I Franchi o Francesi son l'unico Popolo d'Europa, che possa dimostrare una continua successione dai conquistatori dell'Impero occidentale. Ma la loro conquista della Gallia fu seguita da dieci secoli d'anarchia e d'ignoranza. Quando risorsero le lettere, gli studiosi, che si eran formati nelle scuole di Atene e di Roma, sdegnarono i Barbari loro maggiori; e passò un lungo tratto di tempo avanti che la paziente fatica potesse preparare i materiali necessari, per soddisfare, o piuttosto eccitare, la curiosità de' tempi più illuminati[203]. Finalmente l'occhio della critica e della Filosofia si rivolse alle antichità di Francia; ma anche i Filosofi sono attaccati dal contagio del pregiudizio, e della passione. I sistemi più disperati, ed esclusivi della personal servitù de' Galli, o della volontaria loro ed uguale alleanza co' Franchi, si sono audacemente immaginati, ed ostinatamente difesi: e gl'intemperanti disputatori si sono vicendevolmente accusati di cospirare contro le prerogative della corona, contra la dignità de' Nobili, o la libertà del Popolo. Pure l'aspro conflitto ha esercitato ultimamente le armi nemiche dell'erudizione e dell'ingegno, ed ogni antagonista, ora vincitore ora vinto, ha estirpato qualche antico errore, e stabilito qualche verità interessante. Un imparziale straniero, istruito dalle scoperte, dalle dispute, ed anche dagli errori loro, può descrivere, con gli stessi autentici materiali, lo stato de' provinciali Romani, dopo che la Gallia fu sottomessa alle armi, ed alle Leggi de' Re Merovingici[204].
La più rozza e servil condizione della società umana è sempre diretta da regole fisse e generali. Quando Tacito osservò la primitiva semplicità de' Germani, scuoprì alcune massime costanti, o costumanze di vita pubblica e privata, che si conservarono da una fedel tradizione fino all'introduzione dell'arte di scrivere, e della lingua Latina[205]. Prima dell'elezione dei Re Merovingici, la più potente tribù, o nazione de' Franchi deputò quattro venerabili Capitani a comporre le leggi Saliche[206]; ed il loro lavoro fu esaminato, ed approvato in tre successive adunanze dal Popolo. Clodoveo dopo il suo Battesimo, ne riformò vari articoli, che sembravano incompatibili col Cristianesimo: il Gius Salico fu di nuovo emendato da' suoi figli; e finalmente sotto il Regno di Dagoberto fu rivisto e promulgato il Codice medesimo nell'attuale sua forma, cento anni dopo lo stabilimento della Monarchia Francese. Dentro l'istesso periodo di tempo, furon trascritti e pubblicati gli usi de' Ripuari; e Carlo Magno medesimo, legislatore del suo secolo, e del suo paese, aveva diligentemente studiate i due corpi di leggi nazionali, che tuttavia si osservavan da' Franchi[207]. La stessa cura si estese anche a' loro vassalli, e furon diligentemente compilati e ratificati dalla suprema autorità de' Re Merovingici i rozzi istituti degli Alemanni e de' Bavari. I Visigoti ed i Borgognoni, le conquiste de' quali nella Gallia precederono quelle de' Franchi, dimostrarono meno impazienza a procurarsi uno de' principali vantaggi della società incivilita. Enrico fu il primo de' Principi Goti, che pose in iscritto le usanze ed i costumi del suo Popolo; e la composizione delle Leggi Borgognone fu un effetto di politica, piuttosto che di giustizia, per sollevare il giogo e riguadagnar l'affezione de' Gallici loro sudditi[208]. Così, per una singolare combinazione, i Germani formarono le semplici loro istituzioni in un tempo, in cui si condusse all'ultima sua perfezione l'elaborato sistema della Giurisprudenza Romana. Possiamo confrontare nelle Leggi Saliche, e nelle Pandette di Giustiniano, i primi rudimenti e la piena maturità del sapore civile; e per quanto possiamo esser prevenuti in favore de' Barbari, le nostre più tranquille riflessioni attribuiranno a' Romani i superiori vantaggi, non solo della scienza e della ragione, ma anche dell'umanità e della giustizia. Pure le leggi de' Barbari erano adattate a' bisogni e desiderj, alle occupazioni ed alla capacità loro; e tutte contribuivano a conservar la pace, ed a promuovere i vantaggi della società, per uso