[110.] V. soprattutto i capitoli 2, 6, 12, 13, 17, del Corano. Prideaux (Vie de Mahomet, p. 18, 19) ha confuso quell'impostore. Il Maracci, che fa maggiore sfarzo di dottrina, ha dimostrato che i passi del Corano in cui si negano i miracoli di Maometto sono chiari e positivi (Alcoran t. I, part. II, p. 7-12), e che sono ambigui e inconcludenti gli altri che sembrano affermativi (p. 12-22).
[111.] V. lo Specimen Hist. Arabum, il testo d'Abulfaragio (p. 17), le note di Pocock (p. 187-190), d'Herbelot (Bibl. orient., p. 76, 77 ), i viaggi del Chardin (t. IV, p. 200-203). Il Maracci (Alcoran, t. I, p. 22-64) s'è affaticato a raccogliere o a confutare i miracoli, e le profezie di Maometto, che, secondo vari scrittori, ascendono a tremila.
[112.] Abulfeda (in vit. Mohammed, c. 19, p. 33) narra assai minutamente questo viaggio notturno, ch'ei tratta da visione. Prideaux, che pure ne parla (p. 31-40), aggrava gli assurdi; e Gagnier (t. I, p. 252-343) dichiara, seguendo lo zelante Al-Jannabi, che negare quel viaggio è lo stesso che non credere al Corano. Il Corano peraltro non nomina in quel proposito nè il cielo, nè Gerusalemme, nè la Mecca; non lascia sfuggire che queste mistiche parole; Laus illi qui transtulit servum suum ab oratorio Haram ad oratorium remotissimum (Koran, c. 17, v. I; nel Maracci, t. II, p. 407, poichè il Sale si fa lecita più libertà nella sua versione). Fondamento ben misero per l'aereo edificio della tradizione.
[113.] Maometto, nello stile profetico che adopera il presente o il passato in vece del futuro, avea detto: Appropinquavit hora et scissa est luna (Koran, c. 54, v. I; nel Maracci, t. II, p. 688). Questa figura rettorica fu presa per un fatto che dicesi confermato da testimoni oculari i più degni di fede (Maracci, t. II, p. 990). I Persiani sogliono sempre celebrare la festa di questo avvenimento (Chardin, t. IV, p. 201); e Gagnier (Vie de Mahomet, t. I, p. 183-234) noiosamente svolge tutta questa leggenda su la fede, per quel che pare, del credulo Al-Jannabi. Nondimeno un dottor Musulmano ha combattuto il testimonio principale (apud Pocock, Specimen, p. 187). I migliori interpreti spiegano il passo del Corano nel modo più semplice (Al-Beidawi, apud Hottinger, Hist. orient., l. II, p. 302); e Abulfeda serba il silenzio che a un principe e ad un filosofo si conveniva.
[114.] Abulfaragio (in Specimen, Hist. Arab., p. 17); e le autorità più rispettabili citate nelle note del Pocock (p. 190-194) vengono giustificando quello scetticismo.
[115.] Il buon credente troverà che non era da farsi cotal paragone. (Nota di N. N.)
[116.] Maracci (Prodromus, part. IV, p. 9-24). Reland (nel suo egregio Trattato De religione mohammedica, Utrecht, 1717, p. 67-123), e Chardin (Voyage en Perse, t. IV, p. 47-195) seguendo i teologi Persiani ed Arabi, danno una relazione autenticissima di que' precetti sul pellegrinaggio, su l'orazione, il digiuno, le limosine e le abluzioni. Il Maracci è un accusator parziale; ma il gioielliere Chardin avea l'occhio d'un filosofo, e il Reland, erudito giudizioso, avea corso l'oriente senza uscire di Utrecht. Il Tournefort narra nella lettera quattordicesima (Voyage du Levant, t. II, p. 325-360, in-8) quel che avea veduto della religione de' Turchi.
[117.] Maometto (Koran del Sale, c. 9, p. 153) rimprovera i cristiani perchè si sottomettono a' preti e a' monaci, ed abbiano così altri padroni fuorchè Dio. Il Maracci (Prodromus, part. III, p. 69, 70) scusa questo culto, specialmente pel Papa, e cita, collo stesso Corano, il caso d'Eblis o Satano, che fu precipitato dal cielo per non aver voluto adorare Adamo.
[118.] Koran, c. 5, p. 94, e la nota del Sale, che cita in proposito Jallalodino e Al-Beidawi. D'Herbelot dice che Maometto condannò la vita religiosa, e che i primi sciami di Fakiri, di Dervissi, ec. non comparvero che dopo l'anno 300 dell'Egira (Bibl. orient., p. 292-718).
[119.] V. le due difese in proposito (Koran, c. 2, p. 25; c. 5, p. 94); l'una nello stile d'un Legislatore, l'altra in quello d'un fanatico. Il Prideaux (Vie de Mahomet, p. 62-64) e il Sale (Discours préliminaire, p. 124) svolgono i motivi particolari e pubblici che indussero Maometto a così ordinare.