Prima che l'armata d'Austrasia si ritirasse dall'Alvergna, Teodorico volle qualche sicurezza della futura fedeltà d'un Popolo, il giusto odio del quale non poteva frenarsi, che dal timore. Fu data in mano del Conquistatore una scelta truppa di nobili giovani, figli de' principali Senatori, come ostaggi della fede di Childeberto e de' suoi Nazionali. Al primo rumore di guerra o di cospirazione quest'innocenti giovani furono ridotti ad uno stato di servitù; ed uno di loro, chiamato Attalo[247], le avventure del quale sono più particolarmente riferite, custodiva i cavalli del suo padrone nella Diocesi di Treveri. Dopo una penosa ricerca, fu egli trovato in quell'indegna occupazione da quelli che aveva mandato il suo avo Gregorio, Vescovo di Langres; ma le lor offerte di riscatto vennero duramente rigettate dall'avarizia del Barbaro, che esigeva un'esorbitante somma di dieci libbre d'oro per la libertà del nobile suo schiavo. Si effettuò la sua liberazione, mediante l'arrischioso stratagemma di Leone, schiavo attenente alle cucine del Vescovo di Langres[248]. Un incognito agente facilmente l'introdusse nell'istessa Famiglia. Il Barbaro comprò Leone per il prezzo di dodici monete d'oro; ed ebbe piacere d'intendere, ch'egli s'era molto abilitato nel lusso d'una tavola Episcopale: «Domenica prossima,» disse il Franco, «inviterò i miei vicini e parenti. Impiega tutta la tua arte, e costringili a confessare, ch'essi non hanno mai veduto, nè gustato un pranzo simile neppure in casa del Re». Leone l'assicurò, che se egli avesse provveduto una sufficiente quantità di polli, sarebbero stati soddisfatti i suoi desiderj. Il padrone, che già aspirava al merito d'una elegante ospitalità, si prese come sua la lode che i voraci commensali concordemente diedero al suo cuoco; ed il destro Leone insensibilmente acquistò la confidenza, ed il maneggio della famiglia. Dopo aver pazientemente aspettato un intiero anno, ei disse cautamente ad Attalo il suo disegno, e l'esortò a prepararsi alla fuga nella seguente notte. Le intemperanti persone, convitate a cena, uscirono quella sera a mezza notte da tavola; ed il genero del Franco, che Leone servì al suo appartamento con una bevanda notturna, andava scherzando sulla facilità, con cui poteva esso tradire la sua fede. L'intrepido schiavo, dopo aver sostenuta questa pericolosa celia, entrò nella camera del suo padrone; ne tolse la lancia e lo scudo; trasse tacitamente i più veloci cavalli dalla stalla; aprì le pesanti porte, ed eccitò Attalo a salvare con pronta diligenza la propria vita e libertà. I loro timori gli mossero a lasciare i cavalli sulle rive della Mosa[249]; passarono il fiume a nuoto, andaron vagando tre giorni per la vicina foresta; e sussisterono solo per l'accidentale scoperta che fecero d'un susino salvatico. Mentre stavan nascosti in un oscuro bosco, udiron lo strepito de' cavalli; furono spaventati dal truce aspetto del loro padrone; e con orrore sentirono la sua dichiarazione, che se poteva prendere i rei fuggitivi, voleva tagliarne uno a pezzi con la sua spada, ed espor l'altro sopra un patibolo. Finalmente Attalo, ed il fedel suo Leone giunsero all'amica abitazione d'un Prete di Reims, che ristorò le loro mancanti forze con pane e vino, gli celò alle ricerche del loro nemico e gli condusse salvi, fuori de' confini dal Regno d'Austrasia, al palazzo episcopale di Langros. Gregorio abbracciò il suo nipote con lacrime di allegrezza; liberò con gratitudine Leone, e tutta la sua famiglia, dal giogo della servitù, e gli concesse la proprietà d'una possessione, dove potè finire i suoi giorni felicemente, ed in libertà. Questa singolare avventura notata con tante circostanze di verità e di natura fu raccontata forse da Attalo stesso al suo cugino o nipote, primo Istorico dei Franchi. Gregorio di Tours[250] era nato circa sessant'anni dopo la morte di Sidonio Apollinare: e la loro situazione fu quasi simile, mentre ciascheduno di essi fu nativo dell'Alvergna, Senatore e Vescovo. La differenza però dello stile e de' sentimenti loro può dimostrare la decadenza della Gallia, e far chiaramente conoscere quanto la mente umana in così breve spazio avea perduto d'energia e di acutezza[251].