della quale in principio erano state fatte. I Merovingi, in cambio d'imporre una regola uniforme di condotta a' diversi lor sudditi, permisero ad ogni Popolo, e ad ogni famiglia del loro Impero di usare liberamente le domestiche loro costituzioni[209]; nè i Romani furono esclusi da' comuni vantaggi di questa civil tolleranza[210]. I figli abbracciavan la legge de' loro padri, la moglie quella del marito, il liberto quella del padrone; ed in tutte le cause, nelle quali fossero di varia nazione le parti, l'attore o l'accusatore era tenuto a seguitare il foro del reo, che può sempre avere una giudicial presunzione di diritto o d'innocenza. Si concedeva una maggior libertà, se uno alla presenza del Giudice, dichiarava la legge, secondo la quale voleva vivere, e la nazional società, a cui desiderava d'appartenere. Tale indulgenza doveva abolire le parziali distinzioni della vittoria; ed i provinciali Romani potevano pazientemente soffrire gl'incomodi della lor condizione, giacché da loro stessi dipendeva di godere il privilegio di liberi e bellicosi Barbari[211], se ne volevano assumere il carattere.
Quando la giustizia esige inesorabilmente la morte dell'omicida, ogni privato cittadino viene confortato dalla sicurezza, che le Leggi, i Magistrati, e tutta la società vegliano alla personal sua salute. Ma nella disfrenata società de' Germani la vendetta fu sempre onorevole, e spesso meritoria: l'indipendente guerriero puniva, o vendicava con le proprie mani le ingiurie, ch'egli aveva fatte, o ricevute: e non dovea temere, che il risentimento de' figli, e de' congiunti del nemico, ch'egli aveva sacrificato alle proprie passioni. Il Magistrato, consapevole della sua debolezza, s'interponeva non per punire, ma per riconciliare; ed era ben soddisfatto se poteva persuadere, o costringere, le parti contendenti a pagare, o ad accettare la moderata tassa, ch'era stata fissata come prezzo del sangue[212]. Il feroce spirito de' Franchi si sarebbe opposto ad una più rigorosa sentenza; la stessa fierezza deprezzava quest'inefficaci ritegni; e quando i semplici loro costumi furon corrotti dalla ricchezza della Gallia, era continuamente violata la pubblica pace da atti di repentini, o deliberati delitti. In ogni giusto Governo, s'infligge o almeno s'impone la medesima pena per l'uccisione d'un Villano o d'un Principe. Ma la nazional disuguaglianza, stabilita da' Franchi ne' loro processi criminali, fu l'ultimo insulto, ed abuso della conquista[213]. Ne' tranquilli momenti della Legislazione, solennemente pronunziarono, che la vita d'un Romano fosse di minor valore di quella d'un Barbaro. L'Antrustione[214], vocabolo ch'esprimeva la più illustre nascita o dignità fra i Franchi, era valutato la somma di seicento monete d'oro, mentre il nobile Provinciale, ch'era ammesso alla tavola del Re, poteva esser ucciso legalmente con la spesa di trecento monete. Dugento si stimarono sufficienti per un Franco di condizione ordinaria; ma i Romani più bassi erano esposti al disonore, ed al pericolo, mediante una tenue compensazione di cento, o anche di cinquanta monete d'oro. Se queste leggi si fossero regolate con qualche principio d'equità o di ragione, la pubblica difesa avrebbe dovuto supplire in giusta proporzione alla mancanza di forza personale. Ma il Legislatore avea pesato nella bilancia, non della giustizia, ma della politica, la perdita d'un soldato e quella d'uno schiavo: la testa d'un insolente rapace Barbaro era guardata da una grave tassa; e si dava il più tenue aiuto a' sudditi più deboli. Il tempo appoco appoco abbattè l'orgoglio de' conquistatori, e la pazienza de' vinti; ed il più audace cittadino apprese per esperienza, ch'ei poteva soffrire più ingiurie di quelle, che potesse farne. A misura che i costumi dei Franchi divenner meno feroci, le lor leggi si renderono meno severe; ed i Re Merovingici tentarono di imitare l'imparzial rigore de' Visigoti, e de' Borgognoni[215]. Sotto l'impero di Carlo Magno, l'omicidio era generalmente punito con la morte; e l'uso delle pene capitali si è abbondantemente moltiplicato nella Giurisprudenza della moderna Europa[216].
