* Non è maraviglia che Selden, protestante, abbia ciò asserito; e non ha alcuna autorità per un cattolico il detto di un protestante in questo proposito, siccome in tutti gli altri intorno le cose di religione. (Nota di N. N.)

[190.] Il culto delle Immagini non può chiamarsi superstizione popolare, perchè fu spiegato, sanzionato, e stabilito dai Concilii generali, e dai Papi, che condannarono l'opinione eretica degli Iconoclasti, che invano vi si opposero per tanti anni per abolirlo. Vedi la nostra Nota a p. 248. (Nota di N. N.)

[191.] Nec intelligunt homines ineptissimi, quod si sentire simulacra et moveri possent, adoratura hominem fuissent a quo sunt expolita. (Div. Instit., lib. 11, c. 2). Lattanzio è l'ultimo e il più eloquente degli apologisti del cristianesimo; i loro motteggi sugli idoli intaccano non solo l'oggetto, ma anche la forma e la materia.

[192.] Vedi Sant'Ireneo, Sant'Epifanio e S. Agostino (Basnagio Hist. des Eglises réformées, t. II, p. 1313). Questa pratica dei Gnostici ha una singolare relazione col culto secreto usato da Alessandro Severo (Lampridio, cap. 29; Lardner Heathen Testimonies, vol. III, p. 34).

[193.] Vedi i capitoli XXIII e XXVIII di quest'opera.

[194.] Ου γαρ το Θειον απλουν υπαρχον και αληπτον μορφαις τισι και σχημασιν απεικαζομεν. Ουτε κηρω και ξυλοις την υπερουσιον και προαναρχον ουσιαν τιμαν ημεισ διεγνωκαμεν. Imperciocchè noi non rappresentiamo con figure od immagini la Divinità, sostanza semplice ed incomprensibile: nè in cera o in legno intendiamo d'onorare una Essenza suprema ed eterna. (Concilium Nicenum, II, in Collect. Labbe, t. VIII, p. 1025, edizione di Venezia). «Il serait peut-être à propos, dice il signor Dupin, de ne point souffrir d'images de la Trinité ou de la Divinité; les défenseurs les plus zélés des images ayant condamné celles-ci, et le Concile de Trente ne parlant que des images de Jésus-Christ et des Saints». (Bibliot. ecclés. t. VI, p. 154).

[195.] Il culto del divin Fondatore della religione, Gesù Cristo, era sì spiritualmente impresso ne' Cristiani che non ne avrebbero giammai perduta l'idea, quand'anche non avessero avuto il soccorso de' sensi per mezzo dell'immagine di lui; e ciò sarebbe anche avvenuto, perchè la fede in lui non poteva mancare. (Nota di N. N.)

[196.] I Greci, ed i Latini adottarono l'idea della assunzione per un motivo già di sopra esposto, nella nostra Nota a pag. 44. (Nota di N. N.)

[197.] Questo compendio della Storia delle Immagini è tratto dal ventesimosecondo libro dell'Histoire des Eglises reformées di Basnagio, t. II, p. 1310-1337. Era protestante, ma d'uno spirito maschio; e non temono i riformati la taccia di imparziali in una cosa intorno alla quale hanno così evidentemente ragione. Vedi la perplessità del povero monaco Pagi, Critica, t. I, p. 42.

[198.] Quando si studiano gli annalisti, messi da un lato i miracoli e le contraddizioni, si giudica che dall'anno 300 avea la città di Paneade, in Palestina, un gruppo di bronzo, rappresentante un gran personaggio, avviluppato in un mantello, ed una donna a' suoi piedi che gli attestava la propria gratitudine, o gl'indirizzava suppliche; e leggevasi per avventura sul piedestallo τω Σωτηρι, τω ευεργετη, al salvatore, al benefattore. Supponevano i cristiani pazzamente, che un tal gruppo rappresentasse Gesù Cristo, e la povera donna ch'egli avesse guarito d'un flusso di sangue. (Eusebio, VII, 18; Filostorgio VII, 3, ec.). Il Signor di Beausobre con più ragione congettura, che quella statua rappresentava il filosofo Apollonio o l'Imperatore Vespasiano: in quest'ultima supposizione la donna è una città, una provincia, o forse la regina Berenice. Biblioth. germ. XIII, p. 192.