[433.] Si paragonino fra loro Giornandes (c. XX. 27) che nota la condizione ed il numero dei confederati Gotici, Zosimo (l. IV. p. 258), che fa menzione degli aurei loro collari, e Pacato (in Paneg. vet. XII. 37), che applaudisce con falsa o stolta gioia alla disciplina e bravura loro.

[434.] Amator pacis generisque Gothorum. Questa è la lode, che gli dà l'Istorico Goto (c. XXIX), che rappresenta la sua nazione come composta di uomini pacifici, lenti alla collera, e pazienti delle ingiurie. Secondo T. Livio, i Romani non conquistarono il Mondo che per difendersi.

[435.] Oltre le parziali invettive di Zosimo (sempre malcontento dei Principi Cristiani) vedansi le gravi rappresentanze, che Sinesio indrizza all'Imperatore Arcadio (de Regno p. 25. 26. Edit. Petav). Il filosofo Vescovo di Cirene era vicino abbastanza per giudicare, ed abbastanza lontano per non esser tentato dal timore e dall'adulazione.

[436.] Temistio (Orat. XVI. p. 211. 212) compose un'elaborata e ragionevole apologia, che per altro non è esente dalle puerilità della Greca rettorica. Orfeo potè solo allettare le bestie selvagge della Tracia; ma Teodosio incantò gli uomini e le donne, dai predecessori dei quali Orfeo nell'istesso luogo era stato fatto in pezzi ec.

[437.] Costantinopoli fu privata, mezzo un giorno, della pubblica distribuzione di pane per espiar l'uccisione d'un soldato Gotico: κυουντες τον Σκυθικον etc. (aver ammazzato uno Scita) fu il delitto del popolo. Liban. Orat. VII. p. 394. Edit. Morel.

[438.] Zosimo t. IV. p. 267. 271. Egli racconta una lunga e ridicola storia dell'avventuroso principe, che scorse il paese con soli cinque cavalieri, di uno spione che essi scuoprirono, batterono ed uccisero nella capanna di una vecchia ec.

[439.] Si confronti Eunapio (in Excerpt. Legat. p. 21. 22), con Zosimo (l. IV. p. 279). Deve senza dubbio applicarsi alla medesima storia la differenza delle circostanze e dei nomi. Fravitta o Travitta in seguito fu Console, nell'anno 401, e continuò nel fedele servizio del figlio maggiore di Teodosio (Tillemont Hist. des Emp. Tom. V. p. 467).

[440.] I Goti messero tutto a sacco dal Danubio fino al Bosforo; esterminarono Valente e il suo esercito, e non ripassarono il Danubio, che per abbandonar l'orribile solitudine, che avevan fatto (Oeuvres de Montesquieu T. III p. 479. Considérations sur les causes de la grand. et de la decad. des Rom. c. 17). Il Presidente di Montesquieu sembra avere ignorato che i Goti, dopo la disfatta di Valente, non abbandonarono mai il territorio Romano. Sono adesso trent'anni, dice Claudiano (de Bell. Getic. 166. ec. An. 404),

Ex quo jam patrios gens haec oblita Triones,

Atque Istrum transvecta semel, vestigia fixit