..... Spoliisque potitus
Immensis, robur luxuria perdidit omne,
Qua valuit, dum pauper erat.
Paneg. Major. 330.
In seguito applica, ingiustamente per quanto sembra, a Genserico i vizi de' suoi sudditi.
[827.] Egli abbruciò i villaggi, ed avvelenò le fonti (Prisco p. 42). Dubos (Hist. Crit. Tom. I p. 475) osserva, che i magazzini, che i Mori avevan posti sotto terra, poterono evitare le sue distruttive ricerche. Si trovano alle volte scavate due o trecento fosse nel medesimo luogo: ed ogni fossa contiene almeno quattrocento misure di grano. Shavv. Viagg. p. 139.
[828.] Idazio, che nella Gallicia era sicuro dalla potenza di Ricimero, arditamente ed ingenuamente dichiara: Vandali per proditores admoniti etc. Ei dissimulò però il nome del traditore.
[829.] Proc., de bell. Vandal. l. I. c. 8. p. 194. La testimonianza d'Idazio è chiara ed imparziale: Majorianum de Galliis Romam redeuntem et Romano Imperio vel nominis res necessarias ordinantem, Ricimer livore percitus, et invidorum consilio fultus, fraude interficit circumventum. Alcuni leggono Suevorum, ed io ammetterei l'una e l'altra parola, esprimendo esse i diversi complici, che ebbero parte nella cospirazione contro Maioriano.
[830.] Vedi gli Epigrammi d'Ennodio n. 135 fra le opere di Sirmondo Tom. I. p. 1903. Il suo stile è grossolano ed oscuro; ma Ennodio fu fatto Vescovo di Pavia cinquanta anni dopo la morte di Maioriano, e le sue lodi meritan fede e riguardo.
[831.] Sidonio fa un noioso racconto (l. I. epist. XI. p. 25, 31) d'una cena in Arles, alla quale fu invitato da Maioriano poco tempo avanti la sua morte. Non aveva esso intenzione di lodare un Imperatore defunto; ma un'accidentale sua disinteressata osservazione, Subrisit Augustus, ut erat auctoritate servata, cum se communioni dedisset, joci plenus; vale più di sei cento versi del suo venal panegirico.