Le professioni civili e militari, ch'erano state separate da Costantino, furono di nuovo unite insieme da' Barbari. Il duro suono de' nomi Teutonici fu addolcito riducendoli a' titoli latini di Duca, di Conte, o di Prefetto, ed il medesimo Ufiziale prese nel suo distretto il comando delle truppe, e l'amministrazione della giustizia[217]. Ma il fiero ed inculto Capitano rade volte era capace di soddisfare a' doveri di Giudice, che richiedono tutte le facoltà d'una mente filosofica, laboriosamente coltivata dall'esperienza e dallo studio; e la sua rozza ignoranza fu costretta ad abbracciare alcuni semplici, e visibili metodi di assicurar la causa della giustizia. In ogni religione si è invocata la Divinità per confermare la verità, o per punire la falsità della testimonianza umana; ma questo potente istrumento fu male applicato dalla semplicità de' Germani Legislatori, o se ne abusarono. La parte accusata poteva giustificare la sua innocenza, producendo al Tribunale un numero di amichevoli testimoni, che solennemente dichiaravano la loro credenza o sicurezza, ch'esso non fosse colpevole. Secondo il peso dell'accusa moltiplicavasi questo numero legale di Compurgatori; per assolvere un incendiario, o un assassino, si richiedevano settantadue persone; e quando era sospetta la castità d'una Regina di Francia, trecento valorosi Nobili giuravano senza esitare, che il nato Principe era stato realmente generato dal defunto di lei marito[218]. Il delitto, e lo scandalo di manifesti e frequenti spergiuri indussero i Magistrati a rimovere tali pericolose tentazioni; ed a supplire a' difetti della testimonianza umana per mezzo de' famosi sperimenti del fuoco e dell'acqua. Tali straordinarie prove furono sì capricciosamente immaginate, che in alcuni casi il delitto, ed in altri l'innocenza, non potea provarsi senza l'interposizione d'un miracolo. Facilmente, si procuravan questi miracoli dalla frode, e dalla credulità; le cause più intricate si decidevano con questo facile ed infallibile metodo; ed i turbolenti Barbari, che avrebbero sdegnato la sentenza del Magistrato, umilmente si sottomettevano al giudizio di Dio[219].
Ma le prove per via di duello, appoco appoco, ebbero il maggior credito ed autorità presso un Popolo guerriero, che non potea credere che un uomo valoroso meritasse di soffrire, o un vigliacco di vivere[220]. Sì ne' processi civili, che ne' criminali, l'attore o l'accusatore, il reo, o anche il testimone, erano esposti alla mortal disfida per parte dell'avversario, che mancava di prove legali; e dovevano, o abbandonar la causa, o pubblicamente sostenere il proprio onore nel campo di battaglia. Combattevano essi, o a piedi o a cavallo, secondo l'uso della loro nazione[221]; e la decisione della spada, o della lancia veniva ratificata dalla sanzione del Cielo, del Giudice, e del Popolo. Questa legge sanguinaria fu introdotta nella Gallia dai Borgognoni; e Gundobaldo[222] loro Legislatore condiscese a rispondere in tal modo alle querele ed obbiezioni d'Avito, suo suddito. «Non è egli vero, disse il Re di Borgogna al Vescovo, che l'evento delle guerre delle Nazioni o de' combattimenti privati è diretto dal giudizio di Dio; e che la sua Provvidenza aggiudica la vittoria a chi ha la causa più giusta?» Per mezzo di tali argomenti, che in quel tempo prevalsero, l'assurda e crudel pratica de' duelli giudiciali, ch'era stata propria di alcune Tribù di Germania, fu propagata e stabilita in tutte le monarchie dell'Europa, dalla Sicilia fino al Baltico. Al termine di dieci secoli, il regno della violenza legale non era totalmente estinto, e sembra, che