[258.] Vedi Eginardo, in vita Caroli Magni, c. 1, p. 9, ec. c. 3, p. 24. Childerico fu deposto, jussu, e la razza Carlovingia ristabilita sul trono, auctoritate pontificis romani. Launoy ed altri scrittori pretendono che quest'energiche parole sono suscettive d'un'interpretazione assai mite; sia pure; ma Eginardo conosceva bene il Mondo, la Corte e la lingua latina.

[259.] Vedi sul titolo e sui poteri di patrizio di Roma, Ducange (Gloss. lat., t. V, p. 148-151), Pagi (Crit., A. D. 740; num. 6-11), Muratori (Annali d'Italia, tom. VI, 308-329) e Saint-Marc (Abrégé chronologique de l'Italie, t. I, p. 379-382). Di tutti questi scrittori il Francescano Pagi è più disposto a ravvisare nel patrizio un luogotenente della Chiesa, anzi che dell'Impero.

[260.] Possono i difensori del Papa rattemperare il significato simbolico della bandiera e delle chiavi; ma sembra che le parole ad regnum dimisimus o direximus (Codex Carol. epist. I, t. III, part. II, p. 76) non ammettino nè palliativi nè sutterfugii. Nel manoscritto della Biblioteca di Vienna leggesi rogum, preghiera o supplica, in vece di regnum (Vedi Ducange), e questa rilevante correzione distrugge il titolo regio di Carlo Martello. (Catalani, nelle sue Prefazioni critiche degli Annali d'Italia, t. XVII, p. 95-99.)

[261.] Leggesi nel Liber pontificalis, che contiene relazioni autentiche intorno a quel ricevimento: Obviam illi ejus sanctitas dirigens venerabiles cruces, id est signa; sicut mos est ad exarchum aut patricium suscipiendum, eum cum ingenti honore suscipi fecit (t. III, part. I., p. 185).

[262.] Paolo Diacono, che scrisse prima dell'epoca in cui assunse Carlomagno il titolo d'Imperatore, parla di Roma come d'una città suddita di questo principe. Vestrae civitates (ad Pompeium Festum) suis addidit sceptris (De Metensis Ecclesiae episcopis). Alcune medaglie carlovingie coniate a Roma, guidarono Le Blanc in una dissertazione elaborata, ma molto parziale, risguardante l'autorità che aveano i Re di Francia su Roma, in qualità di patrizii e d'Imperatori. (Amsterdam, 1692, in 4.)

[263.] Mosheim (Instit. Hist. eccl., p. 263) esamina questa donazione con pari saggezza e buona fede. L'Atto originale non è mai stato prodotto; ma il Liber pontificalis descrive questo bel presente (p. 171), e il Codex Carolinus lo suppone. Sono queste due Opere monumenti contemporanei, ed è l'ultimo ancor più autentico, perchè fu conservato nella Biblioteca dell'Imperatore, e non in quella del Papa.

[264.] Tra le pretensioni esorbitanti e le concessioni assai limitate dell'interesse e del pregiudizio, di cui non è esente lo stesso Muratori (Antiquitat., t. I, p. 65-68), nel determinare i confini dell'Esarcato e della Pentapoli presi a guida la Dissert. chorograph. Italiae medii aevi, t. X, p. 160-180.

[265.] Spoletini deprecati sunt, ut eos in servitio B. Petri reciperet et more Romanorum tonsurari faceret (Anastasio p. 185); ma si può domandare, se essi diedero sè stessi o il loro paese.

[266.] Saint-Marc (Abrégé, t. 1, p. 390-408) che ha bene studiato il Codex Carolinus, esamina accuratamente qual fu la politica e quale la donazione di Carlomagno. Credo con lui che quella donazione non fu che verbale. L'Atto il più antico di donazione che si produce è quello dell'Imperatore Luigi il Pio (Sigonio, De regno Italiae, l. IV, Opera, t. II, p. 267-270). Si dubita assai della sua autenticità, o almeno della sua integrità (Pagi, A. D. 817, num. 7, ec; Muratori, Annali, t. VI, p. 432, ec; Dissertat. chorographica, p. 33, 34); ma non trovo negli autori alcuna ragionevole obiezione fondata sul modo con cui disponeano que' principi liberamente di ciò che loro non apparteneva.

[267.] Domandò Carlomagno i mosaici del palazzo di Ravenna ad Adriano I, cui apparteneano; li ottenne; voleva abbellire con essi Aquisgrana (Codex Carol., epist. 67, p. 223).