[499.] Tanto il Prete Cattolico (Sulpic. Sev. l. II. p. 448) quanto l'Oratore Pagano (Pacat. in Paneg. vet. XII. 29) disapprovano con uguale indignazione il carattere e la condotta d'Itacio.

[500.] La vita di S. Martino, ed i dialoghi intorno a' suoi miracoli, contengono fatti adattati alla più grossolana ignoranza, in uno stile non indegno del secolo d'Augusto. È così naturale la connessione fra il buon gusto ed il buon senso, che mi fa sempre stupore questo contrasto.

[501.] La breve e superficial vita di S. Ambrogio, scritta da Paolino suo Diacono (Append. ad edit. Bened. p. I. XV) ha il pregio d'una testimonianza originale. Il Tillemont (Mem. Eccles. Tom. X. p. 78-306) e gli Editori Benedettini (p XXXI-LXIII) vi hanno lavorato con la solita lor diligenza.

[502.] Ambrogio medesimo (Tom. II. ep. XXIV. p. 888. 891) dà all'Imperatore un assai spiritoso ragguaglio della sua ambasceria.

[503.] La rappresentazione, ch'egli stesso fa dei suoi principj e della sua condotta (Tom. II. ep. XX. XXI. XXII. p. 851-880), è uno dei più curiosi monumenti d'antichità ecclesiastica. Essa contiene due lettere a Marcellina sua sorella con una supplica a Valentiniano, ed il discorso de Basilicis non tradendis.

[504.] Il Cardinale di Retz ebbe una simile ambasciata della Regina, affinchè quietasse il tumulto di Parigi. Ciò non era più in suo potere: à quoi j'ajoutai tout ce que vous pouvez vous imaginer de respect, de douleur, de regret et de soumission etc. (Mém. T. I. p. 140). Io non paragono certamente fra loro nè le cause nè le persone; ma il Coadiutore medesimo aveva qualche idea (p. 84) d'imitar S. Ambrogio.

[505.] Il solo Sozomeno (l. VII. c. 13), involge questo luminoso fatto in una oscura e dubbiosa narrazione.

[506.] Excubabat pia plebs in Ecclesia mori parata cum Episcopo suo.... Nos adhuc frigidi excitabamur tamen civitate attonita atque turbata. August. Conf. l. IX. c. 7.

[507.] Tillemont Mem. Eccl. Tom. II. p. 78, 498. Furono consacrate molte Chiese in Italia, nella Gallia ec. a quest'incogniti Martiri, fra' quali sembra che S. Gervasio sia stato più fortunato del suo compagno.

[508.] Invenimus mirae magnitudinis viros duos, ut prisca aetas ferebat. Tom. II. epist. XXII. p. 875. La grandezza di questi scheletri era fortunatamente o artificiosamente adattata al popolar pregiudizio della successiva decadenza della statura umana, ch'è prevalso in ogni secolo fin dal tempo d'Omero.