[496.] Tre Generali tutti col nome di Narsete incontransi in questo secolo, e spesso venner confusi, (Pagi, Critica, t. II, p. 460). Un Persarmeno, fratello d'Isacco e d'Armazio che dopo un avventuroso combattimento contro Belisario, disertò dalle bandiere del Re di Persia, suo sovrano, ed andò a servir dopo nelle guerre d'Italia; 2. l'Eunuco conquistatore dell'Italia; 3. quello che ristabilì Cosroe sul trono e nel poema di Corippo vien portato alle stelle (l. III, 220-227), come excelsus super omnia vertice agmina.... habitu modestus.... morum probitate placens, virtute verendus, fulmineus, cautus, vigilans etc.
[497.] Experimentis cognitum est Barbaros malle Roma petere reges quam habere. È ammirabile il quadro che fa Tacito dell'invito e dell'espulsione di Vonone (Ann., II, 1-3), di Tiridate (Ann. XI, 10, XII, 10-14) e di Meerdate (Ann. XI, 10, XII, 10-14). Leggendolo è forza dire che l'occhio del suo genio pare aver penetrato tutti i più reconditi segreti del campo dei Parti e delle mura dell'Harem.
[498.] Si pretende che Sergio e Bacco suo compagno abbiano conseguito la corona del martirio nel tempo della persecuzione di Massimiano. In Francia, in Italia, a Costantinopoli e per tutto l'Oriente gli vennero resi gli onori divini. Tanto era celebre il loro sepolcro pei miracoli, che alla città che lo possedeva venne commutato il nome di Rasafa in quello di Sergiopoli. (Tillemont, Mém. eccles. t. V, p. 491-496; Butler's Saints, vol. X, p. 155).
[499.] Evagrio (l. VI, c. 21) e Teofilatto Simocatta (l. V, c. 13, 14) ci hanno conservato e tramandato le lettere originali di Cosroe scritte in greco, sottoscritte di suo pugno, e successivamente inscritte su croci e tavole d'oro, deposte nella Chiesa di Sergiopoli; erano indirizzate al Vescovo di Antiochia qual Primate della Siria.
[500.] I Greci non dicono altro se non che era di stirpe romana e che aveva abbracciato il cristianesimo; ma i romanzi della Persia e della Turchia la significano figlia dell'Imperatore Maurizio: descrivono gli amori di Cosroe per Schirin e gli amori di Schirin per Ferhad, il più avvenente fra i giovinetti dell'Oriente (D'Herbelot, Bibl. Orient. p. 789, 997, 998).
[501.] Sono due Greci contemporanei, cioè Evagrio con uno stile conciso (l. XI, c. 16, 17, 18, 19) e Teofilatto Simocatta (l. III, c. 6-18; l. IV, c. 1-16; l. V, c. 1-15) diffusissimamente, che ci hanno lasciato la storia compiuta della tirannide di Ormuz, della ribellione di Bahram, della fuga e del restauramento di Cosroe. Tutti i successivi compilatori fra i quali Zonara e Cedreno non hanno fatto che copiare e compendiare; e gli Arabi cristiani fra i quali Eutichio (Ann. t. II, p 200-208) ed Abulfaragio (Dynast. p. 96-98), pare non abbiano che memorie particolari. Mirkond e Khondemir, i due famosi Storici persiani del decimoquinto secolo, non mi sono noti che per gli imperfetti estratti di Schikard (Tarikh, p. 150-155), di Texeira o piuttosto di Stevens (Hist. de Perse p. 182-186), d'un manoscritto turco tradotto dall'abate Fourmont (Hist. de l'Accad. des Inscript. t. VII, p. 325-334) e di Herbelot, ai vocaboli Hormouz (p. 457, 459), Bahram (p. 174), Kosrou Parviz (p. 996). Se avessi maggior fede nell'autorità di questi Scrittori Orientali, amerei che fossero più numerosi.
[502.] Chiunque voglia formarsi un'idea generale dell'orgoglio e della possanza del Cacano, legga Menandro (Excerpt. legat. p. 117,) e Teofilatto (l. I, c. 3, l. VII, c. 15) i cui otto libri sono di maggior onore al Capo degli Avari che all'Imperatore d'Oriente. Gli antenati di Bajano avevano assaggiato la liberalità di Roma, e Bajano sopravvisse al regno di Maurizio. (Du Buat, Hist. des Peuples Barbares, t. XI, p. 545). Il Cacano che fece un'irruzione in Italia, A. D. 611 (Muratori Annali, t. V, p. 305) era allora juvenili aetate florens. (Paolo Warnefrido, De gest. Langobard. l. VI, c. 38). Egli era il figlio o fors'anche il nipote di Bajano.
[503.] Teofilatto, l. 1, c. 5, 6.
[504.] Il Cacano si dilettava di far uso di questi aromati anche nel campo, e comandava che gli si presentassero Ινδικας καρυχιας e ricevette πεπρι και φυγγον Ινδων, κασιαν τε και τον λεγομενον κοσον. (Teofilatto, l. VII, c. 13). Gli Europei, delle età più rozze, consumavano nel mangiare e nel bere più aromi che non comporti la delicatezza di un moderno palato. Vie privée des Français, t. II, p. 162, 163.
[505.] Teofilatto, l. VI, c. 6; l. VII, c. 16. Lo Storico greco confessa la verità e l'aggiustatezza del rimprovero del Cacano.