[421.] Vedi Gotofredo Cronol. delle Leggi. Cod. Teod. T. I. Proleg. p. XCIX. CIV.
[422.] Molti scrittori si fermano assai nella malattia e nella lunga dimora di Teodosio a Tessalonica. Zosimo per diminuir la sua gloria; Giornandes per favorire i Goti; e gli Autori Ecclesiastici per dar luogo al suo Battesimo.
[423.] Si paragoni Temistio (Orat. XIV. p. 181) con Zosimo (l. IV. p. 232) con Giornandes (c. XXVII. p. 649) e col prolisso commento del conte di Buat (Hist. des Peupl. Tom. VI. p. 477-552). Le Croniche d'Idazio e di Marcellino alludono, in termini generali, a magna certamina, magna multaque praelia. I due epiteti non sono da conciliarsi facilmente.
[424.] Zosimo l. IV. p. 232 lo chiama Scita, nome che sembra dai Greci più moderni essersi applicato ai Goti.
[425.] Al Lettore non dispiacerà di vedere le parole originali di Giornandes o dell'autore ch'egli trascrive: Regiam urbem ingressus est, miransque, en (inquit) cerno quod saepe incredulus audiebam, famam videlicet tantae urbis. Et huc illuc oculos volvens nunc situm urbis commeatumque navium, nunc moenia clara prospectans, miratur, populosque diversarum gentium quasi fonte in uno e diversis partibus scaturiente unda sic quoque militem ordinatum aspiciens. Deus, inquit, est sine dubio terrenus imperator, et quisquis adversus eum manum moverit, ipse sui sanguinis reus existit: Giornandes (c. XXVIII. p. 650) passa a far menzione della sua morte e dei suoi funerali.
[426.] I brevi ed autentici cenni, che si trovano nei Fasti d'Idazio (Chron. Scalig. p. 52) son macchiati dalla passione di un contemporaneo. L'orazione quarantesima di Temistio è un complimento alla Pace ed al Console Saturnino (An. 383).
[427.] Giornandes c. XXVIII. p. 650. Anche Zosimo (l. IV p. 246) è costretto a lodare la generosità di Teodosio, tanto onorevole per esso, e vantaggiosa pel Pubblico.
[428.] Εθνος το Σκεθικον πασιν αγνωυον, Gente Scitica, ignota a tutti: Zosimo l. IV. p. 252.
[429.] Io sono autorizzato dalla ragione e dall'esempio ad applicare questo nome Indiano ai μονοξυλα, navicelle fatte d'un sol albero, dei Barbari, che sono alberi scavati in forma di battelli, πληθει μονοξυλων εμβιβασαντες: traghettando con una moltitudine di monoxuli: Zosimo lib. IV p. 253.
Ausi Danubium quondam tranare Gruthungi.