[388.] Il geografo di Nubia (p. 154) descrive i siti che furono il teatro della guerra; ma difficilmente si crede che il Luogo-tenente di Musa siasi appigliato ad un espediente tanto disperato ed inutile quanto quello d'incendiare i propri vascelli.

[389.] Xeres (la colonia romana d'Asta Regia) non è lontana da Cadice che due leghe; nel sedicesimo secolo era un granaio del paese, ed oggi è noto il vino Xeres a tutte le nazioni Europee (Lud. Nonii Hispania: c. 13, p. 54-56, opera esattissima e concisa). D'Anville (Etats de l'Europe, etc. p. 154).

[390.] Id sane infortunii regibus pedem ex acie referentibus saepe contingit. (Ben-Hazil di Granata, in Bibl. arabico-hispana, t. II, p. 323). Alcuni Spagnuoli creduli pensano che Rodrigo riposasse in una cella d'un Eremita; altri dicono che fu chiuso vivo in una botte piena di serpenti, e che esclamò con grido lamentevole: «Sono straziato nella parte ove tanto peccai!» (Don Chisciotte, part. II, l. III, c. I).

[391.] Il sig. Swinburne ha speso settantadue ore e mezzo per andare sopra le mule da Cordova a Toledo per la via più breve. Debbe abbisognare più tempo alle mosse lente e deviate d'un esercito. Attraversarono gli Arabi la provincia della Mancia, divenuta pei lettori di tutte le nazioni una terra classica sotto la penna di Cervantes.

[392.] Nonio (Hispania, c. 59, p. 181-186) descrive in pochi tratti le antichità di Toledo, la quale nel tempo delle guerre puniche era urbs parva, ed urbs regia nel sedicesimo secolo. Egli prende in prestito da Rodrigo il fatale palatium dei ritratti moreschi; ma modestamente accenna che altro non era che un Anfiteatro romano.

[393.] Rodrigo di Toledo (Hist. Arab., c. 9, p. 17, ad calcem Elmacin) descrive questa tavola di smeraldo, e si fonda sull'autorità di Medinat-Almeyda, del quale ci dà il nome in lettere arabiche. Par che conosca gli autori Musulmani; ma non posso convenire col sig. di Guignes (Hist. des Huns, t. I, p. 350) che abbia letto e copiato Novairi, perchè morì un secolo prima che Novairi componesse la sua storia. Questo sbaglio nasce da un errore anche più goffo: il sig. di Guignes confonde lo storico Rodrigo Ximenes, arcivescovo di Toledo nel secolo tredicesimo, col cardinale Ximenes che governò la Spagna nel principio del secolo sedicesimo, e che ha esercitato i pennelli della storia, ma non li ha maneggiati giammai.

[394.] Avrebbe potuto Tarik incidere su l'ultima rocca quel verso vanaglorioso di Regnard e dei suoi compagni nell'estremità della Lapponia: Hic tandem stetimus, nobis ubi defuit orbis.

[395.] Questo fu l'argomento del traditore Oppas; e i Capi a cui si diresse non risposero già collo spirito di Pelagio: Omnis Hispania dudum sub uno regimine Gothorum, omnis exercitus Hispaniae in uno congregatus Ismaelitarum non valuit sustinere impetum. (Chron. Alphonsi regis, apud Pagi, t. III, p. 177).

[396.] D'Anville (Etats de l'Europe, p. 159) in poche parole, ma chiare, riferisce il risorgimento dei Goti nelle Asturie.

[397.] I legionari superstiti dopo la guerra de' Cantabri (Dione-Cassio, t. LIII, p. 720) furono collocati in questa metropoli della Lusitania, e forse della Spagna (submittit cui tota suos Hispania fasces). Nonio (Hispania, c. 31, p. 106-110) fa l'enumerazione degli antichi edifizii, ma la termina con queste parole: Urbs haec olim nobilissima ad magnam incolarum infrequentiam delapsa est et praeter priscae claritatis ruinas nihil ostendit.