[262.] Al primo avviso volò al consiglio, che si tenne sul rombo. Tuttavia Giovenale (Sat. IV, 75-81) chiama questo Prefetto o Podestà di Roma, sanctissimus legum interpres. L'antico Scoliaste dice, che era tanta la sua scienza, che veniva chiamato non un uomo, ma un libro. Egli aveva tolto il suo singolar nome di Pegaso, da una galera di questo nome che suo padre aveva comandato.

[263.] Tacito, Annal. XVII, 7; Svetonio, in Nerone, c. 37.

[264.] Mascou, de sectis, c. 8 p. 120-144; de herciscundis, termine di legge che applicavano a que' giureconsulti ecclesiastici. Herciscere è sinonimo di dividere.

[265.] Vedi il Codice Teodosiano (l. 1 tit. 4) col Comentario del Gotofredo (t. 1 p. 30-35). Questo decreto poteva suscitare discussioni gesuitiche simili a quelle che si trovano nelle Lettere Provinciali: si poteva domandar se un giudice fosse obbligato di seguire, contro il proprio criterio e contro la propria coscienza, l'opinione di Papiniano o della maggioranza, ecc. Del resto un legislatore poteva attribuire a questa opinione, per sè stessa falsa, il valore non già della verità, ma quello della legge.

[266.] Per tener dietro ai lavori di Giustiniano sulle leggi ho studiato la prefazione delle Instante; la prima, la seconda e la terza prefazione delle Pandette; la prima e la seconda prefazione del Codice, ed il Codice medesimo (l. 1 tit. 17, de veteri jure enucleando). Dopo queste originali testimonianze ho consultato fra i moderni Eineccio (Storia I. R. n. 303-404), Terrasson (Histoire de la Jurisp. rom. p. 295-356), Gravina (Opp. p. 93-100) e Ludewig nella sua vita di Giustiniano (p. 19-123, 318-321: per il Codice e le Novelle p. 209-261, per il Digesto o le Pandette p. 262-317).

[267.] Sul carattere di Triboniano vedi le testimonianze di Procopio (Persic. l. 1 c. 23, 24; Anecdot. c. 13, 20), e Suidas (tom. III p. 501, ediz. di Kuster). Ludewig (in vit. Justinian. p. 175-209) si affatica per far diventar bianco un Moro.

[268.] Applico all'istessa persona i due passi di Suida; perchè tutte le circostanze fra di loro perfettamente concordano. Tuttavia i giureconsulti non hanno fatto quest'osservazione, e Fabricio è disposto ad attribuire queste opere a due scrittori. (Bibliot. graec. t. I p. 341; t. II p. 518; t. III p. 418; t. XII p. 346, 353, 474).

[269.] Questa storia vien riferita da Esichio (de viris illustribus), da Procopio (Aneddoti, c. 13) e da Suida (t. III p. 501). Tale adulazione è dessa incredibile?

..... nihil est quod credere de se

Non potest, cum laudatur diis aequa potestas.