[228.] Vedi Launoy (Op., t. V, part. II, ep. VII, 7, p. 456-474), Natalis Alexander (Hist. novi Testam., secul. 8, Dissert. 1, p. 92, 96), Pagi (Critica, t. III, p. 215, 216), e Giannone (Istoria civ. di Napoli, t. I, p. 317-320), discepolo della Chiesa gallicana. Nel campo delle controversie io compiango sempre la fazion moderata, che sta in mezzo ai combattenti, esposta al fuoco d'ambe le parti.
[229.] Ricorrono a Paolo Warnefrido, o il Diacono (De gestis Langobard., l. VI, c. 49, p. 506, 507) in script. Ital., (Muratori, t. 1, part. 1), e all'Anastasio supposto (De vit. pont., in Muratori, t. III, part. I), a Gregorio II (p. 154), a Gregorio III (p. 158), a Zaccaria (p. 161), a Stefano II (p. 165), a Paolo (p. 172), a Stefano IV (p. 174), ad Adriano (p. 179), a Leone III (p. 175). Ma io noterò che il vero Anastasio (Hist. eccles., p. 134 edit. Reg.) e l'autore dell'Historia miscella (l. XXI, p. 151, in t. I. script. Ital.), amendue scrittori del quinto secolo, traducono e approvano il testo greco di Teofane.
[230.] Con qualche picciola differenza, i critici i più dotti, Luca Olstenio, Schelestrate, Ciampini, Bianchini, Muratori (Prolegomena, ad t. III, parte I.), convengono, essere stato il Liber pontificalis principiato e quindi continuato dai bibliotecarii e notai apostolici dei secoli ottavo e nono, e non essere che l'ultima parte (la meno ragguardevole) opera di Anastasio, il cui nome sta in fronte al libro. N'è barbaro lo stile, piena di parzialità la narrativa; son minutissimi i ragguagli; si dee però leggerla come un monumento curioso ed autentico del secolo di cui parliamo in questo luogo. L'Epistole dei Papi si trovano sparse nei volumi dei Concilii.
[231.] Le due Epistole di Gregorio II furono conservate negli Atti del Concilio di Nicea (t. VIII, p. 651-674); van senza data: Baronio dà loro quella del 726; Muratori (Annali d'Italia, t. VI, p. 120) dice che furono scritte nel 729, e Pagi nel 730. Tal'è la forza delle prevenzioni che alcuni Papi scrittori lodarono il buon senso e la moderazione di queste lettere.
[232.] Εικοσι τεσσαρα σταδια υποχωρησει ο Αρχιερευς Ρομης εις την χωραν της καμπανιας, και υπαγε διωξων. Il Pontefice di Roma si ritrarrà per ventiquattro stadii nella provincia della Campania, e tu perseguiterai i venti. (Epist. I, p. 664). Questa vicinanza dei Lombardi è molto indigesta. Camillo Pellegrini (Dissert. 4, De ducatu Beneventi, nelle Script. Ital. t. V, p. 172, 173) conta con qualche apparenza di ragione i ventiquattro stadii, non da Roma, ma dai confini del ducato Romano, fino alla prima Fortezza dei Lombardi, ch'era forse Sora. Credo piuttosto, che Gregorio, secondo la pedanteria del suo secolo, impiegò il termine di stadio in vece di quello di miglio, senza badare al vero valore della parola che usa.
[233.] Ον αι πασαι βαριλειαι της δυρεως ως Θεον επιγειον εχουσι. Cui tutti i regni d'Occidente risguardano come un Dio terreno.
[234.] Απο ιης εσωτερου δυσεως του λεγομενου Σεπτετου. Dall'Occidente estremo, denominato Septeto. Sembra che il Papa facesse impressione sull'animo de' Greci ignoranti: visse, e morì nel palazzo di Laterano, e all'epoca del suo regno tutto l'Occidente aveva abbracciato il cristianesimo. Questo Septeto ignoto non potrebbe per avventura avere qualche conformità col Capo dell'Eptarchia sassone, come quell'Inn, re di Wessex, che nel pontificato di Gregorio II andò a Roma non per ricevere il Battesimo, ma come pellegrino? (Pagi, A. D. 689, num. 2; A. D. 726, num. 15).
[235.] Trascriverò qui il passaggio ragguardevole e decisivo del Liber pontificalis. Respiciens ergo pius vir profanam principis jussionem, jam contra imperatorem quasi contra HOSTEM se armavit, renuens haeresim ejus, scribens ubique se cavere christianos eo quod orta fuisset, impietas talis. IGITUR permoti omnes Pentapolenses, atque Venetiarum exercitus contra imperatoris jussionem restituerunt: dicentes se nunquam in ejusdem pontificis condescendere necem, sed pro ejus magis defensione viriliter decertare (p. 156).
[236.] Un census o capitazione, dice Anastasio (p. 156), tassa crudele e ignota agli stessi Saracini, esclama lo zelante Maimbourg (Histoire des Iconoclastes, l. I), e Teofane (p. 344), che ricorda l'enumerazione dei maschi d'Israele, ordinata da Faraone. Questa forma di gabella era famigliare ai Saracini, e sgraziatamente per Maimbourg, Luigi XIV suo protettore la introdusse in Francia pochi anni dopo.
[237.] V. il Liber pontificalis d'Agnellus (nei Scriptores rerum italicarum di Muratori, t. II part. I). Scorgesi in questo scrittore un color più carico di barbarismo, d'onde risulta, ch'erano i costumi di Ravenna un pò differenti da quelli di Roma. Gli siamo però debitori di alcuni fatti curiosi e particolari di quella città. Egli ci dà a conoscere i quartieri e le fazioni di Ravenna (p. 154), la vendetta di Giustiniano II (p. 160, 161) e la sconfitta dei Greci (p. 170, 171), etc.