Append. ad Phaedr., Fab. 25.

Il Leone, appresso Fedro, molto stoltamente s'appella dalle pitture all'anfiteatro; ed ho piacere d'osservare, che il naturale e giudizioso La Fontaine (l. III. Fab. X.) abbia tralasciato questa molto difettosa ed impropria conclusione.

[751.] Paolo Diacono (de Gest. Longob. l. II, c. 14, p. 784) descrive le Province d'Italia verso il fine dell'ottavo secolo: Venetia non solum in paucis insulis, quas nunc Venetias dicimus, constat, sed ejus terminus a Pannoniae finibus usque Adduam fluvium protelatur. L'istoria di quella Provincia fino al tempo di Carlo Magno forma la prima e più importante parte della Verona illustrata (p. 1, 388), nella quale il Marchese Scipione Maffei si è dimostrato capace di grandi vedute, non meno che di minute ricerche.

[752.] Non si dimostra quest'emigrazione con alcuna prova contemporanea: ma il fatto si prova dal successo, e se ne possono esser conservate le circostanze dalla tradizione. I cittadini d'Aquileia si ritirarono all'Isola di Grado, quelli di Padova a Rivus altus, o Rialto, dove poi fu edificata la città di Venezia ec.

[753.] La topografia, e le antichità delle isole Venete da Grado a Clodia o Chiozza sono esattamente fissate nella Dissertazione Corografica de Italia medii aevi p. 151, 155.

[754.] Cassiodoro, Var. l. XII, ep. 24. Il Maffei (Verona illustr. P. 1. p. 240, 154) ha tradotto e spiegato questa curiosa Lettera, da erudito antiquario, e da suddito fedele, che risguardava Venezia, come l'unica legittima prole della Repubblica Romana. Egli fissa la data della lettera, e conseguentemente la Prefettura di Cassiodoro all'anno 523; e di tanto maggior peso è l'autorità del Marchese, ch'esso aveva preparato un'edizione delle opere di Cassiodoro, e pubblicò una dissertazione sulla vera ortografia del suo nome. (Vedi Osservazioni Letterar. Tom. II. p. 290, 339).

[755.] Vedasi nel secondo tomo dell'Istoria del Governo di Venezia d'Amelot della Houssaie una traduzione del famoso Squittinio. Questo libro, che è stato esaltato molto al di là de' suoi meriti, è macchiato in ogni verso dalla non ingenua malevolenza di parte: ma vi son mescolate insieme le principali prove genuine con le apocrife; ed il lettore sceglierà facilmente la via di mezzo.

[756.] Il Sirmondo ha pubblicato (not. ad Sidon. Apollin. p. 19) un curioso passo, tratto dalla cronica di Prospero. Attila, redintegratis viribus, quas in Gallia amiserat Italiam ingredi per Pannonias intendit; nihil duce nostro Hetio secundum prioris belli opera prospiciente ec. Egli rimprovera Ezio d'aver trascurato di guardar le alpi, e del disegno d'abbandonar l'Italia. Ma questa temeraria censura può almeno contrabbilanciarsi dalle favorevoli testimonianze d'Idazio e d'Isidoro.

[757.] Si vedano gli originali ritratti d'Avieno, e di Basilio, suo rivale, delineati e posti in confronto fra loro, nelle Lettere (l. I. p. 22) di Sidonio. Esso avea studiato i caratteri de' due Capi del Senato; ma si attaccò a Basilio, come ad un amico più solido e disinteressato.

[758.] Si posson ravvisare i principj ed il carattere di Leone in cento quarantuna lettere originali, che illustrano l'istoria Ecclesiastica del suo lungo e laborioso Pontificato, dall'anno 440 al 461. Vedi Du Pin, Bibl. Eccles. Tom. III, Par. II, p. 120, 165.