[209.] Vedi Elmacin (Hist. Saracen., pag. 267), Abulfaragio (Dynast., p. 201), Abulfeda (Annal. Moslem., p. 264), e le Critiche del Pagi (t. III, A. D. 944). Non ardisce questo prudente Francescano di determinare, se a Roma o a Genova riposi l'immagine d'Edessa; ma essa riposa senza gloria; non è più alla moda, ed ha perduta la sua antica celebrità.

[210.] Αρμενιοις και Αλαμανοις επισης η αγιων εικονων προσκυνησις απηγορευται, agli Armeni del pari che agli Alemanni è proibita l'adorazione delle sante Immagini. (Niceta, lib. II, p. 258). Le Chiese d'Armenia non fan ancor uso che della Croce (Missions du Levant, t. III, p. 148); ma il Greco superstizioso è senza dubbio ingiusto verso la superstizione degli Alemanni del duodecimo secolo.

[211.] Negli Atti dei Concilii (tom. VIII e IX Collect. de Labbe ediz. di Venezia), e negli scritti istorici di Teofane, di Niceforo, di Manasse, di Cedreno, di Zonara ec. si devono cercare i monumenti originali di tutto ciò che è relativo agl'Iconoclasti; non si troveranno però affatto imparziali. Fra i moderni cattolici, Baronio, Pagi, Natalis Alessandro (Hist. eccl., secul., 8 e 9) e Maimbourg (Hist. des Iconoclastes) mostrarono a questo riguardo pari erudizione, passione e credulità. Le indagini del protestante Federico Spanheim (Hist. imaginum restituta), e di Giacomo Basnagio (Hist. des Eglises réformées, t. II, 1. XXIII, p. 1339-1385), inclinano dal lato degli Iconoclasti. Pei soccorsi che ci offrono le due parti, e per la loro opposta disposizione, ci è facile il giudicare questa lite con una imparzialità filosofica.

[212.] Come si raccoglie da questi fiori di rettorica Συνοδον παραμον και αθεον Sinodo empio ed ateo, si trattarono i Vescovi da τοις ματαιοφροσιν. Damasceno chiama questo Concilio ακυρος και αδεκτος, non autorevole e non ammesso. (Opera, t. I, p. 623) Fece Spanheim con pari ingegno e sincerità l'apologia del Concilio di Costantinopoli (p. 171, ee.); ne trasse i materiali dagli Atti del Concilio di Nicea (p. 1046, etc.) L'arguto Giovanni di Damasco, dice επισκωτους tenebrosi in vece di επισκοπους Vescovi, e dà ai Vescovi il nome di κοιλιοδουλους schiavi del loro ventre, ec. (Opera, t. 1, p. 306.).

[213.] Tutto al più poteva dirsi, che la credenza, e la protezione de' sovrani hanno influito a dar coraggio ai Vescovi ortodossi nel sostenere e fissare le buone dottrine contro le false opinioni dei Vescovi eretici, e dei Conciliaboli; ma i Vescovi nei Concilii ortodossi, e generali, che appunto spiegavano, e fissavano i dogmi, furono liberi nelle loro decisioni. Se, per esempio nei quattro primi Concilii generali, che spiegarono, e fissarono i fondamenti dogmatici, vi assistettero gli Imperatori, o i loro ministri, e consiglieri, se vi furono ufficiali di Polizia e soldatesche, ciò fu solamente per tener il buon'ordine ed impedire i disordini delle contese. (Nota di N. N.)

[214.] Si accusa Costantino d'avere proscritto il titolo di Santo, d'aver chiamata la Vergine Maria madre di Gesù Cristo, d'averla paragonata, dopo il parto, ad una borsa vuota; si accusa di più d'arianismo, di nestorianismo, ec. Spanheim, che lo difende (c. 4, p. 207), è alquanto imbrogliato tra gl'interessi d'un protestante, e i doveri d'un teologo ortodosso.

[215.] Il santo confessore Teofane approva il principio della loro ribellione θειω κινουμενοι ξηλο, mossi da zelo divino. (p. 339). Gregorio II (in epist. 1, ad imp. Leon, Concil., t. VIII, p. 661-664) applaudisce allo zelo delle donne di Bizanzio, che uccisero gli officiali dell'Imperatore.

[216.] I Greci ortodossi, cultori delle Immagini, avranno sperato d'ottenere qualche miracolo a loro favore nella battaglia contro l'armata dell'Imperatore Leone Iconoclasta; ma, i miracoli stanno nella mano di Dio, e se i Greci sostenitori delle Immagini non ne ottennero, il fuoco greco doveva avere il suo effetto di distruggere la loro flotta; e questo effetto non avrebbe avuto luogo se avessero ottenuto un miracolo. (Nota di N. N.)

[217.] La violenza di Costantino Copronimo ha indotto la prudenza del Patriarca a preferire per il momento la dissimulazione ad uno zelo pericoloso, sperando di poter in circostanze più favorevoli spiegare il vero suo sentimento; e questo accorgimento politico non è da biasimarsi. (Nota di N. N.)

[218.] Dovevasi dire fedeli al culto delle Immagini il quale, per la nota nostra alla pag. 248, nel vero senso non è superstizione; se poi i monaci ammassarono ricchezze, abusarono della loro influenza sugli animi, delle circostanze, e dell'ignoranza de' tempi, ciò è da disapprovarsi. (Nota di N. N.)