[712.] Senza perdermi in un laberinto di specie e di nomi, come di aurochi, di uri, di bisoni, di bubali, di bonasi, di bufali ec. (Buffon Hist. nat. Tom. XI e Supplem. Tom. III VI); egli è certo, che nel sesto secolo si cacciava una grossa specie di bestiame a corna salvatico nelle gran foreste dei Vosgi in Lorena, e nelle Ardenne (Greg. Turon. Tom. II L. X c. 10 p. 369).

[713.] Nell'assedio d'Osimo a principio cercò di demolire un vecchio acquedotto, e quindi gettò nell'acqua, 1. de' cadaveri: 2. dell'erbe nocive: e 3. della calce viva, che si chiama (dice Procopio L. II c. 29) τιτανος dagli antichi, e dai moderni ασβεσος. Pure ambedue queste voci si usano come sinonime da Galeno, da Dioscoride, e da Luciano (Henr. Steph. Thes. Ling. Graec. Tom. III p. 748).

[714.] I Goti sospettarono, che Matasuiuta fosse complice del fatto, che forse fu cagionato da un incendio accidentale.

[715.] A rigor filosofico sembra, che una limitazione de' diritti di guerra nel nuocere al nemico implichi non senso e contraddizione. Grozio medesimo si perde in una distinzione fra il Gius di natura e quello delle Genti, fra il veleno e l'infezione. Ei pondera da una parte della bilancia i passi d'Omero (Odyss. A. 259 ec.) e di Floro (L. II c. 10 n. 7 ult.), e dall'altra gli esempi di Solone (Pausan. L. X c. 37) e di Belisario. Vedi la sua grand'Opera de Jure Belli et Pacis L. III c. 4 §. 15, 16, 17, e nella Traduzione di Barbeyrac Tom. II p. 257 ec. Io capisco però il vantaggio e la validità d'una convenzione, tacita o espressa, di vicendevolmente astenersi da certe specie di ostilità: Vedi il giuramento Anfizionico presso Eschine, da falsa Legatione.

[716.] Ravenna fu presa non già nell'anno 540 ma nel fine del 539, ed il Pagi (Tom. II p. 169) è corretto dal Muratori (Annali d'Ital. Tom. V p. 62) che prova con un documento originale in papiro (Antiq. Ital. med. aevi Tom. II Diss. 32 p. 999, 1007, Maffei Istor. Diplom. p. 155, 160), che prima del 3 gennaio 540 era ristabilita la pace e la corrispondenza libera fra Ravenna e Faenza.

[717.] Ei fu preso da Giovanni il Sanguinario, ma fu prestato un giuramento per la sua sicurezza nella Basilica di Giulio (Hist. Miscell. L. XVII presso il Muratori Tom. I p. 107.): Anastasio (in Vit. Pontif. p. 40) ne dà un'oscura, ma probabile relazione. Mascou (Istor. de' Germani XII, 21) cita il Montfaucon per uno scudo votivo rappresentante la schiavitù di Vitige, che ora è nella Collezione del Sig. Landi a Roma.

[718.] Vitige visse due anni a Costantinopoli ed Imperatoris in affectu convictus (ovvero coniunctus) rebus excessit humanis. Matasuenta, sua Consorte, che fu moglie e madre de' Patrizi, Germano il Vecchio, ed il Giovane, unì il sangue Anicio con quello degli Amali. (Jornand. c. 60 p. 221 presso il Muratori Tom. I).

[719.] Procopio Goth. L. III c. 1. Aimoino, Monaco Francese del secolo XI, che avea acquistato e sfigurato alcune autentiche notizie di Belisario fa menzione in suo nome di 12,000 pueri o schiavi, quos propriis alimus stipendiis, oltre 18,000 Soldati (Istorici di Franc. Tom. III. De Gestis Franc. L. II c. 6 p. 48).

[720.] La diligenza dell'Alemanno non potè aggiunger che poco a' quattro primi e più curiosi capitoli degli Aneddoti. Di questi straordinari aneddoti una parte può esser vera perchè probabile; e l'altra perchè improbabile. Procopio deve aver saputo la prima, e difficilmente potè inventar la seconda.

[721.] Procopio ci fa sapere (Anecd. c. 4), che quando Belisario tornò in Italia (an. 543) Antonina avea l'età di sessant'anni. Una costruzione forzata, ma più gentile, che riferisce quella data al momento, in cui egli scriveva (anno 559), sarebbe compatibile con la virilità di Fozio (Goth. L. I c. 10) nel 536.