le censure inefficaci de' Santi, de' Papi, e de' Sinodi provino solo, che la forza della superstizione s'indebolisce quando, contro la sua natura, fa lega colla ragione, e coll'umanità. I tribunali eran macchiati col sangue forse di innocenti e rispettabili cittadini; la legge, che ora favorisce il ricco, allora cedeva al forte; ed il vecchio, il debole, l'infermo eran condannati o a rinunziare a' loro più be' diritti e possessi, o a sostenere i pericoli d'un disuguale combattimento[223], o ad affidarsi al dubbioso aiuto d'un campion mercenario. Questa oppressiva Giurisprudenza regolava i Provinciali della Gallia, che si querelavano di qualche ingiuria fatta loro nelle persone, o ne' beni. Per quanto fosse grande la forza o il coraggio degli individui, i vittoriosi Barbari erano al di sopra nell'amore, e nell'esercizio delle armi; ed il vinto Romano era ingiustamente citato a ripetere nella propria persona la sanguinosa contesa, che già era stata decisa contra la sua patria[224].
Un esercito divoratore di centoventimila Germani anticamente aveva passato il Reno sotto il comando d'Ariovisto. Fu appropriata loro la terza parte delle fertili terre de' Sequani; ed il Conquistatore ben tosto ripetè le sue oppressive domande d'un'altra terza parte per uso d'una nuova colonia di ventimila Barbari, ch'egli aveva invitato a partecipare della ricca messe della Gallia[225]. Alla distanza di cinquecento anni, i Visigoti, ed i Borgognoni, che vendicarono la disfatta d'Ariovisto, usurparono la stessa disugual proporzione de' due terzi delle terre soggette. Ma questa distribuzione, invece d'estendersi a tutta la Provincia, può ragionevolmente limitarsi a' particolari distretti, ne' quali si era stabilito il Popolo vittorioso per propria elezione, o per la politica del suo Capitano. In questi distretti ogni Barbaro era legato con qualche provinciale Romano da' vincoli dell'ospitalità. Il proprietario era costretto di cedere a quest'ospite non gradito due terzi del suo patrimonio. Ma il Germano pastore, o cacciatore, si sarà talvolta contentato d'uno spazioso tratto di selva, o di pastura, rilasciando la più piccola, quantunque più valutabile parte, al travaglio dell'industrioso Agricoltore[226]. La mancanza di antiche ed autentiche testimonianze ha favorito l'opinione, che la rapina de' Franchi non fosse moderata, o coperta dalle formalità d'una legal divisione; che questi si fosser dispersi nelle Province della Gallia senza ordine o ritegno veruno; e che ogni vittorioso ladro, secondo i suoi bisogni, la sua avarizia, e la sua forza, misurasse con la spada l'estensione del nuovo suo patrimonio. I Barbari, che si trovavano in distanza dal lor Sovrano, saranno forse stati tentati ad esercitare tali arbitrarie depredazioni; ma la stabile ed artificiosa politica di Clodoveo doveva frenare uno spirito licenzioso, che avrebbe aggravato la miseria del vinto, nel tempo che corrompeva l'unione, e la disciplina de' conquistatori. Il memorabile vaso di Soissons è un monumento, ed una prova della regolar distribuzione delle spoglie Galliche. Era dovere, ed interesse di Clodoveo il provvedere di premj una armata vittoriosa, e di stabilimenti un numeroso Popolo, senza però cagionare de' dispiaceri, e delle ingiurie superflue a' suoi leali Cattolici della Gallia. L'ampio fondo, ch'ei poteva legittimamente acquistare dall'Imperial patrimonio, i terreni vacanti, e le Gotiche usurpazioni, dovevan diminuire la crudele necessità dell'invasione e della confisca; e gli umili Provinciali dovevano più pazientemente piegarsi all'uguale e regolar distribuzione della loro perdita[227].
