[164.] Gregorio di Tours (L. II. 30, 37. in Tom. II. p. 176, 177, 182), le Gesta Francorum (in Tom. II. p. 551) e la lettera di Teodorico (Cassiodoro Var. Lib. II. cap. 41. in Tom. IV. p. 4) descrivono la disfatta degli Alemanni. Alcune delle loro Tribù si stabilirono nella Rezia sotto la protezione di Teodorico, i successori del quale cederono la Colonia ed il paese loro al nipote di Clodoveo. Può vedersi lo stato degli Alemanni sotto i Re Merovingici presso Mascou (Istor. degli antichi Germani XI. 8. etc. Annotas. 362) e Guillimain (De Reb. Helvetic. L. II c. 10, 12. p. 72, 80).
[165.] Clotilde, o piuttosto Gregorio, suppone, che Clodoveo adorasse gli Dei della Grecia e di Roma. Il fatto è incredibile, e tale sbaglio non serve che a dimostrare, come in meno d'un secolo si era pienamente abolita ed anche dimenticata la Religion nazionale de' Franchi.
[166.] Gregorio di Tours riferisce il matrimonio, e la conversione di Clodoveo (L. II. c. 28, 31. in Tom. II. p. 175, 178). Anche Fredegario, o l'Epitomatore anonimo (in T. II. p. 399, 400), l'Autore delle Gesta Francorum (in Tom. II. p. 548, 552) ed Aimoino medesimo (L. I. c. 13. in T. III. p. 37, 40) non sono da disprezzarsi. La tradizione ha potuto conservar lungamente alcune curiose circostanze di questi importanti successi.
[167.] Un Viaggiatore, che tornava da Reims nell'Alvergna aveva rubato una copia delle sue declamazioni al segretario o libraio del modesto Arcivescovo (Sidon. Apollinar. L. IX. Epist. 7). Quattro lettere di Remigio, che tuttavia esistono (in Tom. IV. p. 51, 52, 53) non corrispondono alla lode magnifica di Sidonio.
[168.] Incmaro, uno de' successori di Remigio (an. 845, 882) ne fece la vita (in Tom. III. p. 373, 480). L'autorità degli antichi Manoscritti della Chiesa di Reims potrebbe ispirare qualche fiducia, la quale però vien distrutta dalle temerarie ed audaci finzioni d'Incmaro. Egli è molto notabile, che Remigio, il quale fu consacrato all'età di ventidue anni (anno 457) occupò la cattedra Episcopale settantaquattro anni (Pagi, Critic. in Baron. Tom. II. p. 384, 572).
[169.] Per il battesimo di Clodoveo fu portata da una bianca colomba una boccetta (la santa ampolla) d'olio santo, o piuttosto celeste, e ciò tuttavia si usa, e si rinnuova nella coronazione de' Re di Francia. Incmaro (che aspirava alla Primazia della Gallia) è il primo autore di questa favola (in Tom. III. p. 377), i deboli fondamenti della quale con profondo rispetto, e consumata destrezza si sono rovesciati dall'Abbate Vertot (Memoir. de l'Acad. des Inscr. Tom. II. p. 619, 633).
[170.] Mitis depone colla Sicamber: adora quod incendisti, incende quod adorasti. Gregorio Turon. L. II. cap. 31. in Tom. II. p. 177.
[171.] Si ego ibidem cum Francis meis fuissem, injurias eius vindicassem. Questa temeraria espressione, che Gregorio ha prudentemente taciuta, vien celebrata da Fredegario (Epitom. c. 21. in Tom. II. p. 400), da Aimoino (L. 1, c. 16. in Tom. III. p. 40), e dalla croniche di S. Dionisio (L. 1. c. 20. in Tom. III. p. 171), come un'ammirabile effusione di zelo cristiano.
[172.] Gregorio L. II. c. 40, 43. in Tom. 11. p. 183, 185. Dopo aver freddamente riferito i replicati delitti, e gli affettati rimorsi di Clodoveo, conclude, forse inavvertentemente, con una lezione, che l'ambizione non vorrà mai ascoltare: His ita transactis.... obiit.
[173.] Dopo la vittoria Gotica, Clodoveo fece delle ricche offerte a S. Martino di Tours. Ei desiderava di riscattare il suo cavallo di battaglia col dono di cento monete d'oro; ma l'incantato cavallo non potè muoversi dalla stalla, finattantochè non fu raddoppiato il prezzo del suo riscatto. Questo miracolo eccitò il Re ad esclamare: Vere R. Martinus est bonus in auxilio, sed carus in negotio. Gesta Francor. in Tom. II. p. 554, 555.