[199.] Gli storici, e gli eruditi ecclesiastici del pari che i Teologi hanno rifiutato con tutte le ragioni la corrispondenza fra il re Abgaro, e Gesù Cristo, e qualificata falsa ed inventata la lettera di quel re a Cristo, sebbene sia questa riferita dal Vescovo Eusebio nella sua storia ecclesiastica. La di lui autorità unita a quella di S. Efrem, e di Giacomo Vescovo di Sarug accreditò cotal favola: non si sa precisamente quando, e da chi sia stata inventata. La mancanza di buone istorie ed ancor più quella di buona critica, ne' primi secoli del cristianesimo, cagionarono tale ignoranza. Il cattolico saggio, ed istruito, deve tener certe e ferme le cose narrate ne' libri rivelati del Nuovo Testamento e quelle definite dalla Chiesa, e lasciare le altre alla critica giudiziosa de' dotti. (Nota di N. N.)

[200.] Eusebio, Hist. ecclesiast., l. I, c. 13. Il dotto Assemani vi aggiugne il testimonio di tre Sirii, di S. Efremo, di Giosuè Stilite, e di Giacomo, vescovo di Sarug; ma non so che s'abbia prodotto l'originale di quella lettera, o indicati gli archivi d'Edessa. (Bibl. orient. t. I, p. 318, 420, 554). Si fatta tradizione così incerta venia loro probabilmente dai Greci.

[201.] Lardner discute e rigetta colla sua solita ingenuità i testimonii citati in favore di quel carteggio (Heathen Testimonies, vol. I, p. 297-309). Arrossisco di vedere tra la folla degli scrittori superstiziosi, ch'egli scaccia da questo posto ragguardevole insieme ai Grabe, Cave e Tillemont, anche il signor Addison (Vedi le sue opere, vol. I, p. 528 ediz. di Baskerville); ma il trattato superficiale da lui composto sulla religion cristiana ha acquistato credito dal nome dell'autore, dal suo stile, e dagli elogi troppo sospetti del clero.

[202.] Dal silenzio di Giacomo di Sarug (Assemani Bibliot. orient. p. 289-318), e dalla testimonianza d'Evagrio (Hist. eccl. l. IV, c. 27) giudicai, essere stata quella favola inventata tra gli anni 521 e 594, probabilmente dopo l'assedio di Edessa, nel 540 (Assemani t. I, p. 4167. Procopio De bello persico, l. II). È la spada e lo scudo di Gregorio II (in epist. 1, ad Leon. Isaur. Concil.; t. VIII, p. 656, 657), di S. Giovanni Damasceno (Opera, t. I, p. 281, ediz. di Lequien), e del secondo Concilio di Nicea (Actio V, p. 1030). La più perfetta edizione si trova in Cedreno (Compend. p. 175-178).

[203.] Αχειροποιητος, senza mani. Vedi Ducange, in Gloss. graec. et latin. Questo soggetto è trattato con erudizione non meno che con pregiudizii dal Gesuita Gretser (Syntagma de imaginibus non manu factis, ad calcem codicis de officiis, p. 289-330), l'asino o piuttosto la volpe d'Ingolstadt (Vedi la Scaligeriana); con pari senno e ragione dal protestante Beausobre nella controversia ironica da lui inserita in differenti volumi della Bibliothèque germanique (t. XVIII, pag. 1-50; t. XX, p. 27-68; t. XXV, p. 1-36; t. XXVII, pag. 85-118; t. XXVIII, pag. 1-33; t. XXXI, p. 111-148; l. XXXII, p. 75-107; t. XXXIV, p. 67-96).

[204.] Teofilato Simocatta (l. II, c. 3, p. 34; l. III, cap. I, p. 63), celebra θεανδρικον εικασμα, l'immagine dell'Uomo Dio, ch'egli chiama αχειροποιητον, senza mano; ma non era che una copia, poichè soggiugne αρχετυπον οι Ρωμαιοι (d'Edessa) θρεσκευουσι τι αρρητον, che i Romani (di Edessa) venerano quell'originale con un culto singolare. (Vedi Pagi, t. II, A. D. 596, n. II).

[205.] Vedi nelle opere autentiche o supposte di S. Giovanni Damasceno, due passi sulla Vergine Maria e sopra S. Luca, dimenticati da Gretser, e per conseguente non rammentati da Beausobre (Opera Johan. Damascen. t. I, p. 618-631).

[206.] «Escono le vostre scandalose figure fuor della tela; sono esse cattive come le statue in grupo». Lodavano in tal guisa l'ignoranza e il fanatismo d'un prete greco alcuni quadri di Tiziano, ch'egli avea comandati, e che non volea più ricevere.

[207.] Secondo Cedreno, Zonara, Glycas e Manasse, gli autori della Setta degli Iconoclasti furono il Califfo Iezid e due Ebrei che aveano promesso l'Impero a Leone. I rimproveri che l'odio suggerisce a que' Settarii vengono interpretati come un'assurda cospirazione pel ristabilimento della purità del culto cristiano. (Vedi Spanheim, Hist. Imag., c. 2).

[208.] Jezid, nono Califfo della razza degli Omniadi, distrusse tutte le Immagini della Siria verso l'anno 719: onde gli ortodossi rimproverarono ai Settarii di seguire l'esempio dei Saracini e degli Ebrei (Fragm. mon. Johan. Jerosolymit. script. Byz., t. XVI, p. 235. Hist. des Répub. ital., par Sismondi t. I, p. 126). (Nota dell'Editore francese).