La ricchezza de' Principi Merovingi consisteva nell'esteso lor patrimonio. Dopo la conquista della Gallia, tuttavia si dilettavano della rustica semplicità dei loro maggiori: le città furono abbandonate alla solitudine, ed alla decadenza; e le monete, le carte, ed i sinodi loro, portano sempre i nomi delle ville o dei palazzi rurali, ne' quali successivamente risederono. Erano sparsi per le Province del loro regno centosessanta di questi palazzi, titolo che non dev'eccitare alcuna inopportuna idea d'arte, o di lusso, e se alcuni di essi potevano pretender l'onore di Fortezze, la massima parte non debbono stimarsi, che utili fattorie. L'abitazione de' chiomati Re era circondata da comode corti, e da stalle pel bestiame, e pei polli; il giardino conteneva degli utili vegetabili; si esercitavano da mani servili per vantaggio del Sovrano le varie specie di commercio, i lavori dell'agricoltura, ed anche le arti della caccia, e della pesca: i suoi magazzini erano pieni di grano, e di vino o per vendersi o per il consumo, e tutta l'amministrazione si regolava con le più strette massime della privata economia[228]. Quest'ampio patrimonio fu destinato a sostenere l'estesa ospitalità di Clodoveo, e de' suoi successori; ed a premiare la fedeltà de' bravi loro compagni, che tanto in pace, che in guerra erano addetti al loro personal servizio. In vece d'un cavallo o di una continua armatura, ogni compagno, secondo il proprio grado, merito o favore, era investito d'un Benefizio: nome primitivo, e più semplice modello delle possessioni feudali. Tali doni potevan riprendersi a piacimento del Sovrano; e la debole sua prerogativa traeva qualche vantaggio dall'influenza della sua liberalità. Ma questo dipendente possesso, fu appoco appoco, abolito[229] dagl'indipendenti, e rapaci nobili della Francia, che formarono un perpetuo patrimonio, ed un'ereditaria successione de' lor Benefizi: rivoluzione salutare per li terreni che erano stati danneggiati, o negletti da' loro precari signori[230]. Oltre questi beni reali e beneficiari, nella divisione della Gallia era stata assegnata loro una gran porzione di terre Allodiali e Saliche: queste erano esenti dal tributo, e le terre Saliche si dividevano ugualmente fra i discendenti maschi de' Franchi[231].
Nelle sanguinose discordie, e nella tacita decadenza della stirpe Merovingica, si formò nelle Province una nuova specie di tiranni, che sotto la denominazione di seniori o Signori usurparono un diritto di governare, ed una licenza d'opprimere i sudditi de' particolari lor territori. La loro ambizione poteva tenersi a freno bensì dall'ostile resistenza d'un uguale; ma le leggi s'estinsero; ed i sacrileghi Barbari, che ardivano di provocar la vendetta d'un santo, o d'un vescovo[232], rade volte rispettavano i termini d'un profano e debol vicino. I comuni o pubblici diritti naturali, quali si erano sempre mantenuti dalla Romana Giurisprudenza[233], furono rigorosamente limitati da' Germani conquistatori, il divertimento, o piuttosto la passione dei quali era l'esercizio della caccia. L'esteso dominio, che l'Uomo ha preso su' selvaggi abitatori della terra, dell'aria e dell'acqua, fu ristretto ad alcuni fortunati individui della specie umana. La Gallia fu di nuovo coperta di boschi; e gli animali, riservati all'uso o al piacere del Signore, potevan devastare impunemente le campagne degl'industriosi vassalli. La caccia era il sacro privilegio de' Nobili, e de' famigliari loro servi. I trasgressori plebei erano gastigati per legge con verghe, e con la carcere[234]; ed in un secolo che ammetteva una tenue composizione per la vita d'un cittadino, era un delitto capitale il distruggere un cervo, o un toro salvatico dentro i recinti delle foreste reali[235].
