Claudian. VI. Cons. Hon 439.
Tale è il modesto linguaggio d'Onorio, trattando della guerra Gotica, ch'egli aveva veduta alquanto più da vicino.
[133.] Zosimo (l. V. p. 331) trasporta la guerra e la vittoria di Stilicone oltre il Danubio; strano errore, che viene imperfettamente e di mala grazia medicato leggendo Αρνον per l'ϛρον (Tillemont Hist. des Emp. Tom. V. p. 807). Da buoni politici noi dobbiamo far uso di Zosimo senza stimarlo o fidarci di lui.
[134.] Cod. Theod. lib. VII. Tit. XIII. leg. 16. La data di questa legge 18 Maggio 406 persuade me, come ha persuaso il Gotofredo (Tom. II. p. 387) del vero anno dell'invasione di Radagasio. Il Tillemont, il Pagi, ed il Muratori preferiscono l'anno antecedente, ma essi vengono astretti da certe obbligazioni di civiltà e di rispetto verso S. Paolino di Nola.
[135.] Poco dopo che Roma fu presa dai Galli, il Senato, in un subitaneo bisogno armò dieci legioni, cioè 3000 cavalli, e 42000 fanti; forza che la città non avrebbe potuto somministrare sotto Augusto; Liv. VII. 25. Questa proposizione può imbarazzare un antiquario, ma vien chiaramente spiegata dal Montesquieu.
[136.] Machiavello ha dimostrato, almeno come filosofo, che Firenze trasse insensibilmente l'origine dal commercio che si faceva dalla rupe di Fiesole alle rive dell'Arno (Ist. Fior. Tom. I. l. II. p. 37. Londra 1747). I Triumviri mandarono una colonia a Firenze, che al tempo di Tiberio (Tacit. Annal. I. 79) meritò la riputazione ed il nome di città che fiorisce. Vedi Cluver. Ital. antiq. Tom. I p. 507, ec.
[137.] Il Giove però di Radagaiso, che adorava Thot e Woden, era molto diverso dal Giove Olimpico o Capitolino. L'indole condiscendente del Politeismo potea congiungere quelle varie e distanti Divinità. Ma i veri Romani abborrivano i sacrifizi umani de' Germani e de' Galli.
[138.] Paolino (in vit. Ambros. c. 50) riferisce quest'istoria ch'egli attinse dalla bocca di Pansofia medesima, pia matrona di Firenze. Pure l'Arcivescovo presto cessò di prender parte attivamente negli affari del Mondo, e non fu giammai un santo popolare.
[139.] Agostin. de Civit. Dei. V. 25. Oros. l. VII. c. 37. p. 567-571. I due amici scrissero nell'Affrica dieci o dodici anni dopo la vittoria; e l'autorità loro è seguitata implicitamente da Isidoro di Siviglia (In Chron. p. 713. Edit. Grot.). Quanti fatti interessanti avrebbe Orosio potuto inserire nello spazio, che è consacrato da lui ad un pio non senso?