[120.] La gelosia del Maracci (Prodromus, part. IV, p. 33) fa l'enumerazione delle limosine più liberali ancora che si usano da' Cattolici di Roma. Dice che quindici grandi spedali accolgono migliaia di pellegrini e d'infermi; che annualmente sono dotate mille e cinquecento fanciulle; che vi son cinquantasei scuole di carità pe' due sessi, e che centoventi Confraternite recano sollievo a' lor Membri bisognosi, ec. Le carità di Londra sono anche più estese, ma temo non convenga attribuirle più all'umanità che alla religione del popolo inglese.

[121.] V. Erodoto (l. II. c. 123) e il nostro dotto concittadino Sir John Marsham (Canon. chron., p. 46). L'Αδης di quello scrittore (p. 254-274) è uno schizzo elaborato delle regioni infernali quali erano immaginate e descritte dagli Egizii e da' Greci, da' poeti e da' filosofi dell'antichità.

[122.] Il Coran (c. 2, p. 259; etc.) del Sale (p. 32) e del Maracci (p. 97) riferiscono un miracolo ingegnoso che satisfece alla curiosità d'Abramo, e ne rassodò la credenza.

[123.] Reland, guidato sempre da lealtà, dimostra che Maometto ha riprovato tutti gl'increduli (De religione Mohammed, p. 128-142), che per li diavoli mai non vi sarà salute (pag. 196-199), che non sarà limitato il paradiso a' piaceri sensuali (p. 199-205) e che l'anima delle donne è immortale (p. 205-209).

[124.] Al-Beidawi, apud Sale, Coran, c. 9, p. 164. Il non pregare per un parente incredulo è giustificato, secondo Maometto, da' doveri di un Profeta e dall'esempio d'Abramo, il quale riprovò il proprio padre come nemico di Dio. E pure Abramo (soggiugne egli, c. 9, v. 116, Maracci, t. II, p. 317) fuit sane pius, mitis.

[125.] Questa è una scurrilità poco conveniente ad un grave Scrittore; ogni lettore sensato disapproverà questo scherzo. (Nota di N. N.)

[126.] V. sul giorno del Giudizio, sull'inferno, sul paradiso, ec., il Corano (c. 2, v. 25, c. 56, 78 ec.), colla confutazione virulenta bensì, ma dotta, del Maracci (nelle sue Note, e nel Prodromo, part. IV, p. 78, 120, 122, ec.), d'Herbelot (Bibl. orient., p. 368-375), Reland (p. 47-61) e il Sale (p. 76-103). Le idee de' Magi sono esposte in guisa oscura ed ambigua del dottore Hyde, loro apologista (Hist. relig. Pers., c. 33, p. 402-412, Oxford, 1760). Il Bayle ha provato nell'articolo Maometto, che lo spirito e la filosofia mal suppliscono al difetto di cognizioni esatte.

[127.] Prima di delineare l'istoria delle operazioni di Maometto verrò indicando gli autori, o i documenti da me prescelti. Le versioni latina, francese e inglese del Corano sono precedute da discorsi storici, e i tre traduttori, il Maracci (t. I, p. 10-32), il Savary (tom. I, p. 1-248) e il Sale (Preliminary Discourse, p. 33-56) aveano accuratamente studiato la lingua e il carattere del loro autore. Furono pubblicate due vite particolari di Maometto, l'una dal dottore Prideaux (Life of Mahomet, settima edizione, Londra, 1718, in 8.) e l'altra dal conte di Boulainvilliers (Vie de Mahomet, Londres, 1730, in 8.). Ma l'opposta brama di trovare un impostore o un eroe, troppo frequentemente ha fatto torto al sapere del primo, e alla sincerità del secondo. L'articolo della Biblioteca orientale del d'Herbelot (p. 598-603) è ricavato precipuamente da Novairi e da Mircond; ma il Sig. Gagnier, nativo di Francia, e professore di lingue orientali in Oxford, è in questa parte la guida migliore e più certa. Ha pubblicato due opere ben lavorate (Ismael Abulfeda, De vita et rebus gestis Mohammedis, etc., latine vertit, praefatione et notis illustravit Joannes Gagnier. Oxford, 1723, in fol. — La vita di Maometto, tradotta e compilata dall'Alcorano dalle tradizioni autentiche della Sonna, e de' migliori Autori arabi, Amsterdam, 1748, 3 vol. in 12): egli ha interpretato, illustrato, supplito il testo arabo d'Abulfeda e Al-Jannabi; il primo principe istruito che regnò in Hamah nella Siria, A. D. 1310-1332 (V. Gagnier, Praefat. ad Abulfeda): il secondo dottor credulo che visitò la Mecca, A. D. 1556 (d'Herbelot, p. 397; Gagnier, t. III, p. 209, 210). Questi sono gli Autori da me seguìti: e dopo questa mia dichiarazione il lettore curioso potrà più minutamente esaminare l'ordine de' tempi e de' capitoli. Debbo osservare per altro che Abulfeda e Al-Jannabi sono storici moderni, e che non si può ricorrere a veruno scrittore del primo secolo dell'Egira.

[128.] Prideaux (p. 8) dietro ai Greci rivela i dubbii segreti della moglie di Maometto. Boulainvilliers (p. 272) espone le mire sublimi e patriottiche di Cadijah, e dei primi discepoli del Profeta, quasi fosse stato il consigliere privato di Maometto.

[129.] Vezirus, portitor, bajulus, onus ferens; e con giusta metafora questo nome plebeo fu applicato alle colonne dello Stato (Gagnier, Not. ad Abulfeda, p. 19). Io m'ingegno di conservare il carattere dell'idioma arabo per quanto mi vien fatto di scorgerlo in una traduzione latina e francese.