Secondo le massime della guerra antica, il vincitore diveniva Signore del nemico, ch'egli avea soggiogato e conservato in vita[236]: e la lucrosa causa della servitù personale, ch'era stata quasi soppressa dalla pacifica sovranità di Roma, si fece di nuovo risorgere e si moltiplicò dalle perpetue ostilità degl'indipendenti Barbari. Il Goto, il Borgognone o il Franco, che tornava da una spedizione di buon successo, si traeva dietro una lunga serie di pecore, di bovi e di schiavi umani, ch'esso trattava col medesimo brutal disprezzo. I giovani d'un'elegante figura, e di buono aspetto erano messi a parte per il servizio domestico: situazione dubbiosa, che gli esponeva alternativamente al favorevole o crudele impulso delle passioni. Gli artefici e servi utili (come i fabbri, i legnaiuoli, i sarti, i calzolai, i cuochi, i giardinieri, i tintori, gli orefici, ed argentieri ec.) impiegavano la loro abilità per uso e vantaggio de' loro padroni. Ma gli schiavi Romani, che eran privi d'arte e capaci di fatica, venivan condannati, senza riguardo alla prima lor condizione, a guardare il bestiame, ed a coltivar le terre de' Barbari. Il numero degli schiavi ereditari ch'erano attaccati a' patrimoni Gallici, veniva continuamente accresciuto da nuove reclute; ed il servil Popolo, secondo la situazione ed il carattere de' padroni, talora veniva sollevato mercè di una precaria indulgenza; e più frequentemente depresso da un capriccioso dispotismo[237]. Si esercitava da questi padroni un assoluto potere di vita e di morte sopra di loro; e quando maritavan le proprie figlie, si mandava, come un dono nuziale in un lontano paese[238], una quantità di servi utili, incatenati su' carri per impedirne la fuga. La maestà delle Leggi Romane difendeva la libertà d'ogni cittadino contro i temerari effetti della propria sua miseria, o disperazione. Ma i sudditi de Re Merovingi potevano alienare la loro libertà personale; e questo atto di legal suicidio, che frequentemente si praticava, vien espresso con termini i più vergognosi, ed umilianti per la dignità della natura umana[239]. L'esempio del povero che comprava la sua vita col sacrifizio di tutto ciò, che può render la vita stessa desiderabile, fu appoco appoco imitato dal debole, e dal devoto che, in tempi di pubbliche turbolenze, vilmente correva in folla a ripararsi sotto il baloardo d'un potente Capo, ed intorno alle reliquie d'un santo popolare. Si accettava la lor sommissione da questi temporali o spirituali padroni; ed il precipitoso atto irreparabilmente fissava la lor condizione, e quella dell'ultima loro posterità. Dal regno di Clodoveo, per cinque secoli successivi, le leggi, ed i costumi de' Galli furono uniformemente diretti a promuovere l'accrescimento, ed a confermar la durata della personal servitù. Il tempo, e la violenza quasi cancellarono i gradi intermedi della società; e lasciarono un oscuro, ed angusto intervallo fra il nobile e lo schiavo. Quest'arbitraria e recente divisione si è trasformata dall'orgoglio e dal pregiudizio in una distinzion nazionale, universalmente stabilita dalle armi e dalle leggi de' Merovingi. I Nobili, che vantavano la genuina o favolosa lor discendenza dagl'indipendenti, e vittoriosi Franchi, hanno sostenuto l'inalienabil diritto di conquista, e ne hanno abusato sopra un'avvilita folla di schiavi e plebei, a' quali attribuivano l'immaginaria disgrazia d'una estrazione Gallica o Romana.
