[413.] Questa istoria è raccontata da un impostore (Teofilatto Simocat. l. VI c. 10); il quale però ebbe l'accortezza di stabilire le sue finzioni su fatti pubblici e notorj

[414.] Dopo le osservazioni di Strabone, di Plinio e d'Ammiano Marcellino, sembra che questo fosse un uso comune fra le tribù degli Sciti (Muratori, Script. rer. italicar. t. I p. 424). Le chiome dell'America settentrionale sono esse pure trofei di valore; i Lombardi conservarono per più di due secoli il cranio di Cunimondo; e lo stesso Paolo intervenne al banchetto, in cui il duca Radechisio fece portar fuori questa coppa destinata alle grandi solennità.

[415.] Paolo, l. 1 c. 27; Menandro, in Excerpt. legat. p. 110, 111.

[416.] Ut hactenus etiam jam apud Bajoariorum gentem quam et Saxonum sed et alios ejusdem linguae homines..... in eorum carminibus celebretur (Paolo, l. 1 c. 27). Esso morì, A. D. 799 (Muratori, in Praefat. t. 1 p. 397). Queste canzoni de' Germani, alcune delle quali potevano risalire ai tempi di Tacito (De morib. Germ. c. 2), furono compilate e trascritte per ordine di Carlo Magno. Barbara et antiquissima carmina, quibus veterum regum actus et bella canebantur scripsit memoriaeque mandavit (Eginardo, in vit. Car. Magn. c. 29 p. 130, 131). I poemi di cui fa elogio Goldast (Animad. ad Eginard. p. 207) sembrano essere romanzi moderni e spregevoli.

[417.] Paolo (l. II c. 6-26) parla delle altre nazioni. Muratori (Antich. Ital. t. I, Dissert. 1 p. 4) ha scoperto il villaggio de' Bavari alla distanza di tre miglia da Modena.

[418.] Gregorio il Romano (Dialog. l. III c. 27, 28, apud Baron. Annal. eccles. A. D. 579 n. 10) suppone che essi adorassero una capra. Io non conosco che una religione in cui la Divinità sia ad un tempo stesso la vittima.

[419.] I rimproveri che dal Diacono Paolo (l. II c. 5) vengono fatti a Narsete, possono essere senza fondamento; ma le migliori critiche rifiutano la debole apologia pubblicata dal Cardinale Baronio (Annali Eccles. A. D. 567 n. 8-12). Fra questi critici io indicherò il Pagi (tom. II p. 639, 640), il Muratori (Annali d'Ital. t, V p. 160-163), e gli ultimi editori, Orazio Bianco (Script. rer. Italic. t. I p. 427, 428), e Filippo Argelato (Sigon. Opera, t. II p. 11, 12). È certo che quel Narsete che assistette alla coronazione di Giustino (Corippo, l. III, 221) era un'altra persona dello stesso nome.

[420.] Paolo (l. II c. 11), Anastasio (in vit. Johan. III p. 43), Agnello (Liber pontifical. Raven. in Script. rer. Ital. t. II part, 1 p. 114-124) fanno menzione della morte di Narsete. Ma non posso convenire con Agnello che questo Generale avesse novantacinque anni. Com'è probabile che agli ottant'anni cominci l'epoca delle gloriose sue imprese?

[421.] Paolo Diacono nell'ultimo capitolo del suo primo libro, e ne' sette primi del secondo, ci fa conoscere i disegni di Narsete e dei Lombardi intorno all'invasione dell'Italia.

[422.] In seguito a questa translazione, l'Isola di Grado prese il nome di Nuova Aquileja (Chron. Venet. p. 3). Il Patriarca di Grado non tardò molto a diventare il primo cittadino della Repubblica (p. 9 ec.); ma la sua sede non si trasferì a Venezia che nel 1450, e presentemente è carico di titoli e di onori. Ma il genio della Chiesa s'abbassò innanzi al genio dello Stato, ed il governo di Venezia cattolica è presbiteriano in tutto il rigor del termine (Tomassino, Discip. de l'Eglise, t. 1 p. 156, 157, 161-165; Amelot da la Houssaye, Gouvernement de Venise, t. 1 p. 256-261).