Quindi è che sebbene alcuni riti del Gentilesimo di lor natura indifferentissimi, come l'uso dei fiori, dell'incenso, dei lumi, ed il bacio, con ragione si riputassero abbominevoli, perchè destinati all'onore di numi bugiardi: non son però riprensibili in verun conto attesa la rettitudine dei sentimenti, e per la mutazion dell'oggetto, mentre si praticano in onore dei Santi. L'accusa dunque di Fausto, Vertitis idola in martyres... quos votis similibus colitis ripetuta dal Sig. Gibbon è inconcludente, l'erudizione di Beausobre, e di Middleton[468] inopportuna, e la risposta di S. Girolamo è senza replica. Quia quondam colebamus Idola, nunc Deum colere non debemus, ne simili eum videamur cum idolis honore venerare? Illud fiebat idolis, et idcirco detestandum est: hoc fit (Deo, ejusque) martyribus, et ideo recipiendum est[469]. Egli è pure un progetto del Sig. Gibbon, che si sarebbe forse potuto concedere ai vittoriosi Cristiani, che sufficientemente purificate le mura dei tempj coi sacri riti, il culto del vero Dio espiasse l'antico delitto dell'Idolatria. E ciò avvenne appunto rispetto a non pochi di quelli edifizj, come vedemmo, e ciò altresì in multis Gentilium superstitionibus contigit, ut earum usus sacris ritibus expiatos, et sacrosanctus redditus in Dei Ecclesiam laudabiliter introductus sit[470]; lo che si conferma colla riflessione del Grisostomo. Deus ob deceptorum salutem se coli passus est, per ea, per quae daemones illi ante coluerant, aliquanto in melius inflectens, ut eos paulatim a consuetudine reduceret, et ad altiorem Philosophiam perduceret[471]. Per accusar questa pratica senza ingiustizia era necessario, che quei Sofisti ignoranti, o quegli Eretici maliziosi già nemici di Santa Chiesa per altri titoli mostrassero, che i sentimenti della maggior parte almen dei Cattolici del loro secolo erano superstiziosi ed erronici. Ma come farlo, se la dottrina del Tridentino esposta di sopra è presa quasi letteralmente da S. Agostino? Voi già vel sapete; ma siccome non tutti quelli, a cui verrà fatto di leggere questa lettera il fanno, lo proverò brevemente. Quaecumque adhibentur religiosorum obsequia in Martyrium locis, ornamenta sunt Memoriarum, non sacra vel sacrificia mortuorum, tamquam Deorum. Così il S. Padre[472]. Il Sig. Beausobre citando un tal passo a suo modo[473] soggiunge «ces mots ornamenta memoriarum sont bien ambigus. Je ne saurois les définir». Questa definizione per altro sarebbe stata ben facile a chi avesse letto di sopra, che gli atti di ossequio resi dai Fedeli alle Memorie, o tombe dei Martiri recavano ad esse senza dubbio un certo lustro, e splendore; ma non consistevano già in sacrifizj, nè si partivano dalla opinione, che i martiri fossero genus quoddam inferiorum deorum, dicendo Agostino, non ipsi, sed Deus eorum nobis est Deus: e quegli onori medesimi eran diretti alla gloria di Dio, ed alla santificazione del popolo. Honoramus Memorias eorum tamquam Sanctorum hominum; ut ea celebritate et DEO VERO de illorum victoriis gratias agamus, et nos ad IMITATIONEM talium coronarum adhortemur. In fatti qual Sacerdote, qual Vescovo, scriveva Agostino medesimo[474], ha mai offerto ad un Martire, benchè celebrasse sulla sua tomba, il sacrifizio che è l'atto del culto esteriore consacrato per universale consentimento alla sola Divinità? «Quis enim antistitum in locis sanctorum corporum assistens, altari aliquando dixit: offerimus tibi Petre, aut Paule, aut Cypriane? Sed quod offertur, offertur DEO, qui Martyres coronavit; ut ex ipsorum locorum admonitione major effectus exurgat AD ACUENDAM CHARITATEM, et in illos, quos imitari possumus, et in ILLUM, quo adjuvante possumus. Colimus ergo Martyres eo cultu dilectionis, et societatis, quo et in hac vita coluntur S. homines Dei.... sed illos tanto devotius, quanto securius post superata certamina ec.». Una ragion sì trionfante, e per sè sola bastevole a rintuzzar le calunnie di Fausto, ha imbarazzato talmente Beausobre, che precipitando di abisso in abisso è costretto a negare, secondo i principj della sua setta, che ai tempi di S. Agostino[475] il Pane, ed il Vino Eucaristico si credessero un vero e real Sacrifizio; non si avvisando quel Candido, e dotto Storico della Cristiana idolatria nel quarto e nel quinto secolo[476], che se non vi fosse stato allora un rito Ecclesiastico (od a ragione, od a torto, che or ciò non monta) creduto un vero sacrificio comunemente, Agostino Dottore di sublimissimo ingegno, per difender la Chiesa dalla taccia più nera, che si possa ideare, avrebbe dato una risposta del tutto priva del senso comune[477]. Eppure lo credereste? a giudizio di Beausobre les idées de S. Augustin sur le culte des Martyres... sont asses pures[478]. Sia lode all'eterna Verità: ed il Sig. Gibbon ammiratore di lui confessi altrettanto. «Mais nous nous tromperions infiniment, (soggiunge lo Storico del Manicheismo) si nous jugions par là des idées, et de la pratique des Peuples. Il en étoit du Christianisme de S. Augustin, comparé a celui des peuples, comme du Paganisme des Philosophes comparé de méme à celui des peuples». Distinguo: c'inganneremmo credendo o che tutti i Cristiani del 4, e del 5 secolo fossero altrettanti Agostini in Teologia[479], o che non vi fossero nel Mondo Cristiano tra tante Sette di Eretici, ed ancor tra i Cattolici molti sepulcrorum adoratores, molti qui luxuriosissime super mortuos biberent[480], lo concedo; tanto più che agli occhi dei Santi, a' quali per lo zelo che hanno di veder tutti come sono eglino stessi, secondo l'espression dell'Apostolo, i cattivi non sembran mai pochi; c'inganneremmo credendo, che il complesso dei Pastori, e dei popoli componenti la Chiesa Cattolica non avesse idee bastevolmente pure sul culto dei Martiri, e delle Reliquie da distinguersi di lunga mano dal volgo pagano relativamente ai suoi falsi Numi, lo nego costantemente, e i Sigg. Beausobre, e Gibbon infinitamente s'ingannano pensando altrimenti. E che hanno che fare pochi oziosi Filosofi rammentati dal primo, senza autorità, senza missione, senza popoli subordinati, e per patria, e per età tra lor rimotissimi con un numero prodigioso di Dottori, e di Vescovi[481] quasi tutti contemporanei, inteso unicamente ad istruire i lor popoli, obbligali sovente[482] a render conto della loro dottrina, e condotta al Sinodo della Provincia, ed uniti col mondo tutto per mezzo delle lettere di Comunione[483]. Come non veder che Agostino non parla di se medesimo, ma del corpo intero dei sacri Pastori, venendo alle strette coll'avversario, ed interrogandolo quis enim Antistitum aliquando dixit, offerimus tibi, Petre? e che egli nei sermoni pubblici informava bene il suo gregge della sana dottrina[484], dicendo; quando autem audisti dici apud memoriam.... offero tibi, Petre? etc. Nunquam audistis, non fit, non licet. Non della sua unicamente, ma della fede comune tra i Cattolici rendeva testimonianza Girolamo, quando scriveva: quis aliquando martyres adoravit? Honoramus autem reliquias martyrum, ut eum, cujus sunt martyres, adoremus: honoramus servos etc. ut honor servorum redundet ad Dominum[485]. L'impegno dei Santi Agostino e Girolamo era di giustificar la dottrina, e la pratica della Chiesa, non già la propria. Era dunque necessario, che la morale totalità dei Fedeli avesse idee pure sul culto de' Martiri, e delle Reliquie quanto le avevano nella sostanza eglino stessi. In fatti, soggiungeva Agostino, se taluno cade giammai nell'errore di tributare alla creatura, fosse anche l'anima la più santa, od un angiolo, il culto dovuto a Dio solo, costui per sanam doctrinam corripitur, sive ut condamnetur, sive ut caveatur, e così cessi di appartenere alla Chiesa[486]. In caso diverso domanderemo a questi sagacissimi Critici come potesse avvenire, che il susurro della profana ragione di Fausto, e Vigilanzio fosse sì debole, e inefficace, e gli onori dei santi, e dei martiri quantunque superstiziosi, ed infetti d'Idolatria generalmente si stabilissero. Se io non ravvisassi in questo fenomeno il carattere della novità nella dottrina di Fausto e di Vigilanzio[487] crederei d'esser mandato in Antioira, secondo l'antico proverbio; ed intanto i Sigg. Gibbon, Beausobre, Daillé ec. vogliono ravvisare questo stesso carattere nella dottrina e nella pratica della Chiesa. Vediamo adunque per chi si dee preparare l'imbarco. Si conviene, che nei primi secoli, si avesse un rispetto grandissimo per i martiri ancor viventi. Oltre le indulgenze accordate dai Vescovi alle loro preghiere, baciavansi con riverenza all'entrar nelle carceri le lor catene[488]. Se il bacio, senza riguardo allo spirito di chi lo dà, ed all'oggetto di sua natura «étoit le plus haut degré de l'adoration, et la plus profonde humiliation, où une creation raisonnable pût descendre[489]», ecco l'idolatria delle stesse catene de' martiri portata all'eccesso senza rimprovero, ed antichissima. Si conviene altresì, che gli Smirnesi, nel 2. secolo, nel protestar di adorare il solo Gesù Cristo, soggiunsero martyres vero tamquam discipulos et imitatores Domini merita amore prosequimur: si conviene altresì che eglino altamente si dolessero perchè il demonio invidioso gli avesse tolto il cadavere di S. Policarpo[490]: che l'ossa avanzate alle fiamme fosser da essi stimate gemmis pretiosissimis cariora, e collocate dov'esigea la decenza: e duopo è convenire, che già celebravasi il giorno natalizio, o sia del martirio dei Santi cum hilaritate, et gaudio[491] per due motivi, cioè tum in MEMORIAM eorum qui glorioso certamine perfuncti (erant), tum ad posteros hujusmodi Exemplo crudiendos et confirmandos[492]».

