A. 496
Fino all'età di trent'anni, Clodoveo continuò a venerare gli Dei de' suoi maggiori[165]. La sua incredulità, o piuttosto non curanza del Cristianesimo poteva incoraggirlo forse a predare con minor rimorso le chiese d'un paese nemico: ma i suoi sudditi della Gallia godevano l'esercizio libero del Culto religioso; ed i Vescovi mettevano speranza maggiore in un idolatra, che negli eretici. Il Principe Merovingico aveva contratto fortunatamente matrimonio con la bella Clotilde, nipote del Re di Borgogna, che in mezzo ad una Corte Arriana era stata educata nella professione della Fede Cattolica. Era interesse non meno che dovere di lei il compire la conversione[166] d'un marito Pagano, e Clodoveo, senz'accorgersene, diede orecchio alla voce dell'amore e della Religione. Egli acconsentì (ed era forse preventivamente stato convenuto di ciò) al battesimo del suo maggior figlio, e quantunque la repentina morte del fanciullo eccitasse qualche superstizioso timore, fu persuaso per la seconda volta a ripetere quel pericoloso esperimento. Nelle angustie della battaglia di Tolbiac, Clodoveo altamente invocò il Dio di Clotilde e de' Cristiani; e la vittoria lo dispose ad ascoltare con rispettosa gratitudine l'eloquente[167] Remigio[168] Vescovo di Reims, che dimostrò con forza i temporali e spirituali vantaggi della sua conversione. Il Re si dichiarò persuaso della verità della Fede Cattolica; e le ragioni politiche, le quali avrebbero potuto farne sospendere la pubblica professione, furon tolte di mezzo dalle devote o fedeli acclamazioni de' Franchi, che si dimostrarono ugualmente disposti a seguire l'eroico lor capitano, sì al campo di battaglia, che al fonte battesimale. Quest'importante ceremonia fu eseguita nella Cattedrale di Reims con ogni circostanza e solennità che poteva imprimere un rispettoso sentimento di religione nelle menti de' suoi rozzi proseliti[169]. Il nuovo Costantino fu immediatamente battezzato, insieme con tremila guerrieri, suoi sudditi: e fu imitato l'esempio loro dal resto de' Barbari ingentiliti, i quali in obbedienza al vittorioso Prelato, adoraron la Croce, ch'essi avevano già bruciato, e bruciarono gli idoli, che avevano adorato[170]. Lo spirito di Clodoveo era suscettibile d'un passaggero fervore: ei fu commosso dal patetico racconto della passione, e della morte di Cristo; ed invece di ponderare i salutari effetti di quel misterioso sacrifizio, esclamò con indiscreto furore; «Se io vi fossi stato presente alla testa de' miei valorosi Franchi, avrei vendicato le sue ingiurie»[171]. Ma il selvaggio conquistator della Gallia era incapace d'esaminare le prove d'una religione, che dipendono da una laboriosa investigazione d'istorica autorità, e di speculativa teologia. Molto più egli era incapace di sentire la dolce influenza del Vangelo, che persuade e purifica il cuore d'un vero convertito. L'ambizioso suo regno presenta una perpetua violazione de' doveri morali e cristiani; le sue mani furon macchiate di sangue, sì in pace, che in guerra, ed appena ebbe Clodoveo licenziato un sinodo della Chiesa Gallicana, che tranquillamente assassinò tutti i Principi della stirpe Merovingica[172]. Pure poteva il Re de' Franchi adorare sinceramente il Dio dei Cristiani, come un Essere più eccellente e potente delle nazionali sue divinità; e la segnalata liberazione e vittoria di Tolbiac incoraggirono Clodoveo a confidar nella futura protezione del Signor degli eserciti. Martino, il più popolare de' Santi, aveva ripieno il Mondo occidentale della fama di que' miracoli, che si facevan continuamente al santo di lui sepolcro di Tours. Il suo visibile o invisibile aiuto favorì la causa d'un Principe liberale ed ortodosso; e non bisogna interpretar la profana osservazione di Clodoveo medesimo, che S. Martino era un dispendioso amico[173], come un sintomo d'alcun permanente o ragionato scetticismo. Ma la terra non meno che il cielo si rallegrò della conversione de' Franchi. Nel memorabile giorno, in cui Clodoveo uscì dal fonte battesimale, egli solo nel Mondo cristiano meritò il nome e le prerogative di Re Cattolico. L'Imperatore Anastasio ammetteva de' pericolosi errori intorno alla natura dell'incarnazione divina; ed i Barbari dell'Italia, dell'Affrica, della Spagna e della Gallia erano involti nell'eresia Arriana. Il maggiore, o piuttosto l'unico figlio, della Chiesa fu riconosciuto dal Clero per suo legittimo sovrano, o glorioso liberatore; e le armi di Clodoveo furono valorosamente sostenute dal zelo e dal fervore della fazione cattolica[174].
