[224.] L'espressione di tenebre Cimmerie fu presa in origine dalla descrizione d'Omero (nel lib. XI. dell'Odissea), applicandola esso ad un remoto e favoloso paese sui lidi dell'Oceano. (Vedi Erasmi Adag. nelle sue opere Tom. 2. p. 593. ediz. di Leida).

[225.] Possiamo rilevare da Seneca (epist. 123) tre curiose circostanze relativamente ai viaggi de' Romani. 1. Essi eran preceduti da una truppa di Cavalleggieri di Numidia, che con un nuvolo di polvere annunziavano l'avvicinamento di un grand'uomo; 2. I loro muli da bagaglio non solamente trasportavano i vasi preziosi, ma anche i fragili vasellami di cristallo e di murra, sotto il qual nome è quasi provato dal dotto Francese Traduttore di Seneca (T. III. p. 403, 422) che intendevasi la porcellana della China e del Giappone; 3. i be' volti de' giovani schiavi eran coperti d'una crosta o unzione fatta ad arte per difenderli dagli effetti del sole e del gelo.

[226.] Distributio solemnium sportularum. Le sportulae e sportellae eran piccoli panieri, che si suppone che contenessero una quantità di cibi caldi del valore di 100 quadranti, o di dodici soldi e mezzo, ch'erano posti per ordine in una sala, e con ostentazione distribuiti alla famelica o servil turba, che stava aspettando alla porta. Si fa bene spesso menzione di tal grossolano costume negli epigrammi di Marziale e nelle satire di Giovenale. Vedasi anche Svetonio, in Claud. c. 21. in Neron. c. 16. in Domitian. c. 4, 7. Quanti panieri di cibi si convertirono in seguito in grosse monete, o in piatti d'oro e d'argento, che reciprocamente si davano e si ricevevano ancora dalle persona del più alto grado, nelle solenni occasioni de' Consolati, de' matrimonj ec. (Vedi Symmac., Epist. IV. 55., IX. 124, e Miscell. p. 256).

[227.] Il ghiro, detto da' Latini glis e da' Francesi loir, è un piccolo animale, che dimora ne' boschi, e rimane intorpidito nel grande inverno (Vedi Plin., Hist. nat. VIII. 82. Buffon, Hist. nat. Tom. VIII, pag. 158. Pennant, Sinopsi de' quadrupedi p. 289.). V'era l'arte di allevare e d'ingrassare un gran numero di ghiri nelle ville Romane, risguardandosi questo come un vantaggioso articolo di economia rurale (Varrone, de re rust. III. 15). L'eccessiva richiesta di essi per le tavole di lusso si accrebbe per le folli proibizioni de' Censori, e si racconta, che sono tuttavia in pregio nella moderna Roma, e si mandano frequentemente in regalo da' Principi Colonna. (Vedi Brotier ultimo editore di Plinio Tom. II. p. 458. ap. Barbou 1779).

[228.] Questo giuoco, che può tradursi co' nomi più a noi famigliari di Trictrac, o di Tavola Reale era il divertimento favorito de' più gravi Romani: ed il Giurisconsulto Muzio Scevola, il vecchio, aveva la fama di abilissimo giuocatore. Era chiamato ludus duodecim scriptorum da' dodici scritti o linee che dividevano in uguali parti l'alveolo, o la tavola. Sopra di esse venivan ordinate due armate, una bianca e l'altra nera, ciascheduna delle quali conteneva quindici uomini, o pezzi, e si muovevano alternativamente secondo le regole del giuoco e le indicazioni delle tessere, o de' dadi. Il Dottor Hide, che fa diligentemente l'istoria, e nota le varietà del Nerdiludium (nome di etimologia Persiana) dall'Irlanda al Giappone, versa su questo lieve soggetto un copioso torrente di erudizione classica ed orientale. Vedi Syntagm. dissertat. Tom. II. p. 217, 405.

[229.] Marius Maximus homo omnium verbosissimus, qui et mythistoricis se voluminibus implicavit. Vopisc. in Hist. August. p. 242. Egli scrisse le vite degli Imperatori da Traiano fino ad Alessandro Severo. Vedi Gerardo Vossio, de Hist. Latin. l. II. c. 3 nelle sue Opere volum. IV, pag. 57.

[230.] Questa satira probabilmente è esagerata. I Saturnali di Macrobio, e l'Epistole di Girolamo danno sufficienti prove, che molti Romani di ambi i sessi, e del più alto grado coltivavano studiosamente la teologia Cristiana e la classica letteratura.

[231.] Macrobio, amico di quei nobili Romani, risguardava le stelle come la causa o almeno i segni de' futuri eventi (de Somn. Scip., l. I. c. 19. p. 68).

[232.] Le storie di Livio (vedi specialmente lib. VI c. 36) son piene dell'estorsioni dei ricchi, e delle angustie dei poveri debitori. La patetica istoria di un bravo antico soldato (Dionis. Alicanass. l. V. c. 26. pag. 347. Ediz. d'Hudson. e Livio II. 23) deve essersi frequentemente ripetuta in quei primi tempi, che tanto immeritamente si son lodati.

[233.] Non esse in civitate duo millia hominum, qui rem haberent: Cicero, Off. II. 21. col Coment. di Paolo Manuz. ediz. del Grevio. Questo indeterminato calcolo fu fatto l'anno di Roma 649 in un discorso dal Tribuno Filippo, ed il sue scopo non meno che quello dei Gracchi (vedi Plutarco) era di deplorare e forse d'esagerare la miseria della plebe.