La premura, e potrebbe quasi dirsi la smania[493], per le Reliquie è qui manifesta, ed una festiva ed onorevole commemorazione dei Martiri nelle sacre funzioni è chiarissima. Resta soltanto il dubbio, se quella commemorazione fosse congiunta con qualche specie d'invocazione dei Martiri stessi. Beausobre asserisce che no, fondandosi su quelle parole di S. Agostino[494] suo loco et ordine nominantur, non tamen a Sacerdote, qui sacrificati, invocantur; anzi pretende, che anticamente si pregasse pei Martiri, facendo gran conto di una Liturgia ben antica attribuita a S. Giacomo, ma d'altra mano[495], sfacciatamente falsificata da S. Cirillo, seppure le Catechesi sono un parto genuino di esso. In mal punto è citato S. Agostino. Non s'invocavano i Martiri certamente, come abbiam detto, e come ripete quel S. Padre in quel luogo stesso (troncato da Beausobre, perchè intiero lo incomodava) per offerir loro il S. Sacrifizio[496]; ma però s'invocavano per ottenere la loro intercessione, ed il lor patrocinio, come tuttora si pratica nella Chiesa. «Unde magni....? Unde quod norunt fideles, distincti a defunctis loco suo Martires recitantur, nec pro eis oratur, sed eorum orationibus Ecclesia commendatur»? Così Agostino[497]. «Ecclesiastica disciplina, quod fideles noverunt, cum Martyres recitantur ad altare Dei, ubi nos pro ipsis oretur, pro ceteris vero commemoratis defunctis oratur. Injuria est enim pro Martyre orare, cujus nos debebamus orationibus commendari.» Così l'istesso Agostino[498], il quale ripete altrove: «Ideo ad ipsam mensam non sic eos commemoramus quemadmodum alios, sed magis ut orent ipsi pro nobis[499].» E qual frenesia non sarebbe l'immaginarsi, che volesser pregare per S. Policarpo quegli Smirnesi persuasissimi, che egli, e per l'illibatezza della sua vita, e pel suo Martirio, avesse riportato βραβειον αναντιρρητον senza il minimo dubbio il premio del suo glorioso combattimento? O per S. Pietro, e S. Paolo i Fedeli che avevano eretti alla loro memoria quei monumenti, o trofei, che si mostravano a dito agli Eretici per confonderli fino dai tempi del Pontefice Zefirino[500]!

