[619.] Vedi Baron., Annal. Eccl. an. 428 n. 7 an. 439 n. 35. Il Cardinale, benchè più inchinato a cercare la cagione dei grandi avvenimenti nel cielo che sulla terra, ha osservato l'apparente connessione de' Vandali e de' Donatisti. Sotto il regno de' Barbari, gli Scismatici dell'Affrica goderono un'oscura pace di cento anni, al termine de' quali possiamo di nuovo rintracciarli al lume delle Imperiali persecuzioni. Vedi Tillem., Mem. Eccl. Tom. VI. p. 192.

[620.] S. Agostino, in una lettera confidenziale al Conte Bonifazio, senza esaminare i fondamenti della contesa, piamente l'esorta a soddisfare i doveri di Cristiano e di suddito, a tirarsi fuori senza dilazione da quella pericolosa e rea situazione, ed anche, se poteva ottenere il consenso della sua moglie, ad abbracciare il celibato e la penitenza (Tillemont, Mem. Ecci. Tom. XIII. p. 890). Il Vescovo era intimamente vincolato con Dario, Ministro della pace. (Ivi, Tom. XIII. p. 928).

[621.] Le originali querele della desolazione dell'Affrica si contengono: 1. in una lettera di Capreolo, Vescovo di Cartagine per iscusar la sua assenza dal Concilio d'Efeso (ap. Ruinart p. 429): 2. nella vita di S. Agostino scritta dal suo amico e collega Possidio (ap. Ruinart p. 427): 3. nell'istoria della persecuzione Vandalica fatta da Vittore Vitense (l. 1. c. 1, 2, 3, edit. Ruinart). L'ultima pittura, che fu fatta sessant'anni dopo l'evento, esprime più le passioni dell'Autore che la verità de' fatti.

[622.] Vedi Cellar., Geogr. antiq. Tom. 2. P. II. 112, Leone Affricano, in Ramusio Tom. 1. fol. 70, l'Affrica di Marmol Tom. II. p. 434, 437, i viaggi di Shavv. p. 46, 47. L'antica Ippona Regia fu finalmente distrutta dagli Arabi nel settimo secolo; ma con que' materiali fu fabbricata una nuova città alla distanza di due miglia, e questa conteneva nel decimo sesto secolo circa trecento famiglie d'industriosi, ma turbolenti manifattori. Il territorio addiacente è famoso per un'aria pura, un fertile suolo, ed un'abbondanza, di squisiti frutti.

[623.] La vita di S. Agostino fatta dal Tillemont, empie un volume in quarto (Tom. XIII delle Mem. Eccl.) di più di mille pagine, e la diligenza di quell'erudito Giansenista fu eccitata, in quest'occasione, dal fazioso e devoto zelo pel fondatore della sua Setta.

[624.] Tale almeno è il ragguaglio che ne dà Vittore Vitense (de Persec. Vandal. l. 1. c. 3) quantunque sembri che Gennadio dubiti, se alcuno abbia letto, o anche raccolto tutte le opere di S. Agostino (Vedi Hieronym. oper. T. 1. p. 319 in catalog. scriptor. Eccles.). Queste si sono stampate più volte; e il Dupin (Biblioth. Eccl. Tom. III. p. 158, 257) ha fatto un esteso e soddisfacente estratto delle medesime, come stanno nell'ultima edizione de' Benedettini. La mia personal conoscenza col Vescovo d'Ippona non s'estende oltre le Confessioni, e la Città di Dio.

[625.] Nella prima sua gioventù (Confess. I. 24) S. Agostino non ebbe gusto allo studio del Greco, e lo trascurò; e francamente confessa, ch'ei lesse i Platonici in una versione Latina (Confess. VIII. 9). Alcuni moderni critici hanno pensato, che la sua ignoranza del Greco lo rendesse incapace d'esporre la Scrittura; e Cicerone o Quintiliano avrebbero richiesto la cognizione di questa lingua in un Professor di Rettorica.

[626.] Siffatte quistioni furono di rado agitate dal tempo di S. Paolo a quello di S. Agostino. Ho saputo che i Patriarchi greci adottavano i sentimenti de' semi-pelagiani, e che l'ortodossia di S. Agostino era tratta dalla scuola de' Manichei.

[627.] La Chiesa di Roma ha canonizzato Agostino, e riprovato Calvino. Eppure come la reale differenza tra loro è invisibile anche ad un microscopio teologico, i Molinisti sono oppressi dall'autorità del Santo, ed i Giansenisti disonorati dalla loro somiglianza coll'eretico. Frattanto i Protestanti Arminiani stanno in disparte, e deridono la reciproca perplessità de' disputanti. (Vedi una curiosa Rivista della controversia, nella Biblioteca Universale di Le Clerc, Tom. XIV. p. 144-398). Forse un ragionatore, più indipendente ancora, potrebbe ridere, a sua volta, nel leggere un Comentario Arminiano sopra l'Epistola ai Romani.

[628.] Du Cange, Fam. Byzant. p. 67. Da una parte v'è la testa di Valentiniano, e nel rovescio Bonifazio con una sferza in una mano, e con una palma nell'altra, che sta sopra un carro trionfale tirato da quattro cavalli, e in un'altra medaglia da quattro cervi: sfortunato emblema! Io dubiterei se si trovi altro esempio della testa d'un suddito nel rovescio d'una medaglia Imperiale. Vedi la scienza delle medaglie del P. Jobert Tom. I. p. 132, 150 ediz. del 1739 fatta dal Barone de la Bastie.