[320.] Quei cristiani Egiziani, che non vollero ricevere la decisione del Concilio ecumenico di Calcedonia, che aveva decretato contro Eutiche, Abate di un monastero, esservi in Gesù Cristo due nature, sono nominati Cofti, o Copti, o Giacobiti, ed a cagione della loro erronea opinione, d'esservi in Gesù Cristo una sola natura, sono detti con greco vocabolo Monofisiti. Al tempo del Concilio di Calcedonia ed anche poco dopo erano intorno a seicentomila; oggidì sono ridotti a circa quindicimila per le persecuzioni, e gli atroci massacri che ne fecero i Cattolici sostenitori del Concilio di Calcedonia. Il Capo della Chiesa Copta fu ed è il Patriarca d'Alessandria, successore di S. Marco evangelista.
Il Concilio di Calcedonia colla sua decisione, e colla deposizione di Dioscoro, Patriarca d'Alessandria, aveva irritato tutti gli spiriti de' Cristiani d'Egitto, ed accesosi contro un grande fanatismo in quella vasta provincia. La severità delle leggi degli imperatori di Costantinopoli a sostenimento de' decreti del Concilio, ed i mezzi adoperati dal partito perseguitato, posero a grandi turbolenze l'Egitto. La forza imperiale fece prevalere ed eseguire le decisioni del Concilio, ed i cristiani Cofti d'Egitto dai Cattolici vincitori furono esclusi da tutte le dignità civili, militari, ed ecclesiastiche, e furono da Costantinopoli spediti nuovi governatori, nuovi magistrati, nuovi vescovi. Malgrado la persecuzione, ed il massacro di centomila Cofti in diverse occasioni, essi non furono estinti dai sostenitori del Concilio di Calcedonia: una parte di loro, abbandonata la patria ed usciti dal dominio imperiale, trovarono pace presso gli Arabi, che tolleravano tutte le religioni, ed in alcune altre province dell'Affrica; quelli che rimasero in Egitto ebbero sempre a soffrire, finchè vi durò il dominio degli imperatori Greci, ogni specie di persecuzioni, e d'oltraggi. I governatori Greci facevano sostenere la tavola (Hist. Patriar. Alexand. pag. 164) del loro pranzo da alcuni Cofti, e si nettavano le mani nelle loro barbe, affronto il più grande che loro far si potesse, e che, unito a tutti gli altri mali che soffrivano, pose negli animi loro un odio implacabile contro gli imperatori Greci di Costantinopoli, e contro i decreti del Concilio di Calcedonia, ed un desiderio di vendetta cui soddisfecero, allorchè, passati i sentimenti di generazione in generazione, il generale Arabo, il maomettano Amrou, s'avvicinò all'Egitto duecento anni dopo. I pochi superstiti Cofti hanno anche oggidì presente alla memoria l'orribile massacro di centomila de' loro antenati, affinchè accettassero i decreti del Concilio di Calcedonia. I Cofti rigettando quel Concilio, e la lettera del Papa Leone I, nè volendo convenire, siccome fu loro inculcato dai loro Vescovi, che vi sieno due nature in Gesù Cristo, dicono poi coi Cattolici, che la divinità, e l'umanità di lui non sono in verun modo confuse nella sua persona; e quando si eccettui il loro monofisismo, che consiste appunto nel negare le due nature, non hanno alcun'altra torta credenza particolare. La Chiesa Cofta dall'epoca del Concilio di Calcedonia è stata sempre separata dalla Chiesa Cattolica romana. (Nota di N. N.).
[321.] Mokawkas mandò al Profeta due vergini Cofte colle loro fantesche, ed un eunuco; un vaso d'alabastro, una verga d'oro puro, dell'olio, del mele, e le più belle tele dell'Egitto; un cavallo, un mulo, e un asino, tutti e tre insigni per qualità particolari. L'ambasceria di Maometto partì da Medina il settimo anno dell'Egira (A. D. 628) V. Gagnier (Vie de Mahomet, t. II, p. 255, 256, 303) che copia Al-Jannabi.
[322.] Eraclio aveva commessa al patriarca Ciro la prefettura dell'Egitto, e la direzione della guerra (Theoph. p. 280, 281). «Non consultate voi in Ispagna i vostri preti? diceva Giacomo II. — Sì, gli rispose l'ambasciator del re Cattolico, e i nostri affari van di conseguenza». Non oso davvero riferire i disegni di Ciro, che volea pagare il tributo ai Musulmani senza scemar le rendite dell'imperatore, e convertire Omar dandogli in isposa la figlia d'Eraclio. (Nicephor., Breviar. p. 17, 18).
[323.] V. la vita di Beniamino in Renaudot (Hist. patr. Alexand., pag. 155-172) il quale ha corredata l'istoria del conquisto dell'Egitto con alcuni fatti tolti dal testo arabo di Severo, isterico Giacobita.
[324.] Il primario tra i Geografi, il d'Anville (Mémoires sur l'Egypte, p. 52, 63), ci ha data la descrizion locale d'Alessandria; ma ne dobbiam cercar alcune particolarità ulteriori ne' viaggiatori moderni: non citerò che Thevenot (Voyage au Levant, part. I, p. 381-395); Pocock (vol. I, p. 2-13); Niebuhr (Voyage en Arabie, t. I, p. 34-43); due viaggi più recenti ed emuli, quelli del Savary e del Volney, potranno il primo dilettare, l'altro istruire.
[325.] Eutichio (Annal. t. II, p. 319), ed Elmacin (Hist. Saracen., p. 28) son d'accordo nel fissar la presa d'Alessandria nel venerdì della nuova luna di Moharram, nel ventesimo anno dell'Egira (22 dicembre A. D. 640). Contando i quattordici mesi passati davanti ad Alessandria, i sette mesi davanti Babilonia ec., parrebbe che Amrou cominciasse l'invasion dell'Egitto sulla fine dell'anno 638; ma si sa per cosa certa che entrò in quel paese il dodici di bayni (sei giugno). (Murtadi, Merveilles de L'Egypte, p. 164; Severo, apud Renaudot p. 162). Il general Saraceno, e poi Luigi IX re di Francia si fermarono a Pelusio, o Damiata, durante l'inondazion del Nilo.
[326.] Eutichio, Annal., t. II, p. 316-319.
[327.] Non ostante qualche contraddizione fra Teofane e Cedreno, l'esatto Pagi (Critica, t. II, pag. 824) ha ricavata da Niceforo e dalla cronaca orientale la vera data della morte d'Eraclio. Finì egli i suoi giorni l'11 febbraio, A. D. 641, 60 giorni dopo perduta Alessandria. Una lettera in dodici giorni arrivava da Alessandria a Costantinopoli.
[328.] Ci restano molti Trattati di questo amante della fatica (φιλοπονος): ma si leggono quelli che sono stampati come quelli che non furono pubblicati mai; Mosè ed Aristotele sono i subbietti principali di que' verbosi commentari, uno de' quali porta la data del 10 maggio, A. D. 617 (Fabricio, Bibl. graec. t. IX, p. 458-468). Un moderno (Giovanni-le-Clerc), che qualche volta s'appropriava quel nome, era tanto laborioso quanto il Filopono d'Amrou, ma superiore a lui in buon senso, e in vero sapere.