On touche difficilement aux Liturgies, riflette al passo di S. Agostino da esso citato male a proposito il S. Beausobre[501]. La riflessione è giustissima; ma eccole intanto, se crediamo a lui stesso, alterate a Gerusalemme da S. Cirillo[502], e ciò sotto gli occhi di chi sa quanti battezzati, istruiti, e ordinati dai Padri del terzo secolo[503] illibatissimo: eccole interpolate, come dovrebbe dedursi da ciò che ho mostrato, nell'Affrica, ed ivi con approvazione ed applauso di quell'Agostino, che aveva idées assez pures sul culto dei Martiri, e delle Reliquie: eccole guaste a Costantinopoli, e senza che alcuno Storico contemporaneo rampogni o rammenti la mano sacrilega che lo tentò[504]; e quel che è più difficile a concepirsi tante alterazioni eseguironsi nel periodo di non molt'anni, ed in quella venerabile età, in cui a tutti gli assistenti, agli uffizj divini era famigliarissimo il sacro linguaggio. E come mai è potuto avvenire, che i Fedeli del quarto secolo leggendo le Sante Scritture, più avidamente di quel che si leggano ai dì nostri i Romanzi, non si accorgessero, o non curassero di una innovazione contraria (per quanto pretendesi) al primo, ed al massimo tra i precetti, ed alla Dottrina, e alla pratica dei Padri del secondo, e del terzo secolo viventi almeno nelle opere loro cotanto ammirate, e nella memoria di tanti, i quali potevano aver conversato con essi? Si spieghi almeno come potesse mai l'illusione portarsi tant'oltre, che fosse universalmente creduta antica[505] una massima ed una disciplina nascente, e Fausto e Vigilanzio essere abbominati quai novatori[506].