Lo stato generale e le rivoluzioni della Francia, nome imposto a quel regno da' conquistatori, può illustrarsi coll'esempio particolare d'una Provincia, di una diocesi e d'una Famiglia Senatoria. L'Alvergna in antico aveva conservato una giusta superiorità fra gli Stati, e le città indipendenti, della Gallia. I bravi e numerosi abitatori di essa mostravano un trofeo singolare, cioè la spada che Cesare stesso avea perduto quando fu rispinto dalle mura di Gergovia[240]. Risguardandosi essi come discendenti comuni di Troia, vantavano una fraterna connessione co' Romani[241]: e se ogni Provincia avesse imitato il coraggio e la fedeltà dell'Alvergna, si sarebbe potuto impedire, o differir la caduta dell'Occidentale Impero. Mantennero costantemente la fedeltà, che avevano con ripugnanza giurata a' Visigoti; ma quando i loro più valorosi nobili restarono uccisi nella battaglia di Poitiers, accettarono senza resistenza un vittorioso e cattolico Sovrano. Si compì, e si possedè questa facile e pregevol conquista da Teodorico, figlio maggiore di Clodoveo: ma era separata da' suoi Stati d'Austrasia quella distante Provincia, per l'interposizione de' regni di Soissons, di Parigi e d'Orleans che dopo la morte del padre formarono l'eredità de' suoi tre fratelli. Childeberto, Re di Parigi, fu tentato dalla vicinanza e dalla beltà dell'Alvergna[242]. La campagna superiore, che s'innalza verso il mezzodì nelle montagne di Cevennes, presentava un ricco e vario prospetto di boschi e di pasture; i lati de' colli eran vestiti di viti; ed ogni eminenza era coronata da una villa o da un castello. Nell'Alvergna inferiore, il fiume Allier scorre per la bella e spaziosa pianura di Limagna; e l'inesausta fertilità del suolo somministrava, e tuttavia somministra, senz'alcuno intervallo di riposo, la costante ripetizione delle stesse raccolte[243]. Sulla falsa notizia, che il legittimo loro Sovrano fosse stato ucciso in Germania, si rese la città e diocesi d'Alvergna dal nipote di Sidonio Apollinare. Childeberto godè di questa clandestina vittoria; ed i sudditi liberi di Teodorico minacciarono d'abbandonare le sue bandiere, se si lasciava trasportare dal suo sdegno privato, mentre la nazione era impegnata nella guerra di Borgogna. Ma i Franchi d'Austrasia tosto cederono alla persuasiva eloquenza del loro Re. «Seguitemi,» disse Teodorico, «nell'Alvergna; io vi condurrò in una Provincia, dove potrete acquistare dell'oro, dell'argento, degli schiavi, del bestiame e de' mobili preziosi in quell'abbondanza, che potete desiderare. Io vi confermo la mia promessa: vi do in preda il Popolo e la sua ricchezza; e voi potrete a vostro piacere trasportar tutto nel vostro paese.» Mediante l'esecuzione di questa promessa, Teodorico perdè giustamente la fedeltà d'un Popolo ch'ei condannò alla distruzione. Le sue truppe, rinforzate da' più feroci Barbari della Germania[244], sparsero la desolazione sulla fruttifera faccia dell'Alvergna; e solo due Piazze, un forte castello, ed un santuario furon salvati o redenti dal licenzioso loro furore. La Fortezza di Meroliac[245] era posta sopra un'alta rupe, che s'innalzava cento piedi sulla superficie del piano; ed erano incluse dentro il ricinto delle sue fortificazioni, una gran conserva d'acqua fresca, ed alcune terre coltivabili. I Franchi risguardavano con invidia e disperazione quella insuperabil Fortezza: ma sorpresero una truppa di cinquanta soldati dispersi, e siccome erano oppressi dal numero de' loro schiavi, fissarono l'alternativa della vita ad un piccolo prezzo, o della morte per queste miserabili vittime, che i crudeli Barbari eran pronti a scannare, se la guarnigione ricusava di rendersi. Un altro distaccamento penetrò fino a Brivas o Brioude, dove gli abitanti si erano rifuggiti co' loro mobili di più valore nel Santuario di S. Giuliano. Le porte della Chiesa resisterono all'assalto; ma un audace soldato v'entrò per una finestra del Coro, ed aprì il passo a' suoi compagni. Si strapparono crudelmente dall'altare il Clero ed il Popolo, le spoglie sacre e le profane; e si fece la sacrilega divisione ad una piccola distanza dalla città di Brioude. Ma quest'atto d'empietà fu severamente punito dal devoto figlio di Clodoveo. Ei gastigò con la morte i delinquenti più atroci; rilasciò i segreti lor complici alla vendetta di S. Giuliano; liberò gli schiavi; restituì la preda; ed estese i diritti del santuario a cinque miglia in giro intorno al sepolcro del santo Martire[246].