[100.] V. il Corano, c. 3, v. 53, e c. 4, v. 156 dell'edizione del Maracci. Deus est praestantissimus dolose agentium (bizzaro elogio).... nec crucifixerunt eum, sed objecta est eis similitudo: espressione che potrebbe accordarsi coll'opinione de' Doceti; ma credono i comentatori (Maracci t. II, p. 113; 115, 173; Sale, p. 42, 43, 79) che un altro uomo, amico o nemico, fosse crocifisso in vece di Gesù Cristo. Uno favola è questa, che avean letta nel vangelo di San Barnaba, pubblicata sin dal tempo di Sant'Ireneo, da vari Ebioniti (Beausobre, Hist. du Manichéisme, t. II, p. 25; Mosheim, De reb. cristian., p. 353).
[101.] Quest'accusa si trova oscuramente espressa nel Corano (c. 3, p. 45); ma nè Maometto nè i suoi settari erano abbastanza versati nella lingua o nell'arte critica, per dare a' lor sospetti qualche valore o apparenza di verità. Gli Ariani peraltro e i Nestoriani han potuto spacciare qualche istoria in questo proposito, e l'ignorante Profeta porge orecchio alle asserzioni ardite de' Manichei. V. Beausobre, t. I, p. 291-306.
[102.] I discepoli di Gesù Cristo ricevettero il Paracleto, ossia lo Spirito Santo, che da lui era stato loro promesso, siccome leggiamo nel secondo capo del Libro degli atti degli appostoli; è inutile poi rispondere alle vane pretensioni di Maometto. (Nota di N. N.)
[103.] Tra le profezie dell'antico e del nuovo Testamento, pervertite di senso per la frode o l'ignoranza de' Musulmani, venne applicata al loro Profeta la promessa del Paracleto, o del Consolatore, che i Montanisti ed i Manichei s'erano già appropiata (Beausobre, Hist. crit. du Manich. t. I, p. 263 etc.); e cambiando la parola περικλυτος in παρακλητος, ciò ch'è facile, fanno risultare l'etimologia del nome di Maometto (Maracci, t. I, part. I, p. 15-28).
[104.] V. sul Corano, d'Herbelot, p. 85-88; Maracci t. I. in vit. Mohammed, p. 32-45; Sale, Discours prélim., p. 56-70.
[105.] L'Alcorano contiene una farragine di moltissime cose, alcune delle quali sono oscure, altre paraboliche, ed enigmatiche; alcune altre si contraddicono. È vero, che i Maomettani dottori pretendono aver avuto L'Alcorano una derivazione divina, cioè esser venuto da Dio fino all'orbita della luna, dalla quale sia stato ogni versetto rivelato a Maometto dall'angelo Gabriele; ma secondo i migliori critici, il libro fu scritto per la massima parte da Maometto; altri pensano che un certo monaco Sergio, o Bhaira, cristiano nestoriano, sia concorso a scriverlo, tanto più che vi si nega la divinità di Cristo, siccome facevano i Nestoriani, e ne venne un miscuglio delle religioni ebraica, cristiana, ed antica arabica; la morale, nell'amore del prossimo, è simile alla cristiana; potrebbe Maometto averla presa anche dai libri di Confucio, legislator de' Chinesi; ma non sembra averne avuto contezza. (Nota di N. N.)
[106.] Corano c. 17, v. 89; Sale, p. 235, 236; Maracci, p. 410.
[107.] Credeva una Setta d'Arabi che la penna d'un mortale eguagliar potesse o sorpassare il Corano (Pocock, Specimen p. 221, etc.); e il Maracci (polemico troppo duro per un traduttore) mette in ridicolo l'affettazione di rime che si scontra nel passo più applaudito (tom. I, part. II, p. 69-75).
[108.] Colloquia (siano reali o favolosi) in media Arabia atque ab Arabibus habita, (Lowth, De poesi Hebraeorum praelect. 32, 33, 34, col Michaelis suo editore tedesco Epimetron IV). Il Michaelis per altro (p. 671, 673) ha notate molte immagini che vengono dall'Egitto, come l'elefantiasi, il papiro, il Nilo, il coccodrillo, ec. Ha caratterizzato l'idioma in cui è scritto il libro di Giobbe, colla denominazione equivoca di Arabico-Hebraea. La rassomiglianza de' dialetti procedenti dalla stessa fonte era assai più sensibile nella loro infanzia che nella maturità (Michaelis, p. 682; Schutens, in praefat Job).
[109.] Al-Bochari morì, A. H. 224. V. d'Herbelot, p. 208, 416, 827; Gagnier, Nota ad Abulfeda, c. 19, p. 33.