Appare nel nono secolo l'aurora del ritorno delle scienze[666]. Quando il fanatismo degli Arabi fu calmato, furono solleciti i Califfi di conquistare le arti, piuttosto che le province dell'impero; le cure che posero per accattare cognizioni, ravvivarono la emulazione dei Greci: sciorinarono le polverose lor biblioteche, ed appresero a conoscere ed a premiare i filosofi che non aveano per lo innanzi avuto altro compenso delle lor fatiche, se non il piacere dello studio, e la scoperta della verità. Il Cesare Barda, zio di Michele III, meritò il titolo di generoso protettore delle lettere, nome che solo ha potuto preservarne la memoria, e scusarne L'ambizione: egli almeno sottrasse al vizio e alla follìa una parte dei tesori di suo nipote; aperse nel palazzo di Magnauro una scuola, dove colla sua presenza metteva in gara i maestri e gli alunni. Erano Capo Leone il filosofo, arcivescovo di Tessalonica, il cui sapere profondo nell'astronomia e nelle matematiche facea maraviglia a' popoli stranieri dell'oriente; e l'opinione che si avea della sua dottrina, era negli animi volgari accresciuta da quella modesta disposizione, che li inclina a vedere, in tutte le cognizioni che sorpassano le proprie, un effetto di ispirazione e di magia. Per le fervide istanze di questo Cesare, il celebre Fozio[667], suo amico, rinunciò alla independenza di una vita studiosa, ed accettò la dignità di Patriarca, nella quale fu e scomunicato ed assolto dai Sinodi dell'oriente e dell'occidente. Anche per confessione dei sacerdoti suoi nemici, non era estrania a quest'uomo universale alcun'arte o scienza: profondo ne' suoi concetti, istancabile negli studii, eloquente nello stile, esercitava Fozio la carica di Protospatario, ossia di capitano delle guardie, quando fu spedito ambasciatore al Califfo di Bagdad[668]. Per alleviare qualche ora di esiglio, e forse di solitudine, compose in fretta la sua Biblioteca, monumento di erudizione e di critica. In essa fa la rivista, senza metodo, di duecento ottanta autori storici, oratori, filosofi, teologi; ne espone, in compendio, i racconti, o le dottrine; giudica lo stile e il carattere loro, e cribra anche i Padri della chiesa con una libertà prudente, che spesso traluce in mezzo alle superstizioni del suo secolo. L'imperator Basilio, a cui doleva d'essere stato mal educato, commise a Fozio l'istruire il figlio e successore, Leone il Filosofo; e il regno di questo principe, non che di Costantino Porfirogeneta, figlio di esso, sono una delle più belle epoche della letteratura di Bisanzio. La munificenza loro arricchì la biblioteca imperiale dei tesori dell'antichità, ed essi ne fecero da sè stessi, e coll'aiuto di collaboratori, vari estratti e compendi, che senza annoiare l'indolenza del pubblico, sono atti a ricrearne la curiosità. Oltre i Basilici, o il Codice delle leggi, propagarono col medesimo zelo gli studi della agricoltura e della guerra, due arti intese a nudrire e a distruggere l'umana specie; fu compilata la storia della Grecia e di Roma, in cinquantatre titoli o capitoli; ma non ne giunsero a noi che due, quello delle ambasciate, e l'altro delle virtù e dei vizi. Colà i lettori d'ogni classe vedeano dipinto il passato, poteano far loro pro delle lezioni o degli avvisi dati in pagina, e apprendevano ad ammirare, o forse ad imitare, qualche virtù d'un secolo più luminoso. Io non mi fermerò sulle opere dei Greci di Costantinopoli, i quali, con uno studio assiduo degli antichi, meritarono per molti titoli la ricordanza e la gratitudine della posterità. Noi possediamo tuttavia il Manuale filosofico di Stobeo, il Lessico grammaticale e storico di Suida, le Chiliadi di Tzetze che in dodicimila versi comprendono seicento narrazioni, e i Commentari sopra Omero di Eustazio, arcivescovo di Tessalonica, che, dal suo corno d'abbondanza, ci versa i nomi e le autorità di quattrocento scrittori. Da questi autori originali, e dalla numerosa legione degli Scoliasti[669] e del critici, si può conoscere quali fossero le ricchezze letterarie del duodecimo secolo. Era tuttavia Costantinopoli rischiarata dalla luce di Omero e di Demostene, di Aristotile e di Platone; e circondati da simili tesori, che noi godiamo o trascuriamo, dobbiam pure invidiare quella generazione che potea leggere l'istoria di Teopompo, le arringhe d'Iperide, le commedia di Menandro[670], e le odi di Alceo e di Saffo. Il gran numero dei commenti, allora pubblicati sui classici greci, è una prova non solo che allora sussistevano, ma che stavano ancora nelle mani di tutti; e due donne, l'imperatrice Eudossia, e la principessa Anna Comnena, che sotto la porpora coltivarono la rettorica e la filosofia[671], sono un esempio assai sorprendente della universalità del sapere. Il dialetto volgare della capitale era rozzo e barbaro; si segnalavano con uno stile più corretto, e più elaborato, le conversazioni, o almeno gli scritti degli ecclesiastici e de' cortigiani, che talora aspiravano alla purità dei modelli dell'Attica.

