[378.] In una conferenza disse Amrou, ad un principe Greco, che la lor religione era differente, e che questo dava giusto motivo alle liti tra fratelli (Ockley, Hist. of the Saracens, vol. I, p. 328).
[379.] Abulfeda, Annal. moslem., p. 78, vers. Reiske.
[380.] Il nome d'Andalusia vien dato dagli Arabi non solo alla provincia che ha questo nome al presente, ma a tutta la penisola di Spagna. (Geograph. nub., pag. 151; d'Herbelot, Bibl. orient., pag. 114, 115). Sembra che questo nome non derivi da Vandalusia, paese dei Vandali, come han detto alcuni autori (d'Anville, Etats de l'Europe, p. 146, 147 ec.). La vera etimologia par quella di Casiri che osserva che Handalusia significa in arabo la region dell'occidente, e così equivale all'Hesperia dei Greci (Bibl. arabico-hispana, t. II, p. 327, ec.).
[381.] Descrive il Mariana la caduta e il risorgimento della monarchia dei Goti (t. I, p. 238-260, l. VI, c. 19-26, l. VII, c. 1, 2). Lo stile di questo storico nella suo nobile opera (Historia de rebus Hispani, libri XXX, Aia 1733, 4 volumi in folio colla continuazione del Miniana) ha quasi il pregio e l'energia degli autori Romani classici, e dal duodecimo secolo in poi si può riposare sulle dottrine e sul giudizio che egli palesa. Ma questo Gesuita non era scevro dai pregiudizi del suo Ordine; come il suo rivale Buchanan, egli ammette e abbellisce le leggende nazionali più assurde. Trascura troppo la critica e la cronologia, e colla sua vivace immaginazione supplisce alle lacune dei monumenti storici. Queste lacune sono considerabili e frequentissime. Rodrigo di Toledo, primo storico Spagnuolo, viveva cinque secoli dopo la conquista degli Arabi: e quanto si sa dei tempi anteriori è ristretto in poche linee aridissime degli oscuri annali, o cronache, d'Isidoro di Badajoz e di Alfonso III re di Leone, da me trovati solamente negli annali del Pagi.
[382.] Lo stupro, dice Voltaire, è difficile a fare, come a provare. Si sarebbero mai collegati i vescovi per una fanciulla? (Hist. gener., c. 26). Questo argomento non è concludente in buona logica.
[383.] Sembra che nella storia di Cava, il Mariana (l. VI, c. 21, pag. 241, 242) voglia gareggiare col racconto che fa T. Livio nella storia di Lucrezia. Ad esempio degli antichi, cita rare volte gli autori, e la testimonianza più antica indicata dal Baronio (Annal. eccles., A. D. 715, n. 19) quella è di Luca Tudense, diacono di Galizia, del secolo tredicesimo il quale dice solamente Cava quam pro concubina utebatur.
[384.] Gli orientali Elmacin, Abulfaragio ed Abulfeda trapassano in silenzio la conquista della Spagna, o appena appena ne fan motto. Il testo di Novairi e degli altri scrittori Arabi si trova, con qualche mistura, nella storia dell'Affrica e della Spagna sotto la dominazion degli Arabi (Parigi 1765, 3 vol. in 12, t. I, p. 55-114), scritta dal signor de Cardonne, e in modo più conciso nella storia degli Unni (t. I, p. 347-350) del signor de Guignes. Il bibliotecario dell'Escurial non ha risposto alla mia aspettazione, eppure sembra che abbia attentamente rifrustati i materiali confusi che sono sotto la sua custodia. Alcuni frammenti preziosi del genuino Razis (che scrisse in Cordova l'anno dell'Egira 300), di Ben-Hazil, etc. dan lume alla storia della conquista di Spagna (V. Bibl. Arabico-Hispana, t. II, p. 32-105, 106-182, 252-319, 332). Il dotto Pagi ha fatto suo pro delle cognizioni che aveva il suo amico abate di Longuerne sulla letteratura degli Arabi, e molto mi giovarono le lor fatiche.
[385.] Uno sbaglio di Rodrigo di Toledo, nel paragone che ha fatto degli anni lunari dell'Egira cogli anni giuliani dell'Era di Cesare, condusse il Baronio, il Mariana e la turba degli storici Spagnuoli a porre la prima invasion degli Arabi nell'anno 713, e la battaglia di Cheres nel novembre 714. Questo anacronismo di tre anni fu scoperto dai cronologi moderni, e soprattutto dal Pagi (Critica, t. III, p. 169-171, 174), che hanno indicato la vera data della rivoluzione. Il sig. Cardonne, versato nella letteratura degli Arabi e che per altro ammise l'antico errore, ha palesato in questo proposito una ignoranza o una negligenza inescusabile.
[386.] Il primo anno dell'Era di Cesare, seguìta dalla legge e dal popolo di Spagna sino al secolo decimoquarto, è di trent'otto anni anteriore alla nascita di Gesù Cristo. Parmi che si riporti alla pace generale per mare e per terra che rassodò il potere e la divisione dei Triumviri (Dione-Cassio, l. XLVIII, p. 547, 553; Appiano De bell. civ., l. I, p. 1054 ediz. in folio). La Spagna era una delle province sottomesse a Cesare Ottaviano, e Tarragona, che innalzò il primo tempio in onore d'Augusto (Tacito, Annal., 1, 78), potè apprendere dagli orientali questa specie d'adulazione.
[387.] Il padre Labat (Voyages en Espagne et en Italie, t. I, pag. 207-217) parla col suo brio ordinario della strada del Cantone e del vecchio castello del conte Giuliano, come pure dei tesori nascosti ec., a cui prestan fede i superstiziosi Spagnuoli.