[398.] I due interpreti di Novairi, il de Guignes (Hist. des Huns, t. I, p. 349) ed il Cardonne (Hist. de l'Afrique et de l'Espagne, t. I, pag. 93, 94, 104, 105) fanno entrare Musa nella Gallia narbonese; ma io non trovo che Rodrigo di Toledo, od i manoscritti dell'Escuriale faccian menzione di questa impresa; ed una Cronaca francese rimanda l'invasione dei Saraceni al nono anno dopo la conquista della Spagna, A. D. 721 (Pagi, Critica, t. III, pag. 177, 195: Historiens de France, t. III). Ho gran dubbio che Musa non abbia passato i Pirenei.
[399.] Quattro secoli dopo Teodemiro, i suoi demanii di Murcia e di Cartagena ritengono il nome di Tadmir nel geografo di Nubia (Edrisi, p. 154-161); V. pure il d'Anville (Etats de l'Europe, p. 156; Pagi, t. III, p. 164). Nonostante la miseria in cui vedesi oggi l'agricoltura della Spagna, il sig. Swinburne (Travels in Spain, p. 119) vide con piacere la deliziosa vallata che da Murcia si stende ad Orihuela, e che, in uno spazio di quattro leghe e mezzo, presenta una quantità considerabile di belle biade, di legumi, di trifoglio, di Aranci, ec.
[400.] V. questo trattato, in arabo e in latino, nella Bibliotheca arabico-hispana, tom. II, pag. 105, 106. Ha la data del 4 del mese Regeb, A. II. 94, cioè 5 aprile A. D. 713, il che sembra che prolunghi la resistenza di Teodemiro e il governo di Musa.
[401.] Il Fleury (Hist. eccles., t. IX, p. 261) ha dato, seguendo l'istoria di Sandoval (p. 87), l'estratto d'altra convenzione segnata A. AE. c. 115 A. D. 734, tra un Capo Arabo ed i Goti e Romani del territorio di Coimbra nel Portogallo. Quivi si fissa la contribuzione delle chiese a venticinque libbre d'oro, quella dei monasteri a cinquanta, delle cattedrali a cento; si dichiara che i cristiani saran giudicati dal loro conte, ma che, negli affari capitali, questi dovrà consultare l'Alcade; che le porte della chiesa saranno chiuse, e i cristiani rispetteranno il nome di Maometto. Non ho sott'occhio l'originale per decidere se sia fondato o no il sospetto che questo scritto sia stato inventato per introdurre le immunità d'un convento del paese.
[402.] Può paragonarsi questo gran disegno, attestato da vari scrittori Arabi (Cardonne, t. I, p. 95, 96), a quello di Mitridate, di marciare dalla Crimea a Roma, o all'altro di Cesare di conquistare l'oriente, e di tornare dal settentrione in Italia; ma l'impresa eseguita da Annibale supera per avventura quei tre vasti divisamenti.
[403.] Mi duole assai che siano smarrite due Opere arabe dell'ottavo secolo, una vita di Musa e una poesia sulle vittorie di Tarik, delle quali, se non son perdute, non ho avuto almeno alcuna notizia. La prima di queste, autentiche amendue, era stata composta da un nipote di Musa, sfuggito alla strage della famiglia; e la seconda dal Visir del primo Abdalrahman, Califfo di Spagna, che aveva potuto conversare con qualche veterano di quel conquistatore (Bibl. arabico-hispana, t. II, p. 36-139).
[404.] Bibl. arabico-hispana, t. II, p. 32-252. La prima di queste citazioni è tratta da una Biographia hispanica, scritta da un Arabo di Valenza (V. i lunghi estratti che ne dà Casiri, t. II, p. 30-121); e l'ultima da una cronologia generale dei Califfi e delle dinastie Affricane e Spagnuole, con una storia particolare di Granata, tradotta quasi tutta da Casiri (Bibl. arabico-hispana, t. II, p. 177-319). L'autore Ebn-Khateb, nativo di Granata, e contemporaneo di Novairi e di Abulfeda (nacque A. D. 1313, e morì A. D. 1374) era storico, geografo, medico e poeta (t. II, p. 71, 72).
[405.] Cardonne, Histoire de l'Afrique et de l'Espagne, t. I, p. 116, 119.
[406.] Si vede nella biblioteca dell'Escuriale un lungo trattato d'agricoltura composto da un Arabo di Siviglia nel dodicesimo secolo, e Casiri aveva l'intenzione di tradurlo. Reca una lista degli autori Arabi, Greci, Latini, ec. che vi sono citati; ma è molto senz'altro se lo scrittore di Andalusia abbia conosciuto gli ultimi per l'opera del suo concittadino Columella (Casiri, Bibl. arabico-hispana, t. I, p. 323-338).
[407.] Bibl. arabico-hispana, t. II, p. 104. Casiri traduce la testimonianza originale dello storico Rasis, tal quale si trova nella Biographia hispanica araba, part. 9; ma stupisco altamente vedendola diretta Principibus coeterisque christianis Hispanis suis Castellae. Questo nome Castellae era ignoto all'ottavo secolo, non avendo cominciato il regno di Castiglia che nel 1022, un secolo dopo Rasis (Bibl. t. II, p. 530); e quel nome indicava non una provincia tributaria, ma una serie di castella non soggette a' Mori (d'Anville, Etats de l'Europe, pag. 166-170). Se Casiri fosse stato buon critico, avrebbe forse schiarito una difficoltà a cui ha dato egli per avventura occasione.