[286.] V. Abulfeda (Annal. Moslem., p. 70, 71) il quale riferisce le lamentazioni poetiche di Jabalah medesimo, e gli elogi d'un poeta Arabo, a cui, per mezzo d'un ambasciatore d'Omar, furon mandate dal Capo della tribù di Gassan cinquecento pezze d'oro.

[287.] La Terra Santa, ovvero la Palestina, devesi considerare consacrata per le rivelazioni di Mosè, e perchè vi condusse la vita Gesù Cristo, e perchè in essa s'operò il mistero della Redenzione de' fedeli, ma non già per alcuna relazione a Maometto; nè Gesù Cristo ha bisogno di quella riverente stima, che Maometto gli professò, e molto meno importa a' fedeli Cristiani, che i Musulmani avessero divozione per Gerusalemme. (Nota di N. N.)

[288.] L'uso de' profani avea prevalso nel nome della città: era conosciuta dai devoti cristiani per quello di Gerusalemme (Euseb. De martyr. Palest., c. II); ma la denominazione legale e popolare di Aelia (la colonia d'Elio Adriano) era dai Romani passata agli Arabi (Reland Palest., t. I, p. 209, t. II, p. 835; di Herbelot Bibl. orient., articolo Cods, p. 269; Ilia, p. 420). L'epiteto Al-Cods, la santa, è il nome che gli Arabi propriamente danno a Gerusalemme.

[289.] Non devesi nè paragonare, nè confondere il fanatismo de' Musulmani, che li rese vittoriosi e propagatori della lor religione, collo zelo di cui erano animati i Cristiani per difendere il Santo Sepolcro. (Nota di N. N.)

[290.] Ockley (vol. I, p. 250) e Murtadi (Merveilles de l'Egypte, p. 200-202) ci descrivono questo viaggio singolare, e il treno di Omar.

[291.] Citano gli Arabi con fasto un'antica profezia conservata a Gerusalemme, la quale indicava Omar per nome, per la religione e colla descrizione della persona, come eletto a conquistare quella città. È fama che usassero i Giudei un pari artificio per solleticare l'orgoglio di Ciro e di Alessandro che andavano a soggiogarli. (Giuseppe, Antiq. jud., l. XI, c. 1-8, p. 547, 579-582).

[292.] Το βδελυγμα την ερημοσεως το ρηθεν δια Δανιηλ του προφωητου, εστως εν τοπω αγιω il lezzo della desolazione, indicato da Daniele profeta, entrato nel Luogo Santo. (Theoph. Chronogr., p. 281). Sofronio, un de' teologi che comparvero più profondi nella controversia de' Monoteliti, fece servire alla circostanza presente questa predizione che ad Antioco ed ai Romani era già stata applicata.

[293.] Stando ai calcoli esatti del d'Anville (Dissert. sur l'ancienne Jérusalem, pag. 42-54), la moschea d'Omar, che fu ampliata ed abbellita dai Califfi suoi successori, ingombrava, sul terreno dell'antico tempio di Salomone (παλαιον του μεγαλου ναου δαπεδον l'antico pavimento del gran tempio, dice Foca) uno spazio lungo duecento quindici, e largo centosettantadue tese. Il geografo di Nubia asserisce che questo magnifico edifizio per estensione e bellezza non era vinto che dalla gran moschea di Cordova (p. 113), dal signor Swinburne rappresentata con tanta eleganza qual è presentemente (Travels into Spain, p. 296-302).

[294.] Ockley ha trovato nei manoscritti di Pocock, che si conservano in Oxford (vol. I, pag. 257), una delle tante tarikhs arabe o cronache di Gerusalemme (d'Herbelot, p. 867), delle quali ha fatto uso per supplire al difettoso racconto di Al-Wakidi.

[295.] La storia persiana di Timur (tom. III, l. V, cap. 21, p. 300) descrive il castello d'Aleppo come un Forte costrutto sopra una roccia alta cento cubiti, prova, dice il traduttor francese, che non era stata veduto dall'autore. Oggi è in mezzo alla città; non è munito, non ha che una porta, la sua circonferenza è di cinque o seicento passi, e la fossa è piena per metà d'acque stagnanti (Voyages de Tavernier, t. I, p. 149; Pocock, vol. II, part. I, p. 150). Le Fortezze dell'oriente son pur poca cosa per un Europeo.