Abbiamo adesso motivo di non curare le opposte fra loro, e forse artificiose rappresentazioni, che hanno mitigato, o esagerato l'oppressione de' Romani della Gallia sotto il regno de' Merovingi. I conquistatori non promulgarono mai alcun editto generale di servitù, o di confiscazione: ma un Popolo degenerato, che scusava la propria debolezza con gli speciosi nomi di gentilezza e di pace, era esposto alle armi ed alle leggi de' feroci Barbari, che insidiavano con disprezzo le possessioni, la libertà e la sicurezza di esso. Le lor personali ingiurie furon parziali ed irregolari, ma il corpo de' Romani sopravvisse alla rivoluzione, e continuò a conservare la qualità e i privilegi de' cittadini. Si preso una gran parte delle loro terre per uso de' Franchi: ma essi godevano il rimanente immune da' tributi[252]; e la stessa irresistibil violenza, che tolse di mezzo le arti e le manifatture della Gallia, distrusse l'elaborato e dispendioso sistema dell'Imperial dispotismo. I Provinciali dovevan frequentemente deplorare la rozza giurisprudenza delle Leggi Saliche o Ripuarie; ma la lor vita privata, negl'importanti affari del matrimonio, de' testamenti, o dell'eredità, era sempre regolata secondo il Codice Teodosiano: ed un Romano malcontento poteva liberamente aspirare o discendere al titolo e carattere di Barbaro. Gli onori dello Stato erano accessibili alla sua ambizione; l'educazione e l'indole de' Romani li rendeva più specialmente atti agli ufizi del Governo civile; e tostochè l'emulazione ebbe riacceso il loro militare ardore fu permesso a' medesimi di marciar nelle linee, o anche alla testa de' vittoriosi Germani. Io non mi proporrò d'enumerare i Generali ed i Magistrati, i nomi de' quali[253] attestano la generosa politica de' Merovingi. Il comando supremo della Borgogna, col titolo di Patrizio, fu successivamente affidato a tre Romani, e Mummolo[254], l'ultimo ed il più potente fra essi che alternativamente salvò e disturbò la Monarchia, era succeduto a suo padre nel posto di Conte d'Autun, e lasciò un tesoro di trenta talenti d'oro, e di dugentocinquanta d'argento. I feroci ed ignoranti Barbari furono esclusi per varie generazioni dalle dignità, ed anche dagli ordini della Chiesa[255]. Il Clero della Gallia era quasi tutto composto di nativi Provinciali; gli altieri Franchi si prostravano a' piedi de' loro sudditi ch'erano investiti del carattere episcopale; e la potenza e le ricchezze che si erano perdute in guerra, furono appoco appoco ricuperate per mezzo della superstizione[256]. In tutti gli affari temporali, il Codice Teodosiano era la Legge universale del Clero; ma la Giurisprudenza Barbara aveva abbondantemente provvisto alla loro personal sicurezza: un Suddiacono equivaleva a due Franchi; l'Antrustione ed il Prete si reputavano dell'istesso valore; e la vita d'un Vescovo era valutata molto al di sopra della misura comune, al prezzo di novecento monete d'oro[257]. I Romani comunicarono a' loro conquistatori l'uso della Religione Cristiana, e della lingua latina[258]: ma la lingua e la religione loro erano ugualmente degenerate dalla semplice purità del tempo d'Augusto e degli Apostoli. Il progresso della superstizione e del Barbarismo fu rapido ed universale: il culto de' Santi celava agli occhi volgari il Dio de' Cristiani; ed il rozzo dialetto de' contadini e de' soldati fu corrotto da un idioma e pronunzia Teutonica. Puro tal uso di sacra e di social comunione sradicò le distinzioni della nascita, e della vittoria; e le nazioni della Gallia a grado a grado, si confusero fra loro sotto il nome ed il governo de' Franchi.
