[786.] Della morte di Massimo, e del sacco di Roma per opera de' Vandali si trova generalmente fatta menzione presso Sidonio (Paneg. avit. 441, 450), Procopio (De Bell. Vandal. l. 1. c. 4, 5. p. 188, 189 e l. 2. c. 9. p. 255), Evagrio (l. II. c. 7), Giornandes (de reb. Get. c. 45. p. 677), e nelle Croniche d'Idazio, di Prospero, di Marcellino e di Teofane, sotto il suo proprio anno.

[787.] Bisogna dedurre la vita privata, e l'elevazione d'Avito con qualche sospetto dal Panegirico pronunziato da Sidonio Apollinare, suo suddito e genero.

[788.] Ad esempio di Plinio il Giovane, Sidonio (l. II. c. 2) ha fatto la florida, prolissa, ed oscura descrizione della sua villa, che portava il nome d'Avitacum, ed era stata di proprietà d'Avito. Non se ne conosce precisamente il sito. Si consultino però le note di Savaron e di Sirmond.

[789.] Sidonio (l. II. Epist. 9) ha descritto la vita rurale de' nobili Galli in una visita ch'ei fece ad alcuni suoi amici, i beni de' quali erano nelle vicinanze di Nimes. Le ore della mattina si occupavano nel (Sphaeristerium) giuoco della palla, o nella libreria, che era piena di Autori Latini, sacri e profani: e questi per gli uomini, quelli per le donne. Due volte s'imbandiva la tavola, a desinare ed a cena, con cibi cotti (lesso ed arrosto), e con vino. Nel rimanente del tempo la compagnia dormiva, andava a spasso a cavallo, ed usava i bagni caldi.

[790.] Settanta versi del panegirico (505, 575), impiegati a scrivere l'importunità di Teodorico e della Gallia, che cercavan di vincere la modesta ripugnanza d'Avito, vengono cancellati da tre parole d'un onesto Istorico: Romanum ambisset Imperium: Gregor. Turon. l. II. c. II. in Tom. II. p. 168.

[791.] Isidoro Arcivescovo di Siviglia, ch'era del sangue reale de' Goti, confessa, e quasi giustifica (Hist. Goth. p. 718) il delitto, che Giornandes loro schiavo aveva bassamente dissimulato (c. 43. p. 673).

[792.] Questa elaborata descrizione (l. I. ep. 2. p. 2, 7) fu dettata da qualche motivo politico. Essa era destinata per pubblicarsi, ed era passata per le mani degli amici di Sidonio, prima che fosse inserita nella collezione delle sue lettere. Il primo libro fu pubblicato separatamente. Vedi Tillemont Mem. Eccl. Toni. XVI. p. 264.

[793.] Ho tralasciato in questo ritratto di Teodorico varie minute circostanze, ed espressioni tecniche, le quali potevano esser tollerabili o almeno intelligibili solo per quelli, che avessero frequentato, come i contemporanei di Sidonio, i mercati, dove si esponevano gli schiavi nudi alla vendita; (Dubos Hist. crit. Tom. I. p. 404).

[794.] Videas ibi elegantiam Graecam, abundantiam Gallicanam, celeritatem Italam, publicam pompam, privatam diligentiam, regiam disciplinam.

[795.] Tunc etiam ego aliquid obsecraturus feliciter vincor, et mihi tabula perit, ut causa salvetur, Sidonio d'Alvergna non era suddito di Teodorico; ma potè forse trovarsi impegnato a chieder giustizia o favore alla Corte di Tolosa.