Nella moderna nostra educazione, lo studio penoso, ma necessario, di due lingue morte, logora il tempo e rallenta l'ardore d'un giovane alunno. Per lungo tempo i poeti e gli oratori dell'occidente si videro inceppati nei loro pensieri dai barbari dialetti dei nostri antenati, cotanto scemi d'armonia e di grazia; e l'estro, senza l'aiuto de' precetti e degli esempi degli antichi, era abbandonato alla guida naturale ma incolta del proprio giudizio, e della propria immaginazione. I Greci di Costantinopoli, dopo avere purgato l'idioma volgare, usavano liberamente la lingua degli avi, portentosa invenzione dello spirito umano; ed era lor famigliare la cognizione dei sublimi maestri, che aveano dilettato o istruito la prima delle nazioni; ma questi vantaggi non fanno che raddoppiar la vergogna ed il biasimo che aggravano un popolo tralignato. Se i Greci dell'impero stringeano nelle lor mani inerti le ricchezze avìte, non aveano già ereditata l'energia che ha creato ed accresciuto questo sacro patrimonio; leggevano, lodavano, compilavano, ma parea che la lor anima, sonnacchiosa e languida, fosse inabile a pensare e a fare. In uno spazio di dieci secoli, non si scorge una scoperta che abbia migliorata la dignità dell'uomo, o accresciutane la felicità; non una idea di più aggiunta ai sistemi speculativi degli antichi; veniano, l'un dopo l'altro, pazienti discepoli ad ammaestrare dogmaticamente una generazione, non men di loro servile. Non s'è trovato un solo passo di storia, di filosofia, o di letteratura che, per bellezza di stile o di sentimenti, per pensieri originali od anche per una felice imitazione, abbia meritato di vivere. Quei prosatori di Bisanzio, che si leggono con meno noia, hanno una semplicità ingenua e senza pretensione, che non permette di censurarli; ma gli oratori, che si credeano i più eloquenti[672], sono i più lontani dagli esemplari con cui voleano gareggiare. Al nostro gusto e alla ragione, fann'urto in ogni pagina una scelta di parole ampollose e andate in disuso, un fraseggiare pesante e intralciato, una incoerenza di concetti, uno studio puerile d'ornamenti falsi o improprii, e gli stenti di questi scrittori per innalzarsi, per abbagliare il lettore, e coprir d'esagerazione e d'oscurità un'idea triviale. Nella prosa cercan sempre il brio poetico, e la poesia è sempre inferiore alla scipitezza della prosa. Le muse della tragedia, della epopea e del poema lirico stavansi taciturne e spoglie d'onore; i Bardi di Costantinopoli non si segnalavano al più che con un enigma o un epigramma, con un panegirico o una novella; trascuravano persino le regole della prosodia, e, pieni l'orecchio della melodia Omerica, confondeano tutte le misure di piedi e di sillabe in quei miserabili accordi, che ebbero nome di versi politici o di città[673]. L'ingegno de' Greci era inceppato da una superstizione vile e imperiosa, che stende il suo dominio intorno alla sfera delle scienze e delle arti. Si smarriva il giudizio nelle controversie metafisiche: colla credenza e le visioni e i miracoli, avean perduto tutti i principii della evidenza morale, ed il gusto era depravato dalle omelie dei monaci, mescuglio assurdo di declamazioni e di frasi della Scrittura. Mai questi poveri studi non furono nemmeno nobilitati dall'abuso dell'ingegno; i Capi della chiesa Greca, stavano umilmente contenti ad ammirare ed a copiare gli oracoli antichi; e le scuole, ed il pulpito non ebbero alcuno che sapesse emulare la gloria di S. Atanasio e di S. Grisostomo[674].

