RIFLESSIONI
D'IGNOTO AUTORE
SOPRA I CAPITOLI
XVII, XVIII, XIX, XX, XXI,
XXII, XXIII, XXIV E XXV

DELLA STORIA DELLA DECADENZA
E ROVINA DELL'IMPERO ROMANO

DI

EDOARDO GIBBON

DIVISE IN TRE LETTERE
DIRETTE
AI SIGG. FOOTHEAD E KIRK
INGLESI CATTOLICI

LETTERA I.

So per lunga esperienza, che l'amore del vero, e lo zelo per la Santa Religione Cattolica, che vi siete obbligati con giuramento solenne di propagare nella Inghilterra, dove nasceste, prevalgon di molto in cuore vostro allo spirito di patriottismo: e però non temo di confessarvi, che quanto più mi vado inoltrando nella lettura della Storia Romana del vostro Gibbon, tanto meno mi sembra meritevole di quelle lodi, che io sull'altrui relazione in presenza vostra incautamente gli tributai. A me par di vedere nel Sig. Gibbon uno scrittore per verità elegante ed erudito; ma che ora vergognosamente si contraddice, ora dà per indubitati dei fatti di Storia Ecclesiastica; i quali se non sono falsissimi, sono almeno dubbi, e non bene decisi; e per l'opposto nega ed oscura i meglio autenticati e i più certi, e ciò sempre a danno ed avvilimento del partito Cattolico; mostrando sempre un indicibil dispregio dei Santi Padri, depositari fedeli e sostenitori indefessi di quei venerabili dogmi, che egli malamente conosce, e sfigura. Non è già intenzione mia di tener dietro al Sig. Gibbon in tutti i suoi traviamenti: se io lo facessi, vi stancherebbero le mie riflessioni per la moltitudine e la lunghezza, e vi priverei di quel piacere che si gusta nel rilevare da se medesimo gli sbagli degli uomini, che menan rumore nella Repubblica letteraria. Ne farò adunque quante possan bastare a porre in chiaro l'asserzion mia: e per quel che riguarda la prima parte di essa mi ristringo a S. Atanasio, a Giuliano l'Apostata, ed al carattere generale dei Cristiani dei loro tempi.

Ecco adunque come il Sig. Gibbon parla del primo. L'immortal nome di Atanasio non potrà mai separarsi dalla Dottrina Cattolica della Trinità. Quindi è, che essendo la causa di lui quella della verità, e della giustizia quella, io dico, della verità religiosa, il regno dell'Imperadore Costanzo restò infamato dalla ingiusta persecuzione del grande Arcivescovo intrepido campion della Fede Nicena, ed ospite venerando di Costantino il figlio, il quale colla decenza del suo contegno si conciliò l'affezione del Clero non men che del popolo: e rei pur furono di solenne ingiustizia quelli Ecclesiastici Giudici, che lo condannarono in Tiro.