[310.] Questa risposta ci fu conservata dal Pocock (Not. ad Carmen Tograi, p. 284), e il signor Harris (Philosophical Arrangements, p. 350) giustamente la loda.
[311.] V., sulla vita e il carattere d'Amrou, Ockley (Hist. of the Saracens, vol. I, p. 28, 63, 94, 328, 342, 344, e alla fin del volume; vol. II, p. 51, 55, 57, 74, 110, 112, 162) e Otter (Mém. de l'Acad. des inscr. t. XXI, p. 131-132). I lettori di Tacito raffronteranno sicuramente Vespasiano e Muziano con Moawiyah e Amrou. L'analogia per altro sta più nella situazione che nel carattere di questi personaggi.
[312.] Anche Al-Wakidi ha composto un'istoria particolare della conquista d'Egitto, ma Ockley non potè procacciarsela; e le indagini di quest'ultimo (vol. I, p. 344-362) pochissimo aggiunsero al testo originale d'Eutichio (Annal. t. II, p. 296-323, vers. Pocock), Patriarca melchita d'Alessandria che visse tre secoli dopo quella rivoluzione.
[313.] Strabone, testimonio esatto ed osservatore, parlando d'Eliopoli, nota che νυνι μεν ουν εκι πανερημος η πολις ora è quella città al tutto deserta (Geographia l. XVII, p. 1158); ma parlando di Menfi dice, πολις δ’εσι μεγαλη τε κα: ευανδρος δευτερα μετ’ Αλεξανδρειαν città grande e popolosa, seconda dopo Alessandria (p. 1161). Accenna tuttavia la mescolanza d'abitatori, e la rovina dei palazzi. Ammiano ragionando dell'Egitto, propriamente detto, pone Menfi fra le quattro città, maximis urbibus quibus provincia nitet,(XXII 16), e il nome di Menfi appare illustre nell'itinerario romano, e nella lista dei vescovadi.
[314.] Non si trovano che in Niebuhr, e nel geografo di Nubia (p. 98) questi ragguagli curiosi su la larghezza (duemila novecento quarantasei piedi) e sui ponti del Nilo.
[315.] Comincia il Nilo ad ingrossare a poco a poco dopo il mese di Aprile: l'elevazione si fa più sensibile nel tempo della luna che viene dopo il solstizio d'estate (Plinio, Hist. nat., v. 10), e si pubblica per lo più al Cairo nel giorno di S. Pietro (29 giugno). Da un registro di trent'anni viene indicata la maggior altezza delle acque fra il 25 luglio e il 18 agosto (Maillet, Descript. de l'Egypte lettera XI, p. 67, ec. Pocock, Description de l'Orient, vol. I, p. 200; Shaw's Travels, p. 383).
[316.] Murtadi, Merveilles de l'Egypte, p. 243-259. Si dilunga egli su questo argomento con lo zelo, e collo spirito minuzioso d'un cittadino e d'un devoto, e le sue tradizioni locali hanno gran sembianza di verità ed esattezza.
[317.] D'Herbelot, Bibl. orient. p. 233.
[318.] È benissimo conosciuta e fu descritta la situazione del vecchio e nuovo Cairo. Due scrittori, che aveano perfetta cognizione dell'antico e del moderno Egitto, fissarono dopo dotte indagini il sito di Menfi a Gizeh rimpetto al vecchio Cairo (Sicard, Nouveaux Mémoires des Missions du Levant, t. VI, p. 5, 6; Observat. et Voyages de Shaw, p. 296-304). Dobbiam per altro rispettare non poco l'autorità e gli argomenti del Pocock (vol. I, p. 25-41), del Niebuhr (Voyage, t. I, p. 77-106), e particolarmente del d'Anville (Description de l'Egypte, p. 111, 112, 130-149), i quali collocan Menfi appresso il villaggio di Mohannah alcune miglia più abbasso verso mezzogiorno. Questi scrittori, nel fervor della disputa, dimenticarono che il vasto terreno d'una metropoli cuopre, ed annulla la più gran parte dello spazio che forma il subbietto di questa discussione.
[319.] V. Erodoto, l. III, c. 27, 28, 29: Eliano, Hist. Var. l. IV, c. 8: Suida in Ωχος, t. II, p. 794; Diodoro di Sicilia t. II, lib. XVII p. 197, ediz. di Wesseling. Των Περσων ησεβηκοτων εις τα ιερα, dei Persiani violatori dei templi, dice l'ultimo di questi Storici.