Tanto nei travagli della vita attiva che in quelli della speculativa, l'emulazion dei popoli e degli individui è il movente più efficace degli sforzi e dei progressi del genere umano. Le città dell'antica Grecia serbavano tra loro quella fortunata mescolanza d'unione e di independenza, che sopra una scala più grande, ma in una guisa più debole, si trova fra le nazioni della Europa moderna. Congiunte dalla lingua, dalla religione e dai costumi, erano scambievolmente spettatrici e giudici di sè stesse[675]: independenti per cagion d'un governo e per interessi diversi, mantenea ciascheduna segretamente la propria libertà, e si ingegnava di superare le rivali nello stadio della gloria. Era meno vantaggiosa la situazion dei Romani: pure sin dai primi tempi della repubblica, cioè quando si formò il carattere nazionale, videsi nascere una pari emulazione fra gli Stati del Lazio e dell'Italia, e tutti intesero ad eguagliare, o a vincere nelle arti e nelle scienze i Greci che aveano per esemplari. Non v'ha dubbio, che l'impero dei Cesari non abbia arrestata l'attività e gli avanzamenti dello spirito umano. La sua vastità lasciava in vero qualche libertà all'emulazione reciproca dei cittadini: ma quando fu gradatamente ridotto da prima all'oriente, indi alla Grecia ed a Costantinopoli, non si vide più nei sudditi dell'impero Bisantino che un'indole abbietta e fievole, effetto naturale della loro situazione isolata. Erano oppressi a settentrione da tribù di Barbari; di cui ignoravano il nome, e che appena riputavano uomini. La lingua e la religione degli Arabi, nazione più incivilita, frapponeano ad ogni comunicazione sociale con essi un argine insuperabile. Professavano i vincitori dell'Europa come i Greci la religion cristiana; ma sconosciuto era a questi l'idioma dei Franchi o dei Latini; rozzi ne erano i costumi, e non ebbero co' successori d'Eraclio alcun vincolo d'alleanza o affari di inimicizia. Unico nella sua specie, l'orgoglio greco, sempre contento di sè medesimo, non si turbava giammai pel confronto con un merito straniero, e non vedendo rivali che potessero spronarlo nella sua carriera, nè giudici per coronarlo alla meta, non è da maravigliare se abbia dovuto soccombere. Le Crociate vennero mischiando le nazioni dell'Europa e della Asia; e solamente sotto la dinastia dei Comneni tornò l'impero di Bisanzio a gareggiare, benchè debolmente, in cognizioni e in virtù militari.

FINE DEL DECIMO VOLUME.

[INDICE]

DEI CAPITOLI E DELLE MATERIE
CHE SI CONTENGONO
NEL DECIMO VOLUME

CAPITOLO L. Descrizione dell'Arabia e de' suoi abitatori. Nascita, carattere, e dottrina di Maometto. Predica alla Mecca. Fugge a Medina. Propaga la sua religione colla spada. Sommessione volontaria o sforzata degli Arabi. Sua morte e suoi successori. Pretensioni e trionfi di Alì e de' suoi discendenti.
A. D.
Descrizione dell'Arabia [pag. 6]
Terreno e clima [7]
Delle tre Arabie o dell'Arabia Deserta, dell'Arabia Petrea, e dell'Arabia Felice [10]
Costumi de' Bedovini o Arabi pastori [10]
Il cavallo [12]
Il cammello [13]
Città dell'Arabia [14]
La Mecca [15]
Suo commercio [16]
Independenza nazionale degli Arabi [17]
Loro libertà e loro carattere domestico [22]
Guerre civili e vendette particolari [25]
Tregua annuale [28]
Loro qualità e loro virtù sociali [28]
Loro amore per la poesia [30]
Esempi di generosità [31]
Loro antica idolatria [33]
Il Caaba o tempio della Mecca [34]
Sagrificii e cerimonie religiose [37]
Introduzione dei Sabei [39]
I Magi [41]
Gli Ebrei [41]
I Cristiani [41]
569-609 Nascita ed educazione di Maometto [43]
Liberazion della Mecca [45]
Qualità del Profeta [47]
Un solo Dio [51]
Maometto appostolo di Dio ed ultimo dei Profeti [56]
Mosè [58]
Gesù [58]
Il Corano [61]
Miracoli [65]
Precetti di Maometto, preghiere, digiuni e limosine [68]
Risurrezione [72]
L'inferno e il paradiso [73]
609 Maometto predica alla Mecca [77]
613-622 La tribù di Koreish s'oppone alla sua missione [82]
622 È cacciato dalla Mecca [84]
622 È ricevuto a Medina in qualità di principe [85]
622-632 Sua dignità regia [88]
Egli dichiara la guerra agli infedeli [89]
Sua guerra difensiva contro i Coreisbiti della Mecca [94]
623 Battaglia di Beder [95]
628 D'Ohud [97]
625 Le nazioni o la fossa [98]
623-627 Maometto soggioga gli Ebrei dell'Arabia [99]
629 Sommession della Mecca [101]
629-632 Conquisto dell'Arabia [105]
629-630 Prima guerra de' Maomettani contro l'impero Romano [109]
632 Morte di Maometto [112]
Suo carattere [117]
Vita privata di Maometto [121]
Sue mogli [122]
Suoi figli [125]
Carattere d'Alì [127]
632 Regno d'Abubeker [128]
634 D'Omar [129]
644 D'Othmano [130]
Discordia de' Turchi e de' Persiani [130]
655 Morte d'Othmano [133]
656-660 Regno d'Alì [134]
655 o 661-680 Regno di Moawiyah [138]
680 Morte d'Hosein [139]
Posterità di Maometto e d'Alì [143]
Trionfo di Maometto [146]
Stabilità di sua religione [147]
Del bene e del male da lui fatto nel suo paese [150]
CAPITOLO LI. Conquisto della Persia, della Sorìa, dell'Egitto, dell'Affrica e della Spagna, fatto dagli Arabi o Saracini. Impero de' Califfi o successori di Maometto. Situazione de' Cristiani sotto quel governo.
