Valentiniano fosse stata ben regolata, avrebbe dovuto cadere sulla rea testa di Romano. Ma il Conte, molto esperto nelle arti della corruzione, avea mandato un veloce e fedel messaggiero per assicurarsi della venale amicizia di Remigio, Maestro degli Uffizi. La saviezza del consiglio Imperiale fu ingannata dall'artifizio, e raffreddatone il giusto sdegno dalla dilazione. Finalmente, quando la replica delle doglianze fu giustificata dalla reiterazione delle pubbliche angustie, fu spedito dalla Corte di Treveri il notaro Palladio ad esaminare lo Stato dell'Affrica e la condotta di Romano. Facilmente si disarmò la rigida imparzialità di Palladio; fu egli tentato a riservare per sè una parte del tesoro pubblico, che portava seco pel pagamento delle truppe; e dal momento, in cui fu testimone a se stesso del proprio delitto, non potè più ricusar d'attestare l'innocenza ed il merito del Conte. Si dichiarò frivola e falsa l'accusa dei Tripolitani; e da Treveri fu rimandato nell'Affrica Palladio stesso con una speciale commissione per iscuoprire e perseguitare gli autori di quell'empia cospirazione contro i rappresentanti del Sovrano. Le sue ricerche maneggiate furono con tanta destrezza e felicità, che obbligò i cittadini di Leptis, i quali di fresco avean sostenuto un assedio di otto giorni, a contraddire la verità dei propri loro decreti, ed a censurar la condotta dei lor deputati. Dalla temeraria e caparbia crudeltà di Valentiniano si pronunziò senza esitare una sanguinosa sentenza. Per espresso comando dell'Imperatore fu pubblicamente decapitato in Utica il presidente di Tripoli, che aveva preteso di aver compassione delle angustie della provincia; furon posti a morte quattro distinti cittadini come complici dell'immaginaria frode; e a due altri fu tagliata la lingua. Romano, superbo per l'impunità, ed irritato dalla resistenza continuò a godere il comando militare, finattanto che gli Affricani provocati furono dall'avarizia di lui ad unirsi allo stendardo ribelle di Firmo il Mauritano[121].