Te propter gelidis Aquilo de monte procellis
Obruit adversus acies, revolutaque tela
Vertit in auctores, et turbine repulit hastas,
O nimium dilecte Deo, cui fundit ab antris
Aeolus armatas hyemes, cui militat aether,
Et conjurati veniunt ad classica venti!
Questi famosi versi di Claudiano (in III. Cons. Hono. 93. an. 396) son riferiti dai suoi contemporanei Agostino ed Orosio, che sopprimono la Pagana Divinità d'Eolo; ed aggiungono alcune circostanze, che avevan sapute dai testimoni di veduta. Dentro i quattro mesi dopo la vittoria, fu essa paragonata da Ambrogio alle vittorie miracolose di Mosè e di Giosuè.
[561.] Hanno raccolto gli avvenimenti di questa guerra civile Ambrogio (Tom. II. ep. 62 p. 1022), Paolino (in vit. Ambros. c. 26-34), Agostino (De Civ. Dei V. 26), Orosio (l. VII. c. 35), Sozomeno (l. VII. c. 24). Teodoreto (l. V. c. 24), Zosimo (l. IV. p. 281 ec.), Claudiano (in III. Con. Hon. 63-105. in IV. Cons. Honor. 70-117) e le Croniche pubblicate dallo Scaligero.
[562.] Questa malattia, da Socrate (l. V. c. 26) attribuita alle fatiche della guerra, si rappresenta da Filostorgio (l. XI. c. 2) come un effetto di pigrizia e d'intemperanza; perlochè Fozio lo chiama uno sfacciato mentitore; (Gotofredo Diss. p. 438).