I Franchi, di poi che si furono mescolati co' Gallici loro sudditi, avrebbero potuto far loro il dono del più valutabile fra' beni umani, cioè uno spirito ed un sistema di libertà costituzionale. Sotto un Re ereditario, ma limitato, i capi o consiglieri avrebber potuto deliberare a Parigi nel palazzo de' Cesari: il vicino campo, dove gl'Imperatori passavano in rivista le mercenarie loro legioni, avrebbe potuto contenere la legislativa assemblea di uomini liberi e guerrieri; e quel rozzo modello, ch'erasi abbozzato ne' boschi della Germania[259], avrebbe potuto ripulirsi e perfezionarsi dalla sapienza civile de' Romani. Ma i trascurati Barbari, sicuri della lor personale indipendenza, sdegnarono la cura del Governo; furono tacitamente abolite le annue adunanze del mese di Marzo, e la nazione restò separata, e quasi disciolta dalla conquista della Gallia[260]. Si lasciò la Monarchia senz'alcuno regolare stabilimento di giustizia, di milizia, o di rendite. A' successori di Clodoveo mancò sufficiente fermezza per assumere, o forza per esercitare la potestà legislativa ed esecutrice, che il Popolo avea abbandonato: la dignità reale non si distingueva, che mediante un più ampio privilegio di rapina e d'uccisione; e l'amor della libertà, sì spesso invigorito e disonorato dall'ambizione privata, si ridusse fra' licenziosi Franchi al disprezzo dell'ordine, ed al desiderio dell'impunità. Settantacinque anni dopo la morte di Clodoveo, il suo nipote Gontranno, Re di Borgogna mandò un esercito ad invadere gli Stati gotici della Settimania, o Linguadoca. Le truppe della Borgogna, del Berry, della Alvergna, e de' territori addiacenti, furono eccitate dalla speranza della preda: esse marciarono senza disciplina sotto le bandiere de' Conti Germani, o Gallici: i loro attacchi furono deboli, e senza successo; ma vennero desolate con indistinto furore le Province amiche e nemiche. Si abbruciarono i campi di grano, i villaggi, e le stesse chiese; gli abitanti furon uccisi, o fatti schiavi; e nella disordinata ritirata, che fecero quegl'inumani selvaggi, cinquemila di essi restaron distrutti dalla fame, o dalle intestine discordie. Quando il pio Gontranno rimproverò a' loro condottieri tal colpa, o trascuratezza, e minacciò di sottoporli non ad una giudicial sentenza, ma ad una pronta ed arbitraria esecuzione, essi accusarono l'universale ed incurabile corruzione del Popolo: «Nessuno (dissero) ormai più teme, o rispetta il proprio Re, Duca o Conte. Ognuno ama di far male, e liberamente seconda le ree sue inclinazioni. La più blanda correzione eccita immediatamente un tumulto; e l'incauto Magistrato che ardisce di censurare, o di frenare i sediziosi suoi sottoposti, rade volte può salvar la vita dalla loro vendetta».[261] È stato riservato alla medesima nazione di esporre, con gl'intemperanti suoi vizi, il più odioso abuso della libertà, o di riparar le proprie mancanze con lo spirito d'onore e d'umanità, che ora solleva e decora la loro obbedienza ad un assoluto Sovrano.
I Visigoti avean ceduto a Clodoveo la massima parte de' loro Stati della Gallia, ma la perdita, ch'essi fecero, fu ampiamente compensata dalla facil conquista, e dal sicuro godimento delle Province della Spagna. Dalla monarchia de' Goti, che tosto occupò il regno svevico della Gallicia, i moderni Spagnuoli traggono tuttavia qualche nazional vanità: ma un Istorico del romano Impero non è invitato, nè obbligato a proseguire le oscure e sterili serie de' loro annali[262]. I Goti di Spagna restarono separati dagli altri uomini per causa delle alte cime de monti Pirenei: ed i loro costumi ed istituti, in quanto eran comuni alle tribù Germaniche, si sono già esposti. Ho anticipato nel capitolo procedente i più importanti degli ecclesiastici, loro eventi, cioè la caduta dell'Arrianesmo, o la persecuzione degli Ebrei: e non rimane, che ad osservare alcune interessanti circostanze, relative alla civile ed ecclesiastica costituzione del Regno di Spagna.
