[460.] Il destino letterario di Procopio è stato alquanto infelice. Primieramente i suoi libri de Bello Gothico furono involati da Leonardo Aretino, e pubblicati (in Foligno 1470 ed a Venezia 1471 presso Janson. Mattaire Annal. Typogr. Tom. I ediz. 2 p. 240, 304, 279, 299) in suo proprio nome (Vedi Voss, De Histor. latinis l. III c. 5 e la debole difesa del Giornale de' Letterati di Venezia Tom. XIX p. 207); 2. ne furon mutilate le opere da' primi suoi traduttori Latini, Cristofano Persona (Giornale Tom. XIX p. 340, 348), e Raffaello Volterrano (Huet de Clar. Interpr. p. 166), i quali non consultaron neppure i manoscritti della Libreria Vaticana, di cui essi eran Prefetti (Alemann. in Praefat. Anecdot); 3. Il testo Greco non fu stampato che nel 1607 dall'Hoeschelio d'Augusta (Diction. de Bayle Tom. II p. 782); 4. L'edizione di Parigi fu eseguita imperfettamente da Claudio Maltret, Gesuita di Tolosa (nel 1663), molto lontano dalla stamperia del Louvre, e da' manoscritti Vaticani, dai quali però egli ottenne alcuni supplementi. I Commentari ec. ch'esso promise, non son mai comparsi alla luce. L'Agatia di Leida (1594) fu saviamente ristampato dall'Editore Parigino con la versione latina di Bonaventura Vulcanio, dotto interprete (Huet. p. 176).
[461.] Agat. in Praef. p. 7, 8 l. IV p. 137, Evagrio (l. IV c. 12). Vedasi anche Fozio Cod. LXIII p. 65.
[462.] Κυρου παιδεια l'Istituzion di Ciro (dice nella Pref. ad libr. de Aedificiis περι κτισματον) non è altro che Κυρου παιδια (una puerizia di Ciro) giuoco di parole! In questi cinque libri Procopio affetta uno stile cristiano, ugualmente che cortigiano.
[463.] Procopio si scuopre nella Prefaz. ad Anecdot. c. 1, 2, 5, e gli Aneddoti stessi da Suida (Tom. III p. 186 Edit. Kuster) si contano per il IX libro. Il silenzio d'Evagrio è una meschina obbiezione. Il Baronio (An. 548 n. 24) compiange la perdita di questa storia segreta; eppure trovavasi allora nella libreria Vaticana, sotto la custodia di lui medesimo, e fu per la prima volta pubblicata, sedici anni dopo la sua morte, con le dotte, ma parziali note di Niccolò Alemanno (Lione 1623).
[464.] Giustiniano si rappresenta come un asino.... come una perfetta imagine di Domiziano (Anecd. c. 8).... gli amanti di Teodora cacciati fuori del suo letto da' demonj loro rivali... il matrimonio di lui predetto da un gran demonio... un monaco vide il principe de' demonj sul trono in luogo di Giustiniano... i servi, che facevan la guardia, videro una faccia senza fattezze umane, un corpo che camminava senza testa ec. ec. Procopio manifesta la fede ch'egli ed i suoi amici prestavano a queste diaboliche storie (c. 12).
[465.] Montesquieu (Considerat. sur la Grand. et la decad. des Romains c. 20) dà fede a questi Aneddoti come coerenti, 1. alla debolezza dell'Impero, 2. all'incostanza delle Leggi di Giustiniano.
[466.] Quanto alla vita ed a' costumi dell'Imperatrice Teodora, vedi gli Aneddoti, specialmente cap. 1, 5, 9, 10, 15, 16, 17 con le dotte note dell'Alemanno: citazione, che sempre si dee sottintendere.
[467.] Comitone fu dipoi maritata a Sitta Duca d'Armenia, che fu probabilmente il padre dell'Imperatrice Sofia, o almeno essa potè esserne la madre. I due nipoti di Teodora possono esser figli d'Anastasia (Aleman. p. 30, 31).
[468.] Ne fu innalzata la statua in Costantinopoli sopra una colonna di porfido. Vedi (Procop. de aedif. l. I c. 11), che ne fa pure il ritratto negli Aneddoti (c. 10). L'Alemanno (p. 57) ne produce uno, tratto da un Mosaico di Ravenna, carico di perle e di gioie, e nonostante bello.
[469.] Un frammento degli Aneddoti (c. 19) un poco troppo nudo fu soppresso dall'Alemanno sebben esistesse nel manoscritto Vaticano: nè tal difetto è stato supplito nell'edizione di Parigi e di Venezia. La Mothe le Vayer (Tom. VIII. p. 155) diede il primo cenno di questo curioso e genuino passo (Iortin Osservaz. Tom. IV. p. 366) ch'egli aveva ricevuto da Roma, e dopo è stato pubblicato nelle Menagiane (Tom. III p. 254-259) con una traduzione Latina.