[192.] Così Socrate si salvò per la sua temperanza, nella pestilenza di Atene (Aulo Gellio, notti Attiche, II, 1). Il Dott. Mead attribuisce la particolare salubrità delle case religiose al doppio vantaggio dell'esser separate dalle altre, e dell'astinenza che vi si osserva (p. 18, 19).
[193.] Il Dott. Mead prova che la pestilenza è contagiosa, coll'appoggio di Tucidide, di Lucrezio, di Aristotile, di Galeno, e dell'esperienza comune (p. 10-20); ed egli confuta (Preface, p. 2-13) l'opinione contraria dei medici francesi che visitarono Marsiglia nell'anno 1720. Non pertanto erano dessi i recenti ed illuminati spettatori di una peste che, in pochi mesi, portò via cinquantamila abitatori (Sur la Peste de Marseille, Paris, 1786) di una città, la quale nei presenti giorni della prosperità e del commercio non contiene più di novantamila anime (Necker, sur les Finances, t. I, p. 231).
[194.] Le forti osservazioni di Procopio, ουτε γαρ ιατρω ουτε γαρ ιδιωτη, (nè al medico nè all'uom volgare) sono distrutte dalla susseguente esperienza di Evagrio.
[195.] Procopio (Aneddoti, c. 18) usa da principio alcune figure di rettorica, come le arene del mare ec., indi procura di fare un computo più regolare, e dice che μιριαδας μυριαδων μυριας furono sterminate sotto il regno dell'Imperiale Demonio. L'espressione è oscura sì in grammatica che in aritmetica, ed una interpretazione letterale produrrebbe più milioni di milioni. Alemanno (p. 80) e Causin (t. III p. 178) traducono questo passo per duecento milioni, ma ignoti mi sono i motivi che a ciò gli inducono. Se tolgasi via il μιριαδας, i rimanenti μυριαδων μυριας, una miriade di miriadi, darebbero cento milioni, numero non affatto inammissibile.
[196.] I legisti de' tempi barbari hanno stabilito un metodo assurdo ed inintelligibile di citare le leggi romane; e l'abitudine lo ha perpetuato. Allorchè si riferiscono al Codice, alle Pandette ed alla Instituta, essi non marcano il numero del libro, ma soltanto quello della legge; e si accontentano di riportare le prime parole del titolo di cui la stessa legge fa parte, mentre di tali titoli se ne contano più di mille. Ludewig (vit. Justin. p. 268) fa voti perchè si scuota questo giogo pedantesco, ed io ho osato adottare il semplice e ragionevole metodo di citare il libro, il titolo e la legge.
[197.] L'Alemagna, la Boemia, l'Ungheria, la Polonia e la Scozia le hanno adottate come la legge o la ragion comune: in Francia, in Italia ecc. esse ottengono un'influenza diretta o indiretta, ed in Inghilterra si ebbero in rispetto da Stefano fino ad Edoardo I, il Giustiniano della Gran Brettagna. Vedi Duck (de usu et auctoritate juris civ., l. II c. 1, 8-15); Eineccio (Hist. juris german. c. 3, 4, n. 55-124) e gli istorici delle leggi di ciascun paese.
[198.] Francesco Ottomanno, abile ed illuminato Giureconsulto del secolo decimosesto, tendeva a mortificare Cujacio ed a far la corte al Cancelliere de l'Hôpital. Il suo Antitribonianus, che non ho mai potuto procurarmi, venne pubblicato in francese nell'anno 1609, e la sua setta si è propagata in Germania (Heineccius, Opp. t. III, sylloge 3 p. 171-183).
[199.] In testa di queste guide io pongo, coi riguardi che gli si debbono, l'abile e sapiente Eineccio, professore tedesco morto ad Halle nel 1741 (Vedi il suo elogio nella Nouvelle Bibliothèque germanique, tom. II p. 51-64). Le numerose sue opere furono raccolte in otto volumi in-4. Ginevra, 1743-1748. I trattati separati di cui mi sono principalmente servito, sono: 1. Historia juris romani et germanici, Lugd. Batav. 1740, in-8; 2. Syntagma antiquitatum romanam jurisprudentiam illustrantium, 2 vol. in-8. Traject. ad Rhenum; 3. Elementa juris civilis secundum ordinem institutionum, Lugd. Batav. 1751, in-8; 4. Elementa J. C. secundum ordinem Pandectarum, Traject. 1772, 2 vol. in-8.
[200.] L'estratto di quest'istoria si ritrova in un Frammento De origine juris (Pandette, l. 1 tit. 2) di Pomponio, Giureconsulto romano che vivea sotto gli Antonini (Heineccius, t. III syll. 3 p. 66-126). Esso fu compendiato e verosimilmente alterato da Triboniano, e ristorato da Bynkershoek (Opp. t. 1 p. 279-304).
[201.] Si può studiare l'istoria del governo di Roma sotto i suoi Re, nel primo libro di Tito Livio, ed ancor più estesamente in Dionigi d'Alicarnasso (l. II p. 80-96, 119-130, l. IV p. 198-220), che qualche volta però si mostra retore e Greco.