[57.] La pace perpetua (Procopio, Persic. l. 1 c. 21) fu conchiusa o ratificata nel 6. anno e nel consolato 3. di Giustiniano (A. D. 533, tra il primo di gennaio e il primo di aprile. Pagi, t. 2 p. 550). Marcellino, nella sua Cronaca, usa lo stile dei Medi e dei Persiani.

[58.] Procopio, Persic. l. 1 c. 26.

[59.] Almondar, re di Hira, fu deposto da Kobad e ristabilito sul trono da Nushirvan. La madre di lui, per la sua bellezza, fu soprannominata l'Acqua celeste, nome che divenne ereditario, e fu esteso per una più nobil cagione (la liberalità in tempo di carestia) ai principi Arabi della Siria. Pocock, Specimen Hist. Arab. p. 69, 70.

[60.] Procopio, Persic. l. 11 c. 1. Non conosciamo l'origine e l'oggetto di questo strata, via selciata di dieci giornate di viaggio da Auranite a Babilonia (Vedi una Nota latina nella Carta dell'Impero Orientale di Delisle). Vesseling e Danville non ne fan cenno.

[61.] Ho fuso, in una breve diceria, le due orazioni degli Arsacidi dell'Armenia, e degli ambasciatori Goti. Procopio, nella sua istoria pubblica, sente e ci fa sentire che Giustiniano fu il vero autor della guerra. Persic. l. II c. 2, 3.

[62.] L'invasione della Siria, la rovina di Antiochia, ecc., vengono raccontate regolarmente e per disteso da Procopio (Persic. l. II c. 5-14). Si può trarre qualche altro aiuto dagli Orientali. D'Herbelot (p. 680) avrebbe dovuto arrossire quando li biasima di far contemporanei Giustiniano e Nushirvan. Danville (l'Euphrate et le Tigre) spiega con chiarezza la geografia del teatro di quella guerra.

[63.] Nell'istoria pubblica di Procopio (Persic. l. II c. 16, 18, 19, 20, 21, 24, 25, 26, 27, 28). Con qualche piccola eccezione, noi possiamo ragionevolmente chiuder l'orecchio alle maligne insinuazioni degli Aneddoti (c. 23 colle note, secondo il solito, dell'Alemanno).

[64.] La guerra Lazica, la contesa di Roma e della Persia sul Fasi, è noiosamente tessuta in molte pagine da Procopio (Persic. l. II c. 15, 17, 28, 29, 30. Gothic. l. IV c. 7-16) e da Agatia (l. II, III, p. 55-132, 141).

[65.] Sallustio descrisse in Latino, ed Arriano in Greco il Periplo, ossia la navigazione intorno al mare Eussino. 1. Debrosses primo Presidente del Parlamento di Digione ha restituito con singolar cura l'opera del primo che più non esiste (Hist. de la Republique Romaine, t. II l. III p. 199-298). Egli ha il coraggio di assumere il carattere dello storico romano. La sua descrizione dell'Eussino è ingegnosamente formata di tutti i frammenti dell'originale, e di tutti gli autori Greci e Latini che Sallustio potè copiare, o da cui potè esser copiato. Il merito dell'esecuzione fa perdonare la stranezza del disegno. 2. Il Periplo di Arriano è indirizzato all'Imperatore Adriano (in Geograph. Minor. Hudson, t. I), e contiene tutto ciò che il Governatore del Ponto avea veduto da Trebisonda a Dioscurias, tutto ciò che aveva udito da Dioscurias al Danubio, e tutto ciò che sapeva dal Danubio a Trebisonda.

[66.] Oltre i molti cenni che ne fanno per occasione i poeti, gli storici, ecc., dell'antichità, possiamo consultare le geografiche descrizioni del Colco, lasciate da Strabone (l. XI p. 760-765) e da Plinio (Hist. Nat. VI, 5, 19, ecc.).