[212.] Zaleuco, di cui con sì poca ragione si contestò l'esistenza, ebbe il merito e la gloria di creare con una banda di proscritti (i Locresi) la più virtuosa e meglio costituita repubblica della Grecia. Veggansi due Memorie del Barone di Santa Croce su la legislazione della Magna Grecia. (Mem. dell'Accad. delle Inscriz. t. XLII p. 276-333). Ma le leggi di Zaleuco e di Caronda, la cui autorità sedusse Diodoro e Stobeo, vennero fabbricate da un sofista pitagorico, la frode del quale fu scoperta dalla critica sagacità del Bentleio (p. 335-377).
[213.] Colgo quest'occasione per indicare i progressi delle comunicazioni fra Roma e la Grecia: 1. Erodoto e Tucidide (A. A. C. 300-350) sembrano ignorare il nome e l'esistenza di Roma (Giuseppe, contra Apion. t. 11 l. 1 c. 12 p. 444, ediz. di Havercamp). 2. Teopompo (A. A. C. 400, Plinio, III, 9) parla dell'invasione dei Galli, di cui Eraclide di Ponto fa menzione in una maniera più vaga (Plutarco, in Camillo, p. 292, ediz. H. Stefano). 3. La reale o favolosa ambasceria de' Romani ad Alessandro (A. A. C. 430) viene attestata da Clitarco (Plinio III, 9), da Aristo ed Asclepiade (Arriano, l. VII p. 294-296), e da Mennone d'Eraclea (apud Photium, Cod. 224 p. 725). Il silenzio di Tito Livio a questo riguardo vale una negativa. 4. Teofrasto (A. A. C. 440) primus externorum aliqua de romanis diligentius scripsit (Plinio, III, 9). 5. Licofrone (A. U. C. 480-500) ha sparsa la prima idea d'una Colonia di Trojani e della favola dell'Eneide (Cassandra, 1226-1280).
Γης και θαλασσης σκηπρα και μοναρχιαν
Δαβοντες.
Della terra e del mar gli scettri e il regno
Pigliando.
Predizione ardita avanti il fine della prima guerra punica.
[214.] La decima Tavola (De modo sepulturae) fu tolta ad imprestito da Solone (Cicerone, De legibus, II, 23-26); il Furtum per lancem et licium conceptum proviene, se si presta fede ad Eineccio, dai costumi d'Atene (Antiq. rom. t. II, p. 167-175). Mosè, Solone ed i Decemviri permisero di uccidere un ladro notturno (Exode 22, 3). Demostene, contra Timocratem, t. 1 p. 736, ediz. di Reiske; Macrobio, Saturnalia, l. 1, c. 4; Collatio legum Mosaicarum et romanarum, tit. 7 n. 1 p. 218, ediz. Cannegieter.
[215.] Βραχεως και απεριττως; tale è l'elogio che ne fa Diodoro (t. 1 l. XII p. 494); e che si può tradurre nell'eleganti atque absoluta brevitate verborum d'Aulo Gellio (Nott. Att. XXI, 1).
[216.] Si ascolti Cicerone (De legibus, 11, 23) e quello che egli fa parlare, Crasso (De oratore, 1, 43, 44).