Ma sia pure avvenuta nel quarto secolo sul culto de' Martiri delle Reliquie una innovazione superstiziosa, nocevole, ed infetta di Paganesimo. Dunque S. Gregorio il Grande, ed il S. Arcivescovo di Cantorbery Agostino non introdussero nel vostro Regno, la pura e perfetta semplicità del Cristiano sistema, ma la superstizione e l'Idolatria; ed altrettanti superstiziosi e Idolatri dovettero essere i vostri Maggiori quasi fino al principio del secolo decimosettimo[507]. Siccome poi quello, che io dico della Chiesa Anglicana, in adempimento della pretesa profezia di Eunapio si debbe estendere a tutto il Mondo Cristiano[508] da Costantino fino a Lutero, così debbe ancora conchiudersi, che le solenni promesse di Gesù Cristo di esser co' suoi discepoli fino alla consumazione dei secoli, e di non permettere, che le porte infernali giammai prevalessero contro la Chiesa, furono di una molto breve durata, ed andarono in fumo ben presto. Lo che sarebbe una bestemmia esecranda.

Felici Voi, se ritornando alla Patria, come ben tosto avverrà, essendo uno oramai Sacerdote, e l'altro Suddiacono, poteste indurre i Protestanti vostri fratelli ad avere un miglior concetto della colonna, e della saldissima base del vero in materia di Religione. Mostrate ad essi con S. Ireneo[509], che pur dovrebbono rispettare, come coloro, qui relinquunt praeconium Ecclesiae, imperitiam sanctorum Presbyterorum arguunt, non contemplantes quanto pluris sit idiota religiosus a blasphemo, et IMPUDENTE SOPHISTA.

Che se mai ritrovaste chi più volentieri ascoltasse un Poeta[510], che un Santo Padre, ripetetegli col mio Dante a Voi famigliare.

«Avete il vecchio, e nuovo Testamento,

E 'l Pastor della CHIESA, che vi guida:

Questo vi basti a vostro salvamento.

Se mala cupidigia altro vi grida,