[368.] Ockley (Hist. of the Saracens, vol. II, p. 129, 130) parla della fondazione di Cairoan, e Leone l'Affricano (fol. 75), Marmol (t. II, p. 532) e Shaw (p. 115) parlano della situazione della moschea ec.

[369.] Bene spesso gli autori han commesso un enorme sbaglio per una piccola somiglianza di nome, confondendo la Cirene dei Greci col Cairoan degli Arabi, due città lontane mille miglia l'una dell'altra. Non evitò quest'errore il grande de Thou, errore tanto meno scusabile in quanto si trova in una descrizion dell'Affrica accuratamente da lui elaborata (Hist. l. VII, c. 2, in t. I, p. 240 ediz. di Buckley).

[370.] Oltre le cronache arabe d'Abulfeda, d'Elmacin, e d'Abulfaragio pel settantesimoterzo anno dell'Egira, si possono consultare d'Herbelot (Bibl. orient. p. 7) ed Ockley (Hist. of the Saracens, vol. II, p. 339-349). Ockley riferisce in modo patetico l'ultimo colloquio d'Abdallah e di sua madre, ma dimenticò un effetto fisico del dolore da lei provato alla morte del figlio: il ritorno cioè, e le funeste conseguenze dei suoi mestrui in età di novant'anni.

[371.] Λεοντιος.... απαντα τα Ρωμαικα εξωπλισς πλοιμα ςτρατηγον τε επ’αυτοις Ιωαννην τον Πατρικιον εμπειρον των πολεμιων προχετρισαμενος προς Καρχηδονα κατα των Σαρακηνων εξεπεμψεν Leonzio.... imbarcò tutte le forze romane, ed eletto per capitano di quelle il patrizio Giovanni pratico di guerra lo spedì a Cartagine contro de' Saraceni (Niceforo, Constantinop. Breviar. p. 28). Il patriarca di Costantinopoli e Teofane (Chronogr. p. 309) hanno in poche parole rammentato quest'ultimo tentativo per soccorrer l'Affrica. Il Pagi (Critica t. III, p. 129-141) ha stabilita la Cronologia, confrontando esattamente gli storici Arabi e Bizantini che sovente si contraddicono per le epoche e pei fatti. V. pure una nota d'Ockley (p. 121).

[372.] Dove s'erano ridotti i nobili Romani e i Goti: e di poi, i Romani fuggirono e i Goti lasciarono Cartagine (Leone l'Affricano, fol. 72). Non so da quale scrittore Arabo abbia tolto questo fatto relativo ai Goti: ma questo nuovo ragguaglio è tanto importante e verosimile che mi basta la più piccola autorità per ammetterlo.

[373.] Questo Commendatore è chiamato da Niceforo βασιλεως Σαρακηνων re dei Saraceni definizione un po' vaga, ma esatta abbastanza, delle incombenze del Califfo. Teofane usa la strana denominazione di Προτοσυμβολος Protosimbolo, che Goar, suo interprete, applica al Vizir Azem. Forse attribuivano giustamente al ministro piuttosto che al principe l'uficio attivo; ma dimenticarono che i califfi Ommiadi non aveano che un Cateb, o segretario; e che non fu rimessa o istituita la dignità di Visir, se non che l'anno 132 dell'Egira (d'Herbelot p. 912).

[374.] Solino (l. XXVII, p. 36 ediz. Salmasio) dice che la Cartagine di Didone ha sussistito seicento settantasette, o settecento trentasette anni. Queste due versioni dipendono dalla differenza dei manoscritti e delle edizioni (Salmas. Plinian., exercit., t. I, pag. 228). Il primo di questi computi, che ne porta la fondazione a ottocentoventitre anni avanti Gesù Cristo, s'accorda meglio colla testimonianza ben pesata di Velleio Patercolo; ma i nostri cronologisti (Marsham, Canon. chron., p. 398) preferiscono l'ultimo conto, che par loro più conforme agli annali degli Ebrei e de' Tiri.

[375.] Leone l'Affricano, fol. 71; Marmol. t. II, p. 415-447: Shaw, p. 80.

[376.] Si ponno distinguere quattro epoche nella Storia del nome di Barbaro: 1. al tempo di Omero, quando i Greci o gli abitanti della costa asiatica usavano forse un idioma comune, il suono imitativo di barbar divenne un nome che si dava alle tribù più rozze, che aveano più ingrata pronunzia e più difettosa grammatica. Καρες βαρβαροφωνοι I Carii di barbaro accento (Iliade 2, 567, con lo Scoliaste d'Oxford, con le note di Clarke e col Tesoro greco di Enrico Stefano t. I, pag. 720). 2. Sin dai tempi d'Erodoto almeno, fu applicato a tutte le nazioni straniere alla lingua e al nome dei Greci. 3. Nel secolo di Plauto i Romani si sottomisero a questo insulto (Pompeo Festo l. II, pag. 48 ediz. del Dacier), e si davano da sè il nome di Barbari. Vennero a poco a poco nella pretensione che non convenisse questo titolo all'Italia, e alle province che aveano assoggettate; e infine non lo diedero che ai popoli selvaggi, od ai nemici che stavano fuori del precinto dell'impero. 4. Conveniva ai Mori in tutti i sensi. I conquistatori Arabi presero questa parola dalla lingua dei Romani stanziati nelle province, ed è poi divenuto un nome locale pei popoli che vivono lungo la costa settentrionale dell'Affrica nomata Barbaria.

[377.] Il primo libro di Leone Affricano, e le Osservazioni del dottor Shaw (p. 220, 223, 227, 247 ec.) schiarirono assai le tribù erranti della Barbaria che dagli Arabi o dai Mori discendono. Ma lo Shaw s'era tenuto a una rispettosa distanza da quei Selvaggi, e pare che Leone, prigioniero a Roma, dimenticasse in Italia quel che sapeva della letteratura Araba, mentre acquistava qualche cognizione di quella dei Greci e dei Romani. Ha commesso gran numero d'errori grossolani nella prima parte dell'istoria Maomettana.