[151.] Assemani (Biblioth. orient., t. II, p. 10-46), e La Croze (Christian. d'Ethiop., p. 36-40), ci danno l'istoria di Senaia o Filosseno, vescovo di Mabug, o Hierapoli, nella Siria. Egli possedea perfettamente la lingua siriaca, e fu l'autore, e l'editore d'una versione del Nuovo Testamento.
[152.] Nella cronaca di Dionigi (ap. Assem., t. II, p. 54), si hanno i nomi ed i titoli di cinquantaquattro Vescovi esiliati da Giustino. Fu chiamato Severo a Costantinopoli per esservi sentenziato, dice Liberato (Brev. c. 19), per aver mozza la lingua, dice Evagrio (l. IV, c. 4); il prudente Patriarca non si fermò ad esaminare la differenza di queste due cose. Questa rivoluzione ecclesiastica è dal Pagi assegnata al mese di settembre 518 (Critica, t. II, p. 506).
[153.] I particolari dell'oscura storia di Giacomo Baradeo, o Zanzalo, si leggono qua e là in Eutichio (Annal., t. II, p. 144, 147), in Renaudot (Hist. patriarch. Alex. p. 133), in Assemani (Bibl. orient., t. I, p. 424; t. II, p. 62-66, 324-222, 414; t. III, p. 385-388). Non pare che fosse noto ai Greci: i Giacobiti stessi volean piuttosto derivare il nome, e la genealogia loro dall'Apostolo S. Giacomo.
[154.] Le particolarità relative alla sua persona e a' suoi scritti formano per avventura l'articolo più curioso della Biblioteca d'Assemani (t. II, p. 244-321; ivi porta il nome di Gregorio Bar-Ebreo). La Croze (Christian. d'Ethiopie, p. 53-63), si fa beffe dal pregiudizio che hanno gli Spagnuoli contro il sangue giudaico, il quale secretamente macchia la loro chiesa e la loro nazione.
[155.] La Croze (p. 352), e lo stesso Sirio Assemani (t. I, p. 226, t. II, p. 304, 305), fanno la critica di quella astinenza eccessiva.
[156.] Una dissertazione di centoquarantadue pagine, che sta in principio del secondo volume d'Assemani, spiega perfettamente le circostanze dei Monofisiti. La Cronaca siriaca di Gregorio Bar-Ebreo o Abulfaragio (Bibliot. orient. tom. II, p. 321-463), ci dà la lista dei Cattolici o patriarchi Nestoriani, e quella dei Mafriani dei Giacobiti.
[157.] Eutichio (Annal., t. II, pag. 191, 267, 332), e altri passi della Tavola metodica di Pocock provano, che fu indifferentemente usato il nome di Monoteliti e di Maroniti. Non aveva Eutichio alcun pregiudizio contro i Maroniti del secolo decimo; e possiam credere ad un Melchita, la cui testimonianza è confermata dai Giacobiti e dai Latini.
[158.] Concil., t. VII, p. 780. Costantino, prete sirio d'Apamea, con intrepidezza e sottilmente difese la causa de' Monoteliti (1040 ec.).
[159.] Teofane (Chron. pag. 295, 296, 300, 306), e Cedreno (p. 437-440), narrano le glorie dei Mardaiti; il nome mard, che in siriaco significa rebellavit è spiegato da La Roque; (Voyage de la Syrie, t. II, p. 53); il Pagi ne fissa le date (A. D. 676, n. 4-14. A. D. 685 n. 3, 4), ed anche l'oscura istoria del patriarca Giovanni Marone (Assemani Biblioth. orient. t. I, p. 496-520), rischiara le turbolenze del monte Libano dall'anno 686 al 707.
[160.] Nell'ultimo secolo si vedeano tuttavia sul monte Libano venti di quei cedri cotanto vantati dalla Storia sacra (Voyage de la Roque, t. I, p. 68-76); oggi non ve ne ha più di quattro o cinque (Viaggio di Volney t. I, pag. 264). La scomunica proteggeva quegli alberi così celebri nella Scrittura; se ne levava, ma con circospezione, qualche pezzo per farne crocette, ec: ogni anno sotto la lor ombra si cantava una Messa, e i Sirii supponevano in essi la facoltà di rialzare i loro rami contro la neve, alla quale non sembra che il Libano sia tanto fedele quanto dice Tacito: inter ardores opacum fidumque nivibus: ardita metafora (Hist. v. 6).