I Franchi ed i Visigoti, dopo la lor conversione dall'idolatria, o dall'eresia, eran disposti ad abbracciare con ugual sommissione gl'intrinseci mali, e gli accidentali vantaggi della superstizione. Ma i Prelati della Francia, molto tempo prima che s'estinguesse la stirpe Merovingica, avean degenerato in Barbari combattenti o cacciatori. Essi sdegnarono l'uso de' sinodi; obbliarono le leggi della temperanza e della castità; e preferirono di appagare l'ambizione ed il lusso privato, al generale interesse della professione sacerdotale[263]. I Vescovi di Spagna rispettavan se stessi; ed erano rispettati dal pubblico; l'indissolubile unione loro ne cuopriva i vizi, e ne confermava l'autorità, e la regolar disciplina della Chiesa introdusse la pace, l'ordine, e la stabilità nel governo dello Stato. Dal Regno di Recaredo, primo Re Cattolico, fino a quello di Vitizia, immediato predecessore dello sfortunato Rodrigo, furono successivamente convocati sedici Concili nazionali. I sei Metropolitani di Toledo, di Siviglia, di Merida, di Braga, di Tarragona e di Narbona presedevano secondo la rispettiva loro anzianità; l'assemblea era composta de' Vescovi lor suffraganei, che vi comparivano in persona, o per mezzo de' loro procuratori, ed assegnavasi un luogo anche a più santi, o ricchi Abbati spagnuoli. Per i primi tre giorni della adunanza, finattantochè si agitavano le questioni ecclesiastiche di dottrina, o di disciplina, i profani laici erano esclusi dalle lor dispute, che si dicevano per altro con decente solennità. Ma la mattina del quarto giorno, si aprivan le porte per far entrare, i grandi Ufiziali del Palazzo, i Duchi, e Conti delle Province, i Giudici delle città, ed i nobili Goti: ed i decreti del Cielo venivan ratificati dal consenso del Popolo. Le stesse regole s'osservavano rispetto alle assemblee provinciali, o a' sinodi annuali, che avevano la facoltà d'ascoltar le querele, e di reprimer gli abusi; ed un legittimo Governo veniva sostenuto dalla predominante autorità del Clero spagnuolo. I Vescovi, che in ogni rivoluzione eran disposti ad adulare il vittorioso e ad insultare il vinto, procuravano con diligenza e buon successo d'accender le fiamme della persecuzione, e d'esaltar la mitra sopra la corona. Pure i Concili nazionali di Toledo, ne' quali era temperato e guidato lo spirito libero de' Barbari dalla politica episcopale, hanno stabilito delle prudenti leggi per vantaggio comune sì del Re, che del Popolo. Alla vacanza del trono si provvedeva mediante l'elezione dei Vescovi e de' Palatini; e dopo che mancò la linea di Alarico, la dignità reale fu sempre ristretta al puro e nobil sangue de' Goti. I Chierici che ungevano il legittimo loro Sovrano, sempre raccomandavano, ed alle volte praticavano, il dovere della fedeltà: e si denunziavano le spirituali censure contro quegli empi sudditi, che avessero resistito alla sua autorità, cospirato contro la sua vita, o violato per un'indecente unione, la castità fino della vedova di esso. Ma il Monarca medesimo, quando saliva sul trono, si vincolava con un reciproco giuramento che faceva a Dio ed al suo Popolo, d'eseguir fedelmente l'importante suo ufizio. Le vere o immaginarie mancanze della sua amministrazione eran sottoposte all'esame d'una potente aristocrazia; ed i Vescovi e Palatini eran difesi da un fondamental privilegio, in forza di cui non potevano esser degradati, carcerati, torturati, nè puniti di morte, d'esilio, nè di confiscazione, che per il libero e pubblico giudizio de' loro Pari[264].
Uno di questi Concili legislativi di Toledo esaminò e ratificò il codice di Leggi, che si erano fatte da una serie di Re Goti, dal fiero Eurico fino al devoto Egica. Finattantochè i Visigoti medesimi furono contenti de' rozzi costumi de' loro maggiori, permisero ai loro sudditi dell'Aquitania, e della Spagna l'uso delle leggi Romane. La successiva loro coltura nelle arti, nella politica e finalmente nella religione, li trasse ad imitare, ed a toglier di mezzo gl'instituti stranieri, ed a comporre un Codice di Giurisprudenza civile e criminale, per uso d'un Popolo grande ed unito insieme. Si comunicarono le stesse obbligazioni, e gli stessi privilegi alle nazioni della Monarchia di Spagna: ed i conquistatori, appoco appoco rinunziando all'idioma Teutonico, si sottomisero al freno dell'equità, ed esaltarono i Romani alla partecipazione della libertà. Si accrebbe il merito di quella imparziale politica dalla situazion della Spagna sotto il regno de' Visigoti. V'era una gran separazione fra' Provinciali, e gli Arriani loro Signori per l'irreconciliabile differenza della religione: e dopo che la conversione di Recaredo ebbe tolto i pregiudizi de' Cattolici, le coste, sì dell'Oceano che del Mediterraneo, erano tuttavia in potere degl'Imperatori Orientali, che segretamente incitavano un Popolo malcontento a scuotere il giogo dei Barbari, ed a sostenere il nome e la dignità di Cittadini Romani. La fedeltà, in vero, di sudditi dubbiosi è molto efficacemente assicurata dalla propria persuasione d'arrischiare nella rivolta più di quel che essi possan ottenere da una rivoluzione; ma sembra, così naturale d'opprimere quelli che odiamo e temiamo, che un sistema contrario merita bene la lode di saviezza e moderazione[265].
