[470.] Dopo di aver ricordato ch'essa portava un picciolo cinto, poichè nessuno potea comparire affatto nudo in teatro, Procopio soggiugne αναπεπεσυια.
Ho udito a dire che un dotto prelato, che or più non vive, era vago di citar questo passo nelle brigate.
[471.] Teodora sorpassò la Crispa di Ausonio (Ep. 4, XXI) dalla quale imitava il capitalis luxus delle donne di Nola. Vedi Quintil. Institut. VIII, 6 e Torrenzio ad Hor. Germ. t. 1 Sat. 2 v. 101. In una memorabil cena, trenta schiavi servivano a tavola: dieci giovinetti banchettavano con Teodora. La sua carità fu universale.
Et lassata viris, necdum satiata, recessit.
[472.] Ηος κεκ’ τοιων.
Ella desiderava un quarto altare su cui potesse offrire libazione al Dio d'amore.
[473.] Anonym. De Antiquit. CP. L. III, 132 ap. Banduri Imper. Orient. Tom. I p. 48. Il Ludveigio (p. 754) arguisce con ragione, che Teodora non avrebbe voluto rendere immortale un bordello: ma io applico questo fatto alla seconda sua più casta dimora in Costantinopoli.
[474.] Vedi l'antica legge nel Codice di Giustiniano (Lib. V Tit. 5 leg. 7 Tit. XXVII leg. 1) sotto gli anni 336 e 454. Il nuovo Editto (circa l'anno 521 o 522 Aleman, pag. 38, 96) molto sconciatamente non rammenta che la clausola di Mulieres Scenicae, libertinae, tabernaciae. Vedi le Novelle 89 e 117 ed un rescritto Greco, da Giustiniano diretto ai Vescovi (Aleman. p. 41).
[475.] Io giuro per il Padre ec. per la Vergine Maria, per i quattro Evangeli quae in manibus teneo, o per i santi Arcangeli Michele e Gabriele, puram conscientiam, germanumque servitium me servaturum Sacratissimis DD. NN. Justiniano, et Theodorae conjugi ejus (Novell. VIII Tit. 3). Avrebb'egli obbligato questo giuramento in favor della vedova? Communes tituli et triumphi ec. (Alemann. pag. 27 ec.).
[476.] «La riconosca la grandezza, ed essa non è più vile» ec.