Inconstans disparque sibi novitatis amore;

Prodiga verborum, sed non et prodiga facti.

Erricus Monac., in vit. S. Germani L. V. apud Vales. notit. Galliae. p. 43. Valesio adduce varie testimonianze per confermare questo carattere, alle quali aggiungerò quella del Prete Costantino (an. 488) che nella vita di S. Germano chiama i ribelli Armorici mobilem et indisciplinatum populum: Vedi gl'Istorici di Francia Tom. I. p. 643.

[358.] Ho creduto necessario di protestarmi contro questa parte del sistema dell'Abate Dubos a cui si è tanto vigorosamente opposto Montesquieu. Vedi Espr. des Loix L. XXX. c. 24.

[359.] Βριταννιαν μεν οι Ρωμαιοι ανασωσασθαι ουκετι εχον (I Romani poi non poterono più racquistar la Britannia). Queste son parole di Procopio (de Bell. Vandal. L. 1. c. 25. p. 181. edit. Louvre) in un passo molto importante, che troppo si è trascurato. Anche Beda (Hist. Anglic. l. 1. c. 12. p. 50. Edit. Smith.) confessa che i Romani lasciarono per sempre la Britannia al tempo d'Onorio. Pure i nostri moderni Storici ed antiquari estendono il termine del loro dominio; e vi sono alcuni che ammettono solo lo spazio di pochi mesi fra la lor partenza e l'arrivo de' Sassoni.

[360.] Beda non ha dimenticato l'accidentale soccorso delle legioni contro gli Scotti ed i Pitti; ed in seguito si daranno più autentiche prove, che gl'indipendenti Brettoni levarono 12,000 uomini per servizio dell'Imperatore Antemio nella Gallia.

[361.] Un dovere verso me stesso, e verso la verità storica mi obbliga a dichiarare, che in questo paragrafo alcune circostanze non son fondate che sulla congettura e l'analogia. L'inflessibilità della nostra lingua mi ha talvolta forzato a deviare dal modo condizionale all'indicativo.

[362.] Προς τας εν Βρεταννια πολεις (alle città della Britannia). Zosim. l. VI. p. 383.

[363.] Due città della Britannia erano Municipia, nove Coloniae, dieci Latii Jure donatae, dodici stipendiariae di classe superiore. Queste particolarità sono prese da Riccardo di Cirencester (de situ Britanniae p. 36). E quantunque non possa parer probabile, ch'egli traesse tali notizie dal Manoscritto di un Generale Romano, dimostra però una genuina cognizione dell'antichità, molto straordinaria per un Monaco del secolo decimoquarto.

[364.] Vedi Maffei, Verona illustrata P. I. L. V. pagina 83, 106.