A. 497
Sotto l'Impero Romano la ricchezza e la giurisdizione dei Vescovi, il sacro carattere e perpetuo ufizio loro, i numerosi dipendenti, la popolar eloquenza e le assemblee provinciali di essi gli avevano sempre resi rispettabili, ed alle volte pericolosi. L'autorità loro aumentossi col progresso della superstizione, e lo stabilimento della Monarchia francese può in qualche modo attribuirsi alla stabile alleanza d'un centinaio di Prelati, che dominavano nelle malcontente, o indipendenti città della Gallia. I deboli fondamenti della Repubblica Armorica si erano più volte scossi, o abbattuti; ma l'istesso Popolo manteneva sempre la domestica sua libertà; sosteneva la dignità del nome Romano; e valorosamente resisteva alle predatorie scorrerie, ed a' regolari attacchi di Clodoveo, che cercava d'estender le sue conquiste dalla Senna alla Loira. La felice lor opposizione introdusse un'uguale ed onorevole società fra loro. I Franchi stimavano il valore degli Armorici[175], e questi si erano riconciliati per mezzo della religione co' Franchi. La forza militare destinata a difender la Gallia, consisteva in cento diverse truppe di cavalleria, o d'infanteria; e queste nel tempo, che prendevano il titolo ed i privilegi di soldati Romani, erano rinnuovate da un continuo supplimento di Barbara gioventù. Si difendevano tuttavia dal disperato lor coraggio le ultime fortificazioni, e gli sparsi frammenti dell'Impero. Ma n'era impedita la ritirata, ed impraticabile la comunicazione: essi erano abbandonati da' Principi Greci di Costantinopoli, e piamente rigettavano qualunque connessione con gli Arriani usurpatori della Gallia. Accettaron però, senza vergogna o ripugnanza, la generosa capitolazione, che fu proposta loro da un eroe cattolico; e questa legittima e spuria progenie di legioni Romane fu distinta ne' successivi tempi con le proprie armi, insegne, vesti ed istituti particolari. Ma per mezzo di questi valevoli e volontari aumenti s'accrebbe la forza nazionale: ed i Regni vicini temettero il numero ugualmente che il coraggio de' Franchi. La riduzione delle Province settentrionali della Gallia, invece che si decidesse dall'evento d'una sola battaglia, sembra, che fosse lentamente effettuata dalle successive operazioni della guerra, e del trattato; e Clodoveo acquistò tutto quello che formava l'oggetto della sua ambizione, per mezzo di tali sforzi, o di tali concessioni, che potevano combinarsi col suo real valore. Il selvaggio carattere di esso, e le virtù d'Enrico IV suggeriscono le idee più contrarie fra loro della natura umana: pure si può trovare qualche somiglianza nella situazione di due Principi, che conquistaron la Francia per mezzo del loro valore, della lor politica e del merito d'una opportuna conversione[176].
A. 499
Il Regno de' Borgognoni, che aveva per confini i due fiumi Gallici la Saona ed il Rodano, s'estendeva dalla foresta de' Vosgi fino alle Alpi, ad al Mare di Marsiglia[177]. Lo scettro di esso era in mano di Gundobaldo. Questo valoroso ed ambizioso Principe aveva ristretto il numero de' canditati Reali mediante la morte di due fratelli, uno de' quali era padre di Clotilde[178], ma la sua imperfetta prudenza permise a Godegesilo, suo minor fratello, di possedere il dipendente Principato di Ginevra. L'Arriano Monarca fu giustamente sbigottito dalla soddisfazione e dalle speranze, che pareva animassero il suo Clero, ed il suo Popolo, dopo la conversione di Clodoveo; e Gondubaldo convocò a Lione un'assemblea de' suoi Vescovi per conciliare, se era possibile, i religiosi e politici dissapori. Si fece invano una conferenza fra le due fazioni. Gli Arriani rinfacciarono a' Cattolici il culto di tre Dei; i Cattolici difesero la loro causa per mezzo di teologiche distinzioni; e si dibatterono con ostinato clamore i soliti argomenti, le obbiezioni e le repliche, finattantochè il Re manifestò le sue segrete apprensioni con una improvvisa, ma decisiva questione, che fece a Vescovi Ortodossi: «Se voi professate veramente la Religion cristiana, perchè non frenate il Re de' Franchi? Egli mi ha dichiarato la guerra, e forma alleanza co' miei nemici per distruggermi. Uno spirito sanguinario ed avido non è l'indizio d una conversione sincera: dimostri la sua fede per mezzo delle sue opere». Avito Vescovo di Vienna, che parlava in nome de suoi fratelli, rispose con la voce e col contegno d'un angelo: «Noi non sappiamo i motivi e le intenzioni del Re de' Franchi: ma la Scrittura c'insegna che spesso vengon rovesciati que' Regni che abbandonan la legge Divina; e che sorgeranno da ogni parte de' nemici contro di quelli che hanno fatto Dio lor nemico. Torna col tuo Popolo alla legge di Dio, ed esso darà pace e sicurezza a' tuoi Stati». Il Re di Borgogna, che non era disposto ad accettare la condizione, che i Cattolici risguardavano come essenziale al trattato, rimesse ad altro tempo, e licenziò l'adunanza ecclesiastica, dopo d'aver rimproverato a' suoi Vescovi, che Clodoveo, amico e proselito loro, aveva segretamente tentato la fedeltà del proprio di lui fratello[179].
A. 500
La fedeltà del fratello era stata già sedotta, e l'ubbidienza di Godegesilo, che si unì alle bandiere reali con le sue truppe di Ginevra, promosse più efficacemente il successo della cospirazione. Mentre i Franchi, ed i Borgognoni combattevano con ugual valore, l'opportuna sua diserzione decise l'evento della battaglia; e siccome Gundobaldo fu debolmente sostenuto da' mal affezionati Galli, cedè alle armi di Clodoveo, e si ritirò in fretta dal campo, che sembra essere stato fra Langres e Digione. Non s'affidò egli alle fortificazioni di Digione, che aveva una Fortezza quadrangolare circondata da due fiumi, e da una muraglia alta trenta piedi, e grossa quindici con quattro porte, e trentatre torri[180]: abbandonò a Clodoveo le importanti città di Lione e di Vienna; e seguitò a fuggire precipitosamente, finattantochè non giunsero in Avignone, alla distanza di dugentocinquanta miglia dal campo di battaglia. Un lungo assedio, ed una artificiosa negoziazione avvertirono il Re de' Franchi del pericolo, e della difficoltà dell'impresa. Esso impose dunque un tributo al Principe di Borgogna, lo costrinse a perdonare ed a premiare il tradimento del suo fratello, e se ne tornò superbo a' suoi Stati con le spoglie, e gli schiavi delle Province meridionali. Questo splendido trionfo ben tosto venne oscurato dalla notizia, che Gundobaldo aveva violato le recenti sue obbligazioni, e che l'infelice Godegesilo, ch'era restato a Vienna con una guarnigione di cinquemila Franchi[181], era stato assediato, sorpreso ed ucciso dall'inumano di lui fratello. Tale oltraggio avrebbe irritato la pazienza del più pacifico Sovrano; ma il conquistator della Gallia dissimulò l'ingiuria, rilasciò il tributo, ed accettò l'alleanza ed il servizio militare del Re di Borgogna. Clodoveo non aveva più que' vantaggi, che gli avevano assicurato il buon successo della precedente guerra, ed il suo rivale, ammaestrato dall'avversità, aveva trovato nuovi mezzi di risorgere nell'affezione del suo Popolo. I Galli Romani applaudirono alle imparziali e miti leggi di Gundobaldo, che gli aveva innalzati quasi all'istesso livello co' loro vincitori. I Vescovi si riconciliarono, lusingandosi non la speranza, ch'egli artificiosamente dava loro, della sua prossima conversione; e quantunque n'eludesse l'effetto fino all'ultimo momento della sua vita, la moderazione di esso assicurò la pace, e sospese la rovina del regno di Borgogna[182].
A. 532
Io sono impaziente di proseguire a narrar l'ultima rovina di quel Regno, che si compì sotto il Re Sigismondo figlio di Gundobaldo. Il cattolico Sigismondo acquistò gli onori di santo e di martire[183]; ma il santo Reale macchiò le proprie mani nel sangue dell'innocente suo figlio, ch'esso crudelmente sacrificò all'orgoglio ed allo sdegno d'una matrigna. Ei tosto scuoprì l'errore, e ne pianse l'irreparabile perdita. Mentre Sigismondo abbracciava il corpo dell'infelice giovane, ricevè questa severa ammonizione da uno de' suoi famigliari: «Non è la sua sorte, o Re, ma la tua, che merita pietà e lamento». I rimorsi d'una rea coscienza, per altro, furono mitigati da' liberali suoi doni al monastero d'Agauno o San Morizio nel Valese, ch'egli stesso aveva fondato in onore degl'immaginari martiri della legione Tebea[184]. Fu istituito dal pio Re un pieno coro di perpetua salmodia; egli assiduamente praticava l'austera devozione de' Monaci, e pregava umilmente il cielo, che gli desse in questo Mondo il castigo delle sue colpe. Fu esaudita la sua preghiera: vennero tosto i vendicatori; e le Province della Borgogna furono innondate da un'esercito di vittoriosi Franchi. Dopo l'evento d'una infelice battaglia, Sigismondo, che desiderava di prolungar la sua vita per prolungar la sua penitenza, si nascose nel deserto sotto l'abito di religioso, finattantochè fu scoperto e tradito da' suoi sudditi, che riunivano il favore de' loro Signori. Il prigioniero Monarca insieme con la sua moglie e due fanciulli, fu trasportato ad Orleans e sepolto vivo in un profondo pozzo per inumano comando de' figli di Clodoveo, la crudeltà de' quali può trarre qualche scusa dalle massime e dagli esempi del barbaro loro secolo. L'ambizione loro che gli stimolava a compir la conquista della Borgogna, era infiammata o coperta dalla filial pietà: e Clotilde, la cui santità non consisteva nel perdonar le ingiurie, gli spinse a vendicar la morte del proprio padre contro la famiglia del suo assassino. I Borgognoni ribelli, giacchè tentarono di romper le loro catene, ebbero tuttavia la permissione di servirsi delle lor leggi nazionali sotto l'obbligo d'un tributo e del militar servizio; ed i Principi Merovingici dominarono pacificamente sopra un regno, la gloria e grandezza del quale era stata prima rovesciata dalle armi di Clodoveo[185].