[293.] Qui supra sanctissima patres nostri (episcopi et sacerdotes) omnimodis servitium et adorationem imaginum renuentes, contempserunt, atque consentientes condemnaverunt. (Concil. t. IX p. 101. canon. 2. Francoforte.) Sarebbe necessario un cuor ben duro per non sentir compassione delle fatiche del Baronio, del Pagi, d'Alexander e di Maimburgo ec. impiegate ad eludere questa sciagurata sentenza.

[294.] Teofane (p. 343) indica i demanii della Sicilia e della Calabria che davano una rendita annua di tre talenti e mezzo d'oro, forse settemila lire sterline. Luitprando fa una numerazione più pomposa dei patrimonii della Chiesa romana, nella Grecia, nella Giudea, nella Persia, nella Mesopotamia, in Babilonia, nella Libia, ingiustamente ritenuti dall'Imperator greco (Legat. ad Nicephorum, in Script. rerum Ital., t. II. part. I. p. 481.)

[295.] Qui si parla della gran diocesi dell'Illiria orientale con l'Apulia, la Calabria e la Sicilia: Thomassin (Discip. de l'Eg., t. 1. p. 145). Per confessione dei Greci, aveva il Patriarca di Costantinopoli distaccati da Roma i Metropolitani di Tessalonica, d'Atene, di Corinto, di Nicopoli e di Patrasso (Luc. Holsten. Geograph. sacra, p. 22) e i suoi conquisti spirituali andavano fino a Napoli ed Amalfi, (Giannone, Istoria civile di Napoli., t. I, p. 517-524. Pagi A. D. 730 num. 11.)

[296.] In hoc ostenditur, quia ex uno capitulo ab arrota reversis, in aliis duobus, in eodem (era forse lo stesso?) permaneant errore.... de diocesi S. R. E. seu de patrimoniis iterum increpantes commonemus, ut si ea restituere noluerit, haereticum eum pro hujusmodi errore perserverantia decernemus. (Epist. Adriani papae ad Carolum Magnum, in Concil. t. VIII, p. 1598.) Aggiunge una ragione che direttamente si opponeva al suo procedere, dicendo, di preferire ai beni di questo Mondo corruttibile la salute dell'anime e la regola della Fede.

[297.] Fontanini non vede negl'Imperatori se non se gli avvocati della Chiesa advocatus, et defensor S. R. E (Vedi Ducange, Gloss. lat. t. I, p. 97). Muratori, suo avversario, considera il Papa come l'Esarca dell'Imperatore. Giusta l'opinione più imparziale di Mosheim (Instit. Hist. ecclés., p. 264, 265), i Papi reggeano Roma come vassalli dell'Impero, e come possessori della più onorevole specie di feudo o di beneficio: queste particolarità, per altro premuntur nocte caliginosa!

[298.] Un epitafio di trentotto versi, di cui si dichiara autore Carlomagno (Concil. t. VIII, p. 520), ne ragguaglia del suo merito e delle sue speranze.

Post patrem lacrymans Carolus haec carmina scripsi.

Tu mihi dulcis amor, te modo plango pater....

Nomina jungo simul titulis, clarissima, nostra

Adrianus, Carolus, rex ego, tuque pater.