Mentre si stabilivano i Regni de' Franchi e de' Visigoti nella Gallia e nella Spagna, i Sassoni fecero la conquista della Brettagna, che formava la terza gran diocesi della Prefettura dell'Occidente. Poichè la Brettagna era già separata dal Romano Impero, io potrei, senza taccia, evitare un'istoria, famigliare a' più ignoranti, ed oscura per i più dotti de' miei lettori. I Sassoni, ch'erano eccellenti nell'uso del remo e delle armi, non sapevano l'arte, che sola poteva perpetuare la fama delle loro imprese: i Provinciali, ricaduti nel Barbarismo, trascurarono di descrivere la rovina della lor patria; e la dubbiosa tradizione di tali fatti era quasi estinta, prima che i missionari di Roma vi facesser risorgere la luce della scienza e del Cristianesimo. Le declamazioni di Gilda, i frammenti o le favole di Lennio, gli oscuri cenni delle Leggi Sassone e delle croniche, e l'ecclesiastiche Novelle del venerabile Beda[266] sono state illustrate dalla diligenza ed alle volte abbellite dalla fantasia de' successivi scrittori, le opere de' quali non ambisco di censurare, nè di trascrivere[267]. Pure un Istorico dell'Impero può esser tentato a proseguire le rivoluzioni d'una Provincia romana, finattantochè non la perda di vista; ed un Inglese può esser curioso d'investigare lo stabilimento de' Barbari, da' quali trae il suo nome, le sue leggi, e forse la sua origine.
A. 449
Circa quarant'anni dopo lo scioglimento del governo Romano, sembra che Vortigerno avesse ottenuto il supremo, quantunque precario, comando de' Principi, e delle città della Brettagna. Quest'infelice Monarca è stato quasi da tutti condannato per la debole ed erronea politica d'avere invitato[268] un formidabile straniero a rispingere le moleste incursioni d'un nemico domestico. Si mandano, da' più gravi Storici, i suoi ambasciatori alla costa della Germania; indirizzano questi una patetica orazione alla Generale Assemblea dei Sassoni, e quei bellicosi Barbari risolvono d'assistere con una flotta ed armata i supplicanti d'una lontana ed incognita Isola. Se la Brettagna, in vero, fosse stata incognita a' Sassoni, la misura delle sue calamità sarebbe stata meno ripiena. Ma la forza del Governo Romano non poteva sempre guardare la Provincia marittima contro i pirati della Germania: gli Stati indipendenti e divisi erano esposti a' loro attacchi; ed i Sassoni si saranno alle volte uniti con gli Scoti ed i Pitti in una espressa o tacita colleganza di distruzione e di rapina. Vortigerno poteva solo bilanciare i vari pericoli, che assalivano da ogni parte il suo trono ed il suo Popolo; e la sua politica può meritar lode o scusa, se preferì l'alleanza di que' Barbari, la forza marittima de' quali gli rendeva i più pericolosi nemici, ed i confederati i più vantaggiosi. Engisto ed Orsa, trovandosi lungo la costa orientale con tre navi, furono indotti dalla promessa d'un ampio stipendio a prender la difesa della Brettagna; e l'intrepido loro valore tosto liberò il paese dagl'invasori Caledonj. S'assegnò per abitazione di questi Germani ausiliari l'isola di Tanet, sicuro e fertil distretto, e secondo il trattato furono abbondantemente forniti di abiti e di provvisioni. Questo favorevole accoglimento incoraggì cinquemila guerrieri ad imbarcarsi con le loro famiglie su diciassette vascelli e la principiante potenza d'Engisto fu invigorita da questo notabile ed opportuno rinforzo. L'astuto Barbaro suggerì a Vortigerno lo specioso vantaggio di stabilire nelle vicinanze de' Pitti una colonia di fedeli alleati; onde una terza flotta di quaranta navi, sotto il comando del suo figlio o nipote, venne dalla Germania, devastò le Orcadi e sbarcò un altro esercito sulla costa della Provincia di Nortumberland, o di Lothian all'estremità opposta della terra loro destinata. Erano facili a prevedersi gl'imminenti mali; ma era divenuto impossibile d'impedirli. Le due nazioni tosto si divisero e s'irritarono l'una contro dell'altra per le mutue gelosie. I Sassoni magnificavano tutto ciò, che avevan fatto e sofferto per causa d'un ingrato Popolo; mentre i Brettoni rinfacciavano loro gli abbondanti premj, che non potevan soddisfar l'avarizia di que' superbi mercenari. Il timore e l'odio, s'infiammarono a segno da divenire una irreconciliabil contesa. I Sassoni presero le armi; e se a tradimento, nel tempo della sicurezza d'una festa, fecero, come si dice, un'orribile strage, distrussero la reciproca fiducia che sostiene il commercio nella pace, e nella guerra[269].