632 Unione degli Arabi [152]
Carattere de' loro Califfi [155]
Loro conquiste [158]
632 Invasion della Persia [162]
636 Battaglia di Cadesia [163]
Fondazion di Bassora [166]
637 Sacco di Modain [167]
Fondazione di Cufa [169]
637-651 Conquisto della Persia [171]
651 Morte dell'ultimo re della Persia [174]
712 Conquisto della Transoxiana [177]
632 Invasion della Sorìa [178]
Assedio di Bosra [182]
633 Assedio di Damasco [185]
633 13 luglio. Battaglia d'Aiznadin [188]
Gli Arabi ritornano a Damasco [191]
634 Damasco è presa d'assalto dopo essere stata presa per capitolazione [194]
Persecuzione contro gli abitanti di Damasco [197]
Fiera d'Abyla [200]
635 Assedio d'Eliopoli e d'Emesa [202]
636 novembre. Battaglia d'Yermuch [207]
637 Conquisto di Gerusalemme [211]
638 Conquisto d'Aleppo e d'Antiochia [216]
638 Fuga d'Eraclio [220]
Fine della guerra di Sorìa [225]
633-639 I vincitori di Sorìa [225]
639-655 Avanzamenti dei vincitori della Sorìa [228]
Egitto. Carattere e vita d'Amrou [230]
638 giugno. Invasion dell'Egitto [232]
Le città di Menfi, di Babilonia, e del Cairo [234]
638 Sommessione de' Cofti o Giacobiti [236]
Biblioteca di Alessandria [245]
Amministrazion dell'Egitto [250]
Ricchezza e popolazione [251]
647 Affrica. Prima invasione fatta da Abdallah [256]
Il Prefetto Gregorio e sua figlia [258]
Vittoria degli Arabi [259]
665-689 Progressi de' Saracini in Affrica [263]
670-675 Fondazione di Cairoan [268]
692-698 Conquista di Cartagine [269]
698-709 I Musulmani compiono il conquisto dell'Affrica [272]
Adozione de' Mori [275]
709 Spagna. Primi disegni degli Arabi su questo paese [276]
Stato della monarchia de' Goti [276]
710 Prima discesa degli Arabi in Ispagna [280]
711 La seconda discesa [282]
Loro vittoria [283]
711 Distruzione della monarchia de' Goti [285]
712-713 Conquisto della Spagna fatto da Musa [289]
714 Disgrazia di Musa [294]
Prosperità degli Spagnuoli sotto gli Arabi [297]
Tolleranza religiosa [300]
Propagazione del Maomettismo [301]
Annientamento de' Magi della Persia [303]
Decadenza e caduta del Cristianesimo in Affrica [308]
1149 ec. E della Spagna [310]
Il Cristianesimo tollerato dai Musulmani [311]
Loro mali [312]
718 L'impero dei Califfi [314]
CAPITOLO LII. I due assedii di Costantinopoli fatti dagli Arabi. Loro invasione in Francia, e loro sconfitta per opera di Carlo Martello. Guerra civile degli Ommiadi e degli Abbassidi. Letteratura degli Arabi. Lusso dei Califfi. Imprese navali contro l'isola di Creta, contro la Sicilia e Roma. Decadimento e divisione dell'impero de' Califfi. Sconfitte e trionfi degli imperatori Greci.
Limiti delle conquiste degli Arabi [316]
668-675 Primo assedio di Costantinopoli fatto da gli Arabi [317]
677 Pace e tributo [320]
716-718 Secondo assedio di Costantinopoli [323]
I Saracini abbandonano l'assedio di Costantinopoli [328]
Scoperta ed uso del fuoco greco [329]
721 Invasione della Francia eseguita dagli Arabi [334]
731 Spedizione e vittorie d'Abderamo [336]
732 Disfatta de' Saracini per opera di Carlo Martello [340]
Si ritirano davanti ai Francesi [343]
746-750 Esaltamento degli Abbassidi [344]
750 10 febbraio. Caduta degli Ommiadi [349]
755 Rivolta della Spagna [349]
Triplice division del Califfato [351]
750-960 Magnificenza de' Califfi [351]
Effetti di questa magnificenza pel ben pubblico e pel ben individuale [356]
754-813 Introduzione della letteratura fra gli Arabi [358]
Loro veri progressi nelle scienze [361]
Mancanza d'erudizione, di gusto e di libertà [367]
781-805 Guerre di Haroun-al-Rashid contro i Romani [370]
823 Gli Arabi soggiogano l'isola di Creta [374]
827-878 E di Sicilia [376]
846 Invasion di Roma eseguita dai Saracini [379]
849 Vittoria e regno di Leone IV [381]
852 Fondazione della città Leonina [384]
838 La guerra d'Amorio tra Teofilo e Motassem [384]
841-870 Disordine delle guardie turche [389]
890-951 Nascita e progressi de' Carmatii [392]
900 etc. Loro imprese militari [393]
929 Essi saccheggiano la Mecca [395]
800-936 Rivolta delle province [395]
Le dinastie independenti [397]
800-941 Gli Aglabiti [397]
829-907 Gli Edrisiti [397]
813-872 I Thaeriti [398]
872-902 I Soffaridi [398]
874-999 I Samanidi [399]
868-905 I Tulondi [400]
864-968 Gli Iksiditi [400]
892-1001 Gli Amadaniti [400]
933-1055 I Bowidi [400]
936 Abbassamento de' Califfi di Bagdad [401]
960 Impresa de' Greci [404]
Soggiogamento di Creta [404]
963-975 Le conquiste in Oriente di Niceforo Foca e di Giovanni Zimiscè [405]
Conquista della Cilicia [406]
Invasion della Sorìa [407]
I Greci riprendono Antiochia [407]
Passaggio dell'Eufrate [409]
Pericolo di Bagdad [410]
CAPITOLO LIII. Stato dell'impero d'oriente nel decimo secolo. Sua estensione e divisione. Ricchezze e rendite. Palazzo di Costantinopoli. Titoli e cariche. Orgoglio e potenza degli imperatori. Tattica dei Greci, degli Arabi e dei Franchi. Estinzione della lingua latina. Studi e solitudine de' Greci.
Memorie sull'Impero Greco [412]
Scritti di Costantino Porfirogeneta [412]
Imperfezione di questi scritti [415]
Ambasciata di Luitprando [418]
I temi o le province dell'impero, e loro limiti a diverse epoche [419]
Ricchezza e popolazione [421]
Stato del Peloponneso [423]
Degli Schiavoni [424]
Gli uomini liberi della Laconia [425]
Città e rendite del Peloponneso [426]
Delle manifatture ed in particolare degli opificii di Seta [427]
Questi passano dalla Grecia in Sicilia [429]
Rendita dell'impero Greco [430]
Fasto e lusso degli imperatori [432]
Il palazzo di Costantinopoli [433]
Ammobigliamento ed ufficiali del palazzo [436]
Onori e titoli della famiglia imperiale [438]
Officii dello Stato e dell'esercito [440]
Adorazion dell'imperatore [443]
Ricevimento degli ambasciatori [444]
I Cesari sposi di femmine straniere [448]
Legge immaginaria di Costantino [449]
733 Prima eccezione [449]
941 Seconda eccezione [450]
943 Terza eccezione [450]
972 Ottone d'Alemagna [452]
988 Volodimiro principe di Russia [453]
Autorità dispotica degli imperatori [453]
Forza militare de' Greci, de' Saracini e dei Franchi [456]
Marineria de' Greci [457]
Tattica e carattere de' Greci [461]
Carattere e tattica de' saracini [465]
I Franchi o i Latini [468]
Loro carattere e loro tattica [471]
Perdita della lingua latina [473]
Gli imperatori Greci e loro sudditi vogliono conservare il nome di Romani [477]
Tempo d'ignoranza [478]
Rinascimento della letteratura greca [479]
Decadenza del gusto e dell'ingegno [483]
Mancanza d'emulazion nazionale [486]

FINE